

Il mio primo contatto con Palermo è stato del tutto inaspettato, ma d’altronde la vita lo è. E prima di proseguire nel racconto mi scuso subito per essere arrivata alla mia età senza aver ancora visto Palermo: è andata così.
Parto per un weekend di novembre per partecipare a Gensy 2025, un convegno organizzato da La Sicilia di Ulisse, associazione che da oltre vent’anni riunisce le eccellenze siciliane nei settori dell’ospitalità, della gastronomia e della viticoltura (oggi conta 57 soci, di cui 39 tra ristoranti e pasticcerie storiche e 18 hotel di charme, oltre a 21 cantine partner).
Tutto ciò che mi aspettavo – e su Palermo l’aspettativa è altissima – è come se si fosse preso gioco di me, costruendo una scenografia il cui unico obiettivo era farmi tornare a casa con molte più domande che risposte.
Premessa lunghissima per dire in realtà solo due cose. La prima è che sono atterrata all’aeroporto Falcone e Borsellino (uno dei pochi casi in cui ricordare i nomi a cui è dedicato abbia senso) sotto un cielo cupo, carico di pioggia, con davanti un mare grigio piombo. Nei due giorni successivi la situazione meteo non è cambiata di molto. La seconda è che la mia prima tappa di scoperta della città è stata un museo dedicato al mondo Apple. In sintesi: pioggia e mondo Mac, a Palermo.
Il MEC Museum – acronimo di Meet, Eat & Connect – apre nel gennaio 2020 all’interno di Palazzo Castrone Santa Ninfa, un palazzo nobiliare cinquecentesco affacciato sul cuore storico della città. Già questo basterebbe a creare uno scarto: un museo della rivoluzione informatica in una delle città simbolo del patrimonio storico e stratificato italiano. Ma è solo l’inizio.

Il MEC è il primo museo in Sicilia interamente dedicato all’universo Apple e custodisce circa duecento pezzi di antiquariato informatico. Tra questi compaiono oggetti iconici come il Lisa, il NeXT Cube e soprattutto quello che il fondatore definisce senza esitazioni il “Santo Graal” della rivoluzione informatica: un Apple-1, il primo computer realizzato da Steve Wozniak e Steve Jobs nel 1976. Un oggetto che da solo racconta un cambio di paradigma, prima ancora che una storia industriale.



Tutti i pezzi provengono dalla collezione privata di Giuseppe Forello, architetto e imprenditore palermitano, fondatore del MEC e oggi tra i più importanti collezionisti Apple al mondo, con un archivio che conta circa quattromila oggetti. Accanto ai computer trovano spazio prototipi mai entrati in produzione, fotografie inedite di Steve Jobs, memorabilia, riviste, vinili, diapositive.
È un racconto che procede per oggetti, ma anche per ossessioni, intuizioni, fallimenti e ripartenze. Il museo si sviluppa in sette sale e otto aree tematiche (Innovazione, Pirati, Seme e frutto, Apple Store, Prototipi, Pixar, Tempio e Competizione) che ripercorrono la storia di Apple dal 1976 a oggi, ma soprattutto il modo in cui l’informatica ha cambiato il nostro modo di vivere, lavorare, immaginare.
E poi c’è l’altro elemento, quello che rende il MEC un luogo quasi impossibile da catalogare. Perché il MEC è anche un ristorante. O forse, come dice il suo fondatore, è “un museo che si integra con un ristorante e un ristorante che è anche museo”.
La sera le sale espositive si trasformano in un ristorante fine dining, dove si cena circondati da teche che custodiscono alcuni dei pezzi più rari della storia Apple, con una vista diretta sulla Cattedrale di Palermo. Un’esperienza che mette insieme sacro e profano, tecnologia e ritualità, memoria e presente.
A guidare la cucina è l’executive chef Carmelo Trentacosti, la cui proposta gastronomica, misurata e contemporanea, ha conquistato nel tempo prima i Due Cappelli de L’Espresso, poi la segnalazione Michelin e infine, nel 2022, la stella.

Ma il MEC non si esaurisce né nel museo né nel ristorante. Fin dalla sua nascita è stato pensato come un hub creativo: un caffè letterario che funziona anche come spazio di coworking, un luogo di incontro per studenti e professionisti, una piattaforma culturale che ospita mostre, presentazioni, workshop, seminari, dialoghi. Un sistema aperto di connessioni, dove design, arte, tecnologia e cibo convivono senza gerarchie.


Forse è proprio questo che rende il MEC una scoperta così spiazzante, soprattutto come primo incontro con Palermo. Non l’idea di un museo tecnologico in sé, ma il modo in cui questo luogo riesce a inserirsi nella città senza chiedere il permesso, creando un cortocircuito fertile tra passato e futuro.
Come se Palermo, ancora una volta, avesse deciso di raccontarsi da un’angolazione diversa, lasciando che fossero le contraddizioni a fare il lavoro più interessante.

Il Club InOltre nasce per creare una community tra chi InOltre lo scrive, chi lo legge e chi lo sostiene. È il desiderio di creare punti di incontro digitali e, quando possibile, anche fisici – dove scambiarsi idee, discutere, conoscersi da vicino.
Un Club che unisce tutti quelli che contribuiscono alla buona riuscita d’InOltre e al suo successo.
InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico come di seguito specificato oppure cliccando sui pulsanti che vedi, scegliendo l’opzione che più preferisci. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.
Grazie per il vostro supporto!
Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con Causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.
Codice Iban: IT55A0306909606100000404908



Scopri di più da InOltre
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
