

«Deve ricordare chi è e chi ha scelto di essere, e il significato di quello che sta facendo. Ci sono guerre, sconfitte e vittorie della razza umana che non sono di natura militare e non vengono registrate negli annali della storia. Se ne ricordi al momento di fare la sua scelta». Queste parole, profetiche e miliari, sono pronunciate da William Stoner, il protagonista che col proprio cognome dà il titolo all’omonimo romanzo di John Williams, appunto Stoner, pubblicato per la prima volta ormai cinquant’anni fa, nel 1965, ed edito in Italia da Fazi.

Stoner ormai può essere catalogato fra i classici della narrativa contemporanea, perché nonostante il tempo trascorso dalla sua prima pubblicazione, non è assolutamente invecchiato. Ci troviamo fra le mani un romanzo con un protagonista indimenticabile, che veicola un messaggio universale e contemporaneo. Una vita comune, quasi qualunque, con pochi picchi verso l’alto e qualche inesorabile caduta, ma nonostante ciò (o forse proprio per questo) affascinante e memorabile.
Dalla prima pagina, Stoner ci viene presentato come un uomo dalla vita piatta e desolata. Nasce in una fattoria, figlio unico di due poveri contadini. Svolge lo stesso lavoro per tutta la vita: professore universitario di lingua e letteratura inglese. Per quasi quarant’anni vive infelicemente sposato alla stessa donna, da cui ha un’unica figlia che ama profondamente ma con cui non riesce ad instaurare un vero rapporto.
Eppure, da questa arida materia, John Williams riesce a tirare fuori un romanzo e un protagonista dirompente, una storia che racconta il lato più profondo e straziante dell’umanità. Conosciamo William Stoner ragazzo, studente della facoltà di agraria. E poi lo seguiamo nella scoperta di quella che sarà la passione che lo accompagnerà per il resto della vita: la letteratura. Un amore nato quasi per caso, che lo spingerà a diventare insegnante. Stoner svolgerà questo mestiere con rigore e onestà per tutta la sua esistenza, anche a discapito della propria carriera.
Ovviamente la forza di Stoner come personaggio e protagonista positivo si regge su due grandi antagonisti, Edith e Lomax, le due nemesi negative della storia. Edith è la moglie di William. Da subito si comprende che il loro sarà un matrimonio fallimentare. A causa di un trauma pregresso mai chiarito, Edith renderà la vita del marito impossibile, minando il rapporto che intrattiene con la figlia. Lomax è un collega universitario, che a causa di un incomprensione, non permetterà a Stoner di fare carriera, ma lo relegherà a una posizione di poco valore.
Eppure il nostro protagonista attraversa il tempo, le guerre, la crisi finanziaria e questi antagonisti, restando fermo, nel suo ufficio dell’università di Columbia, immobile e stoico come una pietra. Quasi fosse indifferente alla sua stessa esistenza. Solo raramente si desta dal suo torpore, per esempio quando scopre l’amore grazie a una relazione extraconiugale con un’allieva.
Un romanzo in cui non ci sono grandi accadimenti, ma che riesce comunque ad appassionare il lettore, per la scrittura sofisticata ed elegante, e probabilmente perché ci pone di fronte al più insondabile dei quesiti: cosa dà valore e dignità alla nostra vita?
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Grazie per questa iniziativa.
Serve una guida accorta nella selva di pubblicazioni contemporanee inutili, se non dannose (almeno al portafoglio).
D’altronde leggo che Stoner fu pubblicato nel 1965, periodo limite per scritture godibili, dopo il quale mi sono quasi sempre imbattuta nel vuoto cosmico. Alcuni saggi contemporanei si salvano, ma la narrativa ha esaurito i temi e la capacità di rappresentarli.
Grazie ancora.