2 pensieri su “Una società che cura sé stessa solo con l’indignazione”

  1. Grazie, Daniela. Come sempre, eleganti i tuoi commenti.
    La distinzione tra meccanismo e ritratto è il punto a cui tengo di più.
    Sulla selettività sono d’accordo, ma la vedo come l’altra faccia dell’eccesso più che come un’alternativa. Una morale che non costa niente diventa identità, e un’identità ha bisogno di un fuori. Per questo l’indignazione vede solo i peccati degli altri: chi si indigna contro la propria parte rischia di ritrovarsi fuori. L’algoritmo, che vive di nemici, fa il resto. Mi pare che Grau ci arrivi vicino quando parla di “tolleranza di parte”, quella per cui “si è aperti a tutto, tranne che a coloro che non vogliono essere aperti”.
    Quanto alla coerenza, è la vecchia storia della pagliuzza e della trave. Ed è forse l’unica morale che costa ancora qualcosa, l’esatto contrario della morale dei sazi.

  2. Premetto di non aver letto il libro di Grau e di avere difficoltà a procurarmelo, quindi il mio commento riguarda la recensione e non l’opera.
    Mi ha convinto soprattutto la distinzione tra meccanismo e ritratto. L’ idea che l’ipermoralità sia ciò che la morale diventa quando il cibo è garantito mi pare feconda, perché quando la morale non costa più nulla smette di essere un vincolo e diventa identità, e l’ indignazione diventa il modo più economico di appartenere a un gruppo.
    Aggiungerei però una cautela. Il problema, secondo me, non è tanto l’ eccesso di indignazione quanto la sua selettività. Una morale che condanna con zelo i peccati altrui e distoglie lo sguardo dai propri non è troppa morale, ma una morale sequestrata, ridotta a segno di appartenenza. E questa incoerenza, più del moralismo in sé, ne corrode la credibilità.
    Trovo poi molto convincente il passaggio, che la recensione sviluppa, dai media all’algoritmo, secondo cui il formato sopravvive ai contenuti perché non gli serve una morale, ma gli serve un nemico.
    Quanto alla trappola finale, indignarsi contro gli indignati, riconoscerla è già un buon antidoto. Forse l’ altro è la coerenza, cioè applicare a sé la severità che si riserva agli altri, e leggere, come suggerisce Grau, per capire e non per indignarsi.

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