

Il dado è tratto. Il 22-23 marzo si voterà sulla riforma dell’ordinamento giudiziario, più conosciuta come “separazione delle carriere” (che ne è solo un punto, ancorché pregiudiziale). Già si odono i rintocchi delle campane a morto dei mietitori di firme per un referendum già approvato dalla Cassazione. Alzeranno un polverone mediatico che durerà lo spazio di un mattino.
Ma non tutti i mali vengono per nuocere. Ad esempio, la senatrice pentastellata Barbara Floridia, addirittura presidente della Commissione Vigilanza Rai, potrà finalmente colmare la sua abissale ignoranza. Apprenderà, infatti, che quella raccolta di firme non riguarda un referendum abrogativo, vietato dalla Carta per una legge costituzionale (art. 75).
Da qui in avanti il gioco si farà ancora più duro. C’è un solo modo per contrastare la ripetizione ossessiva delle menzogne di chi si oppone alla riforma: una ripetizione ossessiva delle sue verità testuali. Chi scrive, se la redazione di InOltre sarà d’accordo, si impegna a dare nelle prossime settimane un piccolo contributo in questo senso, con note conoscitive chiare e senza fronzoli.
Per ora, e per dare un’idea di come si stia già giocando sporco, mi limito a segnalare una curiosa, discutibile e grottesca vicenda che tocca la mia terra natia, la Puglia (a cui sono ancora molto affezionato).
Proprio oggi (ieri per chi legge) inizia, promosso dalla sezione di Trani dell’Unione dei giuristi cattolici italiani, un ciclo di incontri per capire cosa pensano i cittadini sulla “riforma della giustizia”. L’aspetto curioso è che a tutti gli incontri partecipano solo magistrati dichiaratamente ostili alla riforma. La mancanza di contraddittorio non è elegante, ma ci può anche stare.
L’aspetto discutibile, invece, è che tutti gli incontri si terranno in una parrocchia o in una chiesa (di Trani stessa, Barletta, Molfetta, Bisceglie, Terlizzi). Non so se per cercare anche l’appoggio dello Spirito Santo al No, ma il presidente della Cei, cardinal Zuppi, dovrebbe saperne di più.
L’aspetto grottesco, infine, è perfino esilarante. Perché la separazione delle carriere esiste nell’ordinamento giudiziario del Vaticano dal 2020, dove è netta la separazione fra magistratura giudicante e inquirente, con un capo autonomo per l’Ufficio del promotore di giustizia, la Procura, ben distinto da quello riguardante il Tribunale.
Anche Papa Francesco ha fatto cose buone.

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Ci spetta un bimestre ricco di situazioni grottesche!! Nei giorni scorsi il coro del NO sembra abbia assoldato un imam di Torino, Brahim Baya vicino al più famoso Hannoun e noto per le sue posizioni filo Hamas, che al grido “governo islamofobico” incita per il NO. I prossimi ad essere assoldati saranno gli Ayatollah freschi esuli…
Grazie Michele per la lucidità, efficacia e sintesi.
Mi permetto: “….Papa Francesco ha fatto “anche” cose buone.”