16 pensieri su “Quando il vecchio femminismo fu messo in cantina per fare spazio al narcisismo morale

  1. Che dire?? COMPLIMENTI per la precisa ricostruzione, speriamo che si riesca a far aprire gli occhi a molti e molte che dormono placidi!!

  2. Raramente ho letto un articolo così ben fatto, documentato e approfondito come questo.
    Da diffondere il più possibile.
    Bravisdima, Alessandra!
    Riccardo

  3. Cara Alessandra, l’ipotesi che vi sia stato un colpo di mano nel 2017 e non un processo evolutivo può reggere solo rimuovendo fatti come la lettera “Dear Colleagues” di Obama nel 2011 (inizio della caccia alle streghe nelle università) e la Convenzione di Istanbul ratificata all’unanimità nel 2014: se conosci il testo ricorderai che si punta esplicitamente alla “equità” (“substantive equality” contrapposta a quella unicamente legale) e si parla persino di misure speciali che non saranno ritenute discriminatorie (art 4 comma 4 se ricordo bene).

    1. Credo che nell’articolo sia ben chiaro che il processo parte addirittura negli anni’90 e che il trumpismo emerge in risposta al dilagare del fenomeno durante i mandati di Obama.
      Il colpo di mano è solo relativo al femminismo intersezionale. Prima di allora esisteva e si stava diffondendo ma non aveva il controllo. La Marcia delle donne del gennaio 2017 è uno spartiacque. Diciamo poi che se Trump era la risposta al Woke, la risposta al trumpismo fu un acuirsi maggiore del fenomeno: Me Too, BLM, Antifa, fino all’assalto alle città dell’estate 2020. Fenomeno che a sua volta nutriva la reazione a destra con Maga, QAnon, Proud Boys, Oath Keepers ecc. che a sua volta condusse all’assalto a Capitol Hill. Ho una grande simpatia umana per Obama ma i suoi mandati sono stati micidiali (per non parlare della sua politica estera).

      1. Il motore della politica “femminista” di Obama non è stato Obama, dei dettagli di quelle cose se ne occupava Joe Biden, notorio per la sua retorica incendiaria. Ironicamente ora che è proprio Biden al potere si nota molto meno questa sua tendenza perché è rincintrullito.

        Un bel po’ di controllo ce l’avevano eccome, in Europa: “substantive equality” (ovvero transizione dall’uguaglianza all’equità) nella Convenzione di Istanbul l’hanno messo, così come altro: riferimento assai alle donne migranti con parole intersezionali (mi pare proprio che ci sia addirittura la parola “intersezione” o “intersezionale” nella Convenzione).

        Inoltre faccio pure notare che la transizione dall’uguaglianza all’equità non è farina del sacco dei woke e delle femministe intersezionali: è il femminismo della differenza che non vuole l’uguaglianza ma l’equità, e che è stato il primo a spinger ein quella direzione.

        Malgrado la tua indubbia preparazione generale ho come la sensazione che devi ancora scoprire quanto è profonda la tana del Bianconiglio…

      2. Ottimo articolo
        Suggerisco che bisogni quantomeno tornare a Foucault e la sua divulgazione in USA, ma io le propongo la lettura o rilettura della Macchia Umana di Philip Roth – The Human Stain
        E’ del 2000 e i temi ci sono tutti.

      3. Complimenti per l’articolo. Anch’io dormivo, eprofondamente. Sto cominciando ad aprire gli occhi finalmente e quello che vedo non mi piace per niente

  4. Sempre più ammirata dei suoi pezzi, sono due anni che seguo le attiviste femministe intersezionali sui social, uno studio antropologico il mio con la curiosità di vecchia femminista irritata da tanta confusa propaganda, ora con lei ho capito tanto forse tutto?

    1. Grazie. Io invece non avevo capito niente. Cascavo dal pero. Mi ci sono dovuta mettere d’impegno e studiarne i passaggi per capire che cosa era successo.
      Per me è ora fondamentale che molte donne si rendano conto che c’è stata un’appropriazione indebita.

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