
In un articolo di grande equilibrio pubblicato sul Corriere, Ernesto Galli della Loggia si chiede come, il prossimo 27 gennaio, si potrà affrontare in modo dignitoso il Giorno della Memoria dedicato al ricordo delle vittime della Shoah.
Premetto, per onestà e chiarezza, di essere sempre stato contrario a quella ricorrenza, perché la ritengo una fiera dell’ipocrisia: alcuni personaggi pubblici salmodiano compunti giaculatorie buoniste ripetute da anni che, invece di coinvolgere, purtroppo annoiano.
Ugualmente, nelle scuole, gli studenti ascoltano distrattamente i fervorini dei professori e — fino a qualche anno fa — incontravano i pochi testimoni ancora in vita, reduci dai lager, ormai quasi tutti scomparsi.
Non mancheranno, come di consueto, qualche elzeviro ben scritto sui quotidiani nazionali e la solita invasione di film sull’argomento in tutti i canali televisivi.
Questo sarebbe quanto facilmente prevedibile, ma il 7 ottobre ha imposto una cesura.
Molti personaggi pubblici hanno assunto posizioni al limite, e alcuni hanno persino adombrato un’equiparazione tra Israele — e, peggio ancora, gli ebrei — e i nazisti.
Sui social sono apparsi video di insegnanti che esponevano chiaramente il loro giudizio senza appello nei confronti degli israeliani (non solo di Israele e del suo governo).
Artisti e intellettuali non hanno fatto mancare i loro severi giudizi, partecipando a marce che tentavano di raggiungere luoghi di culto ebraico.
Dalle università ai supermercati sono stati annunciati boicottaggi, e a molti professori, giornalisti e conferenzieri ebrei è stato impedito di parlare in pubblico.

Non è ammissibile che la prossima Giornata della Memoria diventi una sorta di zona franca nella quale tutto quanto è stato detto sinora venga messo da parte per ventiquattr’ore, e che molte delle persone coinvolte in certi atteggiamenti — e che hanno abusato della parola genocidio — abbiano il coraggio di proferire parola solo perché quei sei milioni di ebrei sono morti da oltre ottant’anni, quasi sorvolando su quelli trucidati in modo barbaro il 7 ottobre 2023.
Vedremo come si comporteranno le autorità e come intenderà affrontare la questione l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.
Personalmente mi permetto di ribadire un concetto che Primo Levi ha espresso più volte e che George Santayana ha felicemente sintetizzato:
“Chi non conosce la storia è destinato a ripeterla.”
La Shoah non riguarda solo gli ebrei, ma l’intera umanità, e nessuno può garantire se un giorno ci troveremo tra le vittime o tra i carnefici.
Questo dovrebbe essere il senso autentico della Giornata della Memoria: non la pedissequa rievocazione dei campi di sterminio, ma un altolà rivolto alle giovani generazioni affinché mai più si superino i limiti dell’umanità.
Per questo, bisognerebbe abolire la manifestazione e sostituirla con lo studio obbligatorio della Shoah nell’ambito dei corsi di storia nelle scuole superiori.
La spettacolarizzazione incolta degli eventi ci ha portato a questo passo angusto: sarebbe ora di dire basta.
Se ti è piaciuto o se non ti è piaciuto questo articolo, scrivilo nei commenti.

InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico come di seguito specificato oppure cliccando sui pulsanti che vedi, scegliendo l’opzione che più preferisci. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.
Grazie per il vostro supporto!
Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con Causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.
Codice Iban: IT55A0306909606100000404908



Scopri di più da InOltre
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Questo post l’ho scritto un po’ più di 16 anni fa.
C’ERA UNA VOLTA LA GIORNATA DELLA MEMORIA
C’era una volta la memoria. La memoria di un evento indicibile. La memoria di un evento talmente inimmaginabile che persino che riusciva a sfuggire e a darne testimonianza, mentre stava accadendo, non veniva creduto. E per non lasciare che la memoria di ciò che la specie umana era riuscita a perpetrare rischiasse di andare perduta, qualcuno ha pensato di istituire una “Giornata della memoria”. Una volta.
Poi … poi è accaduto ciò che spesso accade, quando si ha a che fare con questa tematica. Con l’ebraismo, intendo dire. Con gli ebrei, per la precisione. È successo che qualcuno, da subito, si è sentito disturbato dall’idea che ci si occupasse degli ebrei. Che ci se ne occupasse non per farli fuori, non per accusarli di ogni sorta di nefandezze, non per demonizzarli, bensì per ricordare che dopo millenni di persecuzioni diffuse e generalizzate e punteggiate da un discreto numero di stermini di massa e da un immenso numero di stermini “minori”, si era infine arrivati a programmarne lo sterminio totale, e ad avviare con buoni risultati l’esecuzione del programma. Il primo passo fatto per boicottare la neo-istituita giornata della memoria è stato il tentativo di allargare la commemorazione ad altre vittime. Il secondo, e tuttora in corso, è stato molto più infame, più subdolo, più vigliacco, più ipocrita, più osceno: è stato un totale ribaltamento – di quei ribaltamenti a cui gli antisemiti da lunga data ci hanno abituati – dell’intero panorama. Hanno inventato, gli antisemiti, la storia delle “vittime che si sono fatte carnefici”. Hanno inventato “i nuovi nazisti”. Hanno inventato “l’olocausto del popolo palestinese” – un popolo che in sessant’anni di ininterrotto olocausto, sterminio, genocidio, si è quasi decuplicato, ma chi sta a badare a questi dettagli? E hanno scippato la giornata della memoria: vanno lì, ora, alle manifestazioni commemorative, a spremere la loro brava lacrimuccia. Ci vanno nell’illusione che ciò basti a ingannarci. Ci vanno nell’illusione di ricostruirsi, con ciò, una verginità. Ci vanno per sentirsi poi tranquilli con la propria coscienza quando, dopo avere pianto per gli ebrei morti, latrano come cani rabbiosi quando gli ebrei vivi tentano disperatamente di restare vivi resistendo al rinnovato progetto di sterminio, strepitano come vergini violate quando gli ebrei vivi mostrano di voler davvero tenere fede al “mai più come pecore al macello”. Si ha veramente l’impressione che a costoro piaccia talmente tanto commemorare l’olocausto, da prodigare ogni aiuto e ogni sostegno, materiale e morale, a coloro che stanno progettando e tentando di metterli in condizione di poterne presto commemorare due. Per questo mi auguro di poter dire al più presto possibile “C’era una volta la giornata della memoria”, per non dover più fornire, coi nostri morti e col nostro dolore, un alibi ai peggiori sentimenti che l’animo umano possa albergare: anche in questo campo è davvero arrivato il momento di giurare, solennemente, MAI PIÙ.
La giornata della memoria era stata istituita per “non dimenticare”…mi sembra che con l’antisemitismo dilagante in Italia e in Europa, non sia più in discussione che abbiamo non soltanto dimenticato ma addirittura approvato che quanto accaduto all’epoca sia una giusta punizione anticipata in funzione del
futuro. Sono d’accordo, andrebbe abolita e al suo posto metterei la giornata di Hamas così magari fra 80 anni qualcuno si sveglierà e li cancellerà dalla storia come fatto con l’Olocausto (ironia)