4 pensieri su “Le mie Vacanze Romane-Episodio III: La liturgia della grammatica

  1. Da insegnante, per 36 anni, di italiano a studenti allofoni e ora, da pensionata, insegnante di scrittura creativa, e da scrittrice di migliaia di pagine da tenere solo per me, ho particolarmente apprezzato e amato questo capitolo.
    A Roma ci sono stata per tre settimane, dopo la maturità, insieme a un’amica compagna di classe, ospite dai suoi nonni, e ne ho ancora, dopo 55 anni, immagini e ricordi vivissimi: quella notte al Giardino degli Aranci sull’Aventino, con Roma ai nostri piedi, la volta al teatro di Marcello che mi sono messa a miagolare e nel giro di pochi secondi ci siamo trovate circondate da decine di gatti arrapatissimi – chissà cosa avevano capito – e non sapevamo più come sfilarci senza rischiare che ci inseguissero, il pittore che sulla scalinata di Trinità dei Monti mi ha regalato un acquerello, la scoperta del sublime maritozzo, la salita alla cupola di San Pietro, la gita fuori porta a ferragosto e il troppo vino dei Castelli bevuto, il fratello della mia amica…

  2. Mi vien da sintetizzare con “meraviglioso”, anche se il termine rimanda più a qualcosa di visivo che ad un testo scritto. Ma forse il punto è proprio questo, la tua prosa mi ha fatto vedere le assenze possenti delle strade di Roma, i volti degli studenti, lo specchio e il suo corridoio, le statue parlanti…
    Hai descritto, con la semplicità e la chiarezza di chi padroneggia le parole e la loro composizione, la differenza tra l’essere e il non essere celata dietro una partenza, tra vita e morte racchiusa in un gesto.
    Se partire è un po’ morire, mille e mille volte sono morto. Eppure quelle porte non le ho mai chiuse del tutto, o forse è proprio questa la mia dannazione.

    Grazie per questi tre racconti che sono stati una carezza per l’anima.

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