2 pensieri su “L’accordo di Trump non abbassa i prezzi del gasolio. Colpisce solo Zelensky”

  1. Ho letto con grande attenzione il suo articolo, che ritengo tra le analisi più lucide e realistiche apparse in queste ore. Lei mette a fuoco con precisione il nodo cruciale, ovvero il cortocircuito tra i calcoli elettorali di Donald Trump, la sua narrazione della pace attraverso gli affari e il rischio reale di una normalizzazione di Mosca pagata a caro prezzo da Kiev. Il passaggio sulla capacità di raffinazione europea è particolarmente stringente, poiché i dati e il parallelo con il Giappone offrono argomenti difficilmente confutabili.
    Mi permetto soltanto di aggiungere una sfumatura riguardo alla sua lettura delle intenzioni della Casa Bianca. Pur riconoscendo il valore di questa chiave di lettura, ritengo utile considerare anche altri punti di vista.
    Dietro la mossa sul diesel si muovono calcoli di mercato, pressioni della lobby energetica e dinamiche interne americane, che compongono un intreccio decisamente più articolato. Allo stesso modo, l’ idea che il ritorno del diesel russo sia del tutto irrilevante per i prezzi regge perfettamente nel medio periodo, ma rischia di sottovalutare gli strappi di breve termine e le asimmetrie regionali.
    Quanto all’ ipotesi di un sostegno occidentale pieno e convinto, in grado di ribaltare le sorti del conflitto, tocchiamo, secondo me, il vero nervo scoperto. Ci troviamo infatti di fronte a un’ Unione Europea ormai prigioniera delle proprie lentezze e timidezze strategiche, a cominciare dal dossier sull’ adesione di Kiev all’ UE o persino alla NATO. La realtà è cruda, perché se si sceglie di sostenere fino in fondo una nazione, bisogna avere il coraggio di correre rischi calcolati, senza rifugiarsi nella tattica del piccolo cabotaggio.
    La ringrazio per aver sollevato la questione con straordinaria chiarezza

  2. Purtroppo niente una volta di più di nuovo sotto il sole. Solita solfa: Trump crea un problema e nel tentativo di risolverlo ne crea un altro, in una catena orami assai lunga. Con l’additivo di addossare la colpa a terzi.
    Ad un dipresso dalle midterm pare stia ingenerando nervosismi anche all’interno dei repubblicani, per una serie di eventi/mosse/decisioni/dichiarazioni che sembrano infettare il suo potere coercitivo anche nei confronti di chi sino ad ora lo stava sostenendo.
    Non da ultimo, pare che i recenti attacchi ucraini alle infrastrutture di Yandex abbiano determinato un significativo calo di supporto informativo pro-Trump, il che accresce il sospetto, per non dire di più, di ingerenze esterne nelle prossime votazioni.
    Che Trump si sia dato la zappa sui piedi nel colloquiare una volta ancora con Putin? Peraltro, con quale risultato? pare nessuno. Come ha scritto Giorgio Provinciali “forse sarebbe meglio chel’Ucraina continuasse a colpire le raffinerie rusee piuttosto che i centri nevralgici di Yandex”… un effetto domino assai controproducente per i propri interessi di sopravvivenza politica, ad un dipresso dalle midterm. Che sia la volta buona? Me lo auguro con tutto me stesso.

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