1 ha pensato a “Vincere per governare: come Giorgia Meloni sta mettendo all’angolo Vannacci”

  1. Ho già visto un film del genere, a livello di elezioni amministrative, in una città di medie dimensioni. Una coalizione uscente di centro-destra moderato, sulla carta maggioritaria con ampio margine, sconfitta dalla sinistra grazie all’emorragia di voti provocata da candidati “alternativi” di destra. Questi ultimi, totalmente incuranti di “portare acqua al mulino” della loro controparte politica, hanno condotto per mesi e mesi una campagna di discredito totale del candidato di centro-destra moderato e dei partiti che lo sostenevano (nei quali loro stessi erano cresciuti e dichiaravano di identificarsi, persino contro le dichiarazioni ufficiali di partito). Loro unico mantra per molti mesi: demolire, per rivincite e visibilità personali. Non a caso usciti, poi, dai rispettivi partiti (di destra) e premiati dalla sinistra, una volta eletta, con posti di rilievo.
    Un film già visto e rivisto (il “fuoco amico”); un “gioco allo sfascio”, nel quale di solito vincono singoli individui e perde chi ha una visione. O vince l’opposizione.
    I social oggi sono letteralmente infarciti di “voterò Vannacci perché la Meloni mi ha deluso”, “voterò Vannacci perché lui farà quello che la Meloni aveva promesso e non ha fatto”. Tutti convinti ex-elettori di FDI o Lega.
    La Meloni può uscirne soltanto a una condizione: di riuscire ad erodere progressivamente questa base qualunquista, con qualsiasi argomento, che sia “solo vincendo si può governare”, oppure “in questo modo aprite la strada alla sinistra”. E di reggere in questo stillicidio da destra per molti e molti mesi. Chiunque abbia avuto responsabilità di governo, nazionale o locale, sa quanto logorante sia.
    È verissimo che Vannacci, con la sua risposta “a noi non interessano le poltrone” ha risposto ad una domanda che Meloni non aveva fatto. Complimenti Donatello per la sottile e profonda analisi sul piano comunicativo. Ma Meloni, purtroppo per lei, si rivolge ad un elettorato che non ha alcuna volontà, né a volte le capacità o il livello culturale (come capita anche a sx, con buona pace di Bonaccini) di comprendere la finezza mentale di questo ragionamento. Un elettorato che, al pari di quello di sx, ama più gli slogan che i ragionamenti. È quell’elettorato che si lascia convincere da chi “non è un politico di professione”, da chi “non vive di politica”, da chi “è un generale che parla pane al pane”; elettori che davanti a un “a noi non interessano le poltrone” si convincono sempre di più. E che di fronte al rischio di fare il gioco della sinistra rispondono “e vabbè, pazienza … muoia Sansone con tutti i filistei”, con l’inconscia certezza che, se vincerà la sinistra, per altri tot anni si potrà, se non altro, continuare a gridare allo scandalo, a vivere di slogan, a recitare la parte dei duri e puri all’opposizione. Insomma, altri anni a fare soltanto il partito di lotta. Solo slogan: molto più facile che non avere responsabilità di governo.

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