
Chi l’avrebbe mai detto che una celebrata, iconica melodia dei Quilapayún, scritta nel 1970 e poi diventata simbolo della resistenza cilena contro la dittatura militare, sarebbe diventata la raison d’être di uno dei testi musicali accademici più significativi della seconda metà del Novecento?
The People United Will Never Be Defeated! di Frederic Rzewski (1938–2021) è un vero e proprio tour de force compositivo che riesce a combinare, unire e integrare un’estesa serie di forze opposte, il cui risultato è il dialogo fra lacerti del passato e del presente.
Tale dualismo si estende al contesto socio-politico dell’opera così come alla sua collocazione all’interno della letteratura pianistica accademica occidentale. Attraverso un piano strutturale meticolosamente organizzato, l’autore realizza un capolavoro che varca con successo la soglia che divide l’elaborazione atonale dal più accessibile regno della tonalità.
Nonostante le molte e diverse influenze e i molteplici stili integrati nel lavoro, Rzewski riesce a mantenere una coerenza unitaria che sostiene uno fra i momenti più alti nella storia di una forma come le variazioni.
Creato in occasione del bicentenario della nascita degli Stati Uniti, The People United Will Never Be Defeated! è un’imponente serie di variazioni della durata di oltre cinquanta minuti, eseguita per la prima volta nel 1976 dalla pianista Ursula Oppens al Kennedy Center di Washington, in occasione di un concerto celebrativo per i duecento anni degli Stati Uniti.
Da allora, il lavoro è stato inciso numerose volte e ha conquistato un posto nelle più importanti stagioni concertistiche internazionali e persino in talune competizioni pianistiche.
Nato a Westfield, Massachusetts, nel 1938, Frederic Anthony Rzewski è stato uno fra i principali compositori e pianisti americani della seconda metà del Novecento. Iniziò a suonare il pianoforte all’età di tre anni e, a quattro, cominciò a ricevere un’istruzione musicale formale che lo porterà a frequentare Harvard (1954–1958) e Princeton (1958–1960), perfezionandosi in Europa grazie a una Fulbright Fellowship che lo portò a Roma.
Allievo di Walter Piston, Roger Sessions, Milton Babbitt e Luigi Dallapiccola, fu inizialmente influenzato da Schönberg, Webern, Cage, Stockhausen e Boulez e, successivamente, dall’amico e collega Christian Wolff. Durante i suoi studi a Harvard con Walter Piston si affermò inoltre come eccellente interprete bachiano.
Il suo periodo di perfezionamento in Italia (1960–1962) segnò anche il suo esordio come professionista. Grazie all’amicizia con Severino Gazzelloni e Franco Evangelisti, si affermò come dotatissimo strumentista ed ebbe occasione di presentare le prime mondiali di pagine come Klavierstück X (1962) e Plus-Minus (1964) di Stockhausen, oltre a lavori di Boulez, Bussotti, Kagel, Cage, Feldman e Wolff.
Su invito di Elliott Carter trascorse due anni (1963–1965) a Berlino Ovest come artist-in-residence presso la Ford Foundation e insegnò ai corsi per la Nuova Musica di Colonia nel 1963, nel 1964 e nel 1970.
Nel 1966, a Roma, fondò — con Alan Bryant, Alvin Curran, Jon Phetteplace, Carol Plantamura, Richard Teitelbaum e Ivan Vandor — il gruppo elettro-acustico Musica Elettronica Viva (MEV), con cui successivamente si esibirono artisti quali Steve Lacy, John Cage, George Lewis, Anthony Braxton, Robert Moog, Terry Riley, Evan Parker, Giuseppe Chiari, David Tudor, La Monte Young e Cornelius Cardew.
I musicisti di MEV, nelle parole dello stesso Rzewski, costituirono una complessa rete artistica, con John Cage riconosciuto come una sorta di guru. I loro ideali tendevano agli estremi del neoprimitivismo e dell’ultramodernismo e includevano l’uso di semplici strumenti rumorosi e sintetizzatori elettronici, ronzii statici e atonalità, ritmi ripetitivi e flusso non pulsato.
