

Decine di migliaia di persone entrano a Ceuta mentre il Governo spagnolo nega avvisi e responsabilità. Ma documenti desecretati, informative preventive e un’indagine giudiziaria incrinano la versione del meteorite amministrativo. Il Parlamento europeo parla di immigrazione usata come arma ibrida; Madrid trova altri soggetti: Russia e Israele.
Il ministro dell’Interno spagnolo, Fernando Grande-Marlaska, ha spiegato ad agosto che «ci sono cose che succedono e non necessariamente deve esserci una responsabilità». Tsevan Rabtan, pseudonimo di un avvocato spagnolo molto seguito su X, ha subito tradotto la dottrina: era caduto un meteorite in Marocco e cinquantamila persone erano state scagliate fino a Ceuta, quello che gli anglosassoni chiamano un atto di Dio.
La cosa accaduta da sola, comunque, è questa: il 30 e il 31 luglio decine di migliaia di persone hanno attraversato irregolarmente la frontiera di una città spagnola di ottantaquattromila abitanti.
Il problema è che più passa il tempo, meno quell’evento somiglia a un meteorite. Il 28 luglio, due giorni prima, il Centro Nacional de Inmigración y Fronteras, l’organismo della Polizia che analizza i rischi migratori, valutava la possibilità di un salto massiccio della recinzione o di un attraversamento a nuoto e segnalava un eventuale allentamento del controllo marocchino come meccanismo di pressione politica.
Nel settembre del 2025, al corso internazionale che l’Accademia Generale Militare spagnola organizza ogni anno, due ricercatori dell’Università di Saragozza avevano descritto uno scenario ipotetico in cui il Marocco, evitando lo scontro armato, avrebbe presentato la situazione come un ingresso spontaneo e massiccio di immigrati irregolari, un’«invasione dissimulata» in zona grigia; il Ministero della Difesa ha pubblicato quel volume a giugno.
Non era un rapporto d’intelligence, era uno studio accademico e non prova nulla su quanto è successo in luglio. Prova però qualcos’altro, e non è poco: non sappiamo se il Governo sia stato avvertito nella forma dovuta, ma sappiamo che lo scenario oggi raccontato come imprevedibile era stato studiato, discusso e stampato dal suo stesso Ministero della Difesa prima che accadesse.
Infine, il 7 settembre, un’ordinanza della giudice María Tardón, del tribunale centrale spagnolo dell’Audiencia Nacional, raccoglie indizi di «guida attiva» dal lato marocchino e di obiettivi diversi da quelli migratori.
Quanto agli avvisi, il Governo prima li ha negati: il 4 agosto il ministro Marlaska assicurava che nessun servizio d’intelligence aveva segnalato alcunché. Poi, il 9 settembre, la Moncloa, sede della presidenza del Governo, ha desecretato quaranta documenti e la cronologia che ne emerge è un’altra.
Il 27 luglio la Delegazione del Governo a Ceuta, cioè la rappresentanza dello Stato centrale nella città, scrive ai servizi segreti spagnoli, il Centro Nacional de Inteligencia: siamo riuniti d’urgenza con l’amministrazione locale, la Polizia e la Guardia Civil «per la questione nuotatori».
Il 29, alle 13:52, il rappresentante del CNI a Ceuta avverte il gabinetto della Delegazione che sui social c’è un appello a un «assalto per recinzione e mare» per l’indomani, rilanciato da due gruppi che sommano centottantamila follower; un minuto dopo la stessa informazione va a un’unità d’informazione della Guardia Civil e, lo stesso giorno, il CNI trasmette una nota urgente anche alla DGST e alla DGED, i due servizi d’intelligence marocchini.
A quel punto la discussione non è più se ci fossero avvisi, ma chi li abbia ricevuti personalmente e attraverso quale canale, perché il delegato del Governo ha spiegato che la reazione sarebbe stata diversa se l’allerta del CNI fosse arrivata in una busta sigillata.
Lo scrittore spagnolo Daniel Gascón ne ha ricavato l’immagine esatta: chi mai potrebbe pensare che gridare «al fuoco» in un teatro significhi che in quel teatro c’è un incendio. I fatti esistono, ma per esistere amministrativamente hanno bisogno di un timbro.
Poi ci sono i numeri, che sono la parte comica. Marlaska aveva fissato gli ingressi a settantaduemila e i rientri a circa settantamila, dunque ne restavano duemila; poi sono diventati cinquemila; cinquanta giorni dopo, i giuristi specializzati in diritto degli stranieri consultati dalla stampa spagnola parlano di ventimila irregolari ancora a Ceuta e si comincia a chiedere seriamente se gli ingressi non siano stati più di ottantamila.
Uno Stato membro dell’Unione europea ha amministrato per cinquanta giorni una popolazione di cui non sa dire, nemmeno approssimativamente, quanto sia numerosa: sparito il soggetto, ha cominciato a vacillare anche il complemento oggetto.
Eppure questo Governo i soggetti li sa trovare benissimo. Il 31 agosto Pedro Sánchez ha dichiarato che non esiste alcuna informazione che punti contro il Marocco, né dalle forze di sicurezza, né dai servizi spagnoli, né da alcun servizio alleato, e che ad attaccare la Spagna sui social network sarebbero stati invece elementi legati alla Russia e a Israele, irritati, a suo dire, dalle coraggiose posizioni spagnole sull’Ucraina e su Gaza.
Due nomi propri e, per una volta, tutti i verbi all’attiva, senza che nessuno chiedesse da quale canale fossero arrivati. Ho raccontato su queste pagine perché l’indulgenza verso Rabat ha una storia lunga, dal rapporto del CNI del 2021 a Pegasus all’abbandono, nel 2022, della posizione mantenuta per mezzo secolo sul Sahara occidentale.
È il meccanismo di fondo e non consiste nel negare i fatti uno per uno, ma nello spostare di continuo quale sia il fatto rilevante. Alla domanda sugli avvisi ignorati si è risposto discutendo se un presidente abbia diritto alle ferie, il che ha portato il dibattito abbastanza lontano da Ceuta; e quando è tornato a Ceuta, la responsabilità marocchina era già stata sostituita da Russia e Israele.
Il 17 settembre il Parlamento europeo ha approvato, con 339 voti favorevoli, 225 contrari e 16 astensioni, una risoluzione che al fenomeno un nome lo dà: strumentalizzazione dell’immigrazione irregolare come arma di guerra ibrida contro l’integrità territoriale di uno Stato membro, invito al Marocco a cooperare, possibilità di condizionare fondi e relazioni.
Il testo non risparmia il Governo spagnolo: afferma che la sua politica di regolarizzazione su larga scala «genera un effetto richiamo e trasmette il messaggio sbagliato» ai potenziali migranti e alle reti criminali e ricorda gli avvertimenti ricevuti prima della crisi.
Il gruppo socialista ha votato contro, PSOE compreso, insieme alla Sinistra e alla maggior parte dei Verdi. Avevano rifiutato di negoziare un testo comune e ne avevano presentato uno proprio, nel quale al Marocco erano dedicate poche righe, perlopiù per ringraziarlo della collaborazione nei rimpatri.
Strasburgo si ferma comunque un passo prima, perché chiede a Rabat di assumersi le proprie responsabilità senza però attribuirgli esplicitamente quei due giorni. Il Marocco, alla fine, l’ha nominato qualcun altro.
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