

Leggendo un editoriale di Antonio Polito sul Corsera, che a me è sembrato uno straordinario manifesto politico, non si può fare a meno di pensare alla miseria umana e morale del profilo del “collaborazionista”.

Se la Russia sta faticando a conseguire i suoi obiettivi sul campo di battaglia, soprattutto grazie al sacrificio e alla schiena dritta degli ucraini, sul piano della guerra ibrida e dell’infiltrazione nel dibattito pubblico italiano il putinismo, che ora si gode il suo nuovo sciocco alleato americano, può decisamente lucidarsi le medaglie.
Il tentativo di erodere il modello di convivenza europeo-occidentale – un sistema certamente imperfetto, ma fondato su pluralismo, diritti individuali, istituzioni aperte e responsabilità democratica – non si regge soltanto sulla pressione esterna dell’asse Trump-Putin. Si alimenta anche della complicità interna di quelli che contestano le regole, accusano il “sistema” di ogni limite personale, proclamano la fine dell’Occidente mentre continuano a beneficiarne ogni giorno.
Non rinunciano alla libertà di parola che permette loro di insultare la democrazia; non rinunciano alla protezione giuridica che li difende quando oltrepassano il confine del buon senso; non rinunciano alla sicurezza economica, alla circolazione, ai diritti fondamentali che l’ordine liberale garantisce. Semplicemente lo disprezzano mentre lo consumano.
È un paradosso solo apparente: chi non ha né idee proprie né valori saldi ripiega nella tentazione di demolire ciò che esiste. L’attacco al modello europeo non avviene dunque solo dall’esterno, ma attraverso questa rete di individualismi risentiti che si accontentano di fare da cassa di risonanza a chi quell’alternativa vuole imporla dall’alto, con la forza, l’autoritarismo e la manipolazione informativa.
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Chi insulta la democrazia sono quei personaggi frustrati che ambiscono a un ruolo di rilievo e sono pronti a inginocchiarsi al nuovo padrone pur di valere qualcosa. E odiano certe regole giuste per tutti.
Le dittature si formano e resistono anche in questo modo.
Concordo pienamente.
Infatti, è precisamente ciò che sostengo da anni: l’Europa è vittima della propaganda avviata in modo scientifico da Bannon, e pagata anche dai russi, almeno dal 2013 con le vicende di Cambridge Analytica. Inclusa la questione “russofona” del Donbass finanziata nel 2014 con valigette di banconote negli uffici londinesi di Bannon e Nix da misteriosi emissari di Lukoil… Una propaganda che ha messo a segno – oltre al successo dei partitucoli sovranisti in tutta Europa, passati dal 4% al 29% – exploit importanti e inattesi come la Brexit. Se si incrociano e sovrappongono negli anni azioni, interessi, moventi, si vede bene che il minimo comune multiplo di questo trend, e quindi il target, prima implicitamente, e ormai platealmente dichiarato come un manifesto nel National Security Strategy, è l’Europa politica ed economica, la sua democrazia liberale e il suo mercato. In questo nuovo ordine mondiale, che mi auguro sarà mitigato a breve dalle elezioni di Mid Term americane, e dalle successive politiche (la medicina delle democrazie per fortuna è la durata breve del potere), l’Europa è l’agnello sacrificale. Esattamente come ai tempi delle polis greche e dei satrapi persiani, la posta in gioco è la libertà individuale, la potenza di un sistema che se mette insieme 27 PIL diventa di nuovo il leader globale della civiltà, dell’invenzione, del diritto, ma che per la sua innata coscienza autocritica non riesce a rendere autonomi e coordinati alcuni asset strategici: la difesa, il fisco, la capacità decisionale del Consiglio.