Fra la fine degli anni Sessanta e i primi Settanta, Rzewski sperimentò formule melodiche additive (Les Moutons de Panurge, 1968) e affrontò sempre di più tematiche politiche e sociali (Coming Together, 1972).
Interessato alle politiche di sinistra che caratterizzavano molti gruppi musicali degli anni Sessanta, l’autore si distinse per un credo marxista certamente non comune fra le avanguardie americane dell’epoca. Già nella sua tesi per Harvard (The Reappearance of Isorhythm in Modern Music) attribuiva alla tonalità un ruolo di “ordine borghese”.
Un certo numero di eventi sociali e politici dei tardi anni Sessanta venivano rievocati in alcuni dei suoi lavori: una dimostrazione dei metalmeccanici italiani nel 1969 è il soggetto di Street Music, così come Variations on “No Place to Go but Around” del 1973 si basa su un testo teatrale intitolato The Tower of Money che, secondo Rzewski, era una grandiosa rappresentazione teatrale della visione anarchica della società e della sua trasformazione attraverso mezzi spontanei e non violenti.
In occasione del Festival del Teatro Universitario a Parma, nel 1968, il compositore dichiarò: «Creare significa essere qui e ora: essere responsabili della realtà sul filo del presente. Essere responsabili significa essere in grado di comunicare agli altri la presenza di pericoli».
Proprio in virtù delle sue convinzioni politiche, sempre di più Rzewski sostenne che la creazione di un lavoro musicale dovesse avvenire avendo in mente il pubblico. Durante il periodo in cui visse a New York (1971–1976), si interessò sempre più alla questione del linguaggio.
Gli sembrava che non vi fosse alcun motivo per cui le strutture formali più difficili e complesse non potessero essere espresse in una forma comprensibile a un vasto pubblico. Era anche preoccupato per quella che gli appariva come una crisi della teoria, non solo nella musica ma in molti campi diversi, tra cui la scienza e la politica: l’assenza di una teoria generale che spiegasse i fenomeni e guidasse il comportamento.
Esplorò forme in cui i linguaggi musicali esistenti potessero essere riuniti. Una serie di variazioni per pianoforte solo, The People United Will Never Be Defeated!, fu l’espressione principale di queste idee all’epoca.
Poco dopo aver scritto le Variazioni su ¡El Pueblo Unido Jamás Será Vencido!, nel 1977 il compositore venne incaricato della cattedra di composizione al Reale Conservatorio di Liegi, allora diretto da Henri Pousseur.
Ricoprì inoltre incarichi di docenza alla Hochschule der Künste di Berlino Ovest (1981–1983), per due semestri alla Yale School of Music (autunno 1984 e primavera 1988), per un semestre al College Conservatory della University of Cincinnati (primavera 1986), per due semestri al Reale Conservatorio dell’Aia (primavera e autunno 1987), per un semestre alla State University of New York a Buffalo (primavera 1989) e un semestre alla Hochschule für Musik di Karlsruhe (inverno 1989–1990).
Per lungo tempo divise il suo tempo fra Bruxelles e l’Italia, compiendo applaudite tournée come pianista e interprete dei propri lavori.
Per comprendere appieno l’opera di Rzewski è necessario avere chiari gli ideali politici dell’autore. Poco dopo la fondazione di MEV, il compositore iniziò a scrivere lavori di orientamento più costruttivo e concreto.
A una domanda sull’argomento da parte di Walter Zimmerman, nel corso di un’intervista (cit. in Frederic Rzewski’s The People United Will Never Be Defeated! An Analysis and Historical Perspective, Laura Melton, Rice University, 1998), l’autore rispose che ciò aveva a che fare con la sua concezione del realismo.
Secondo Rzewski, il realismo in musica non richiede di essere espresso testualmente; piuttosto, richiede una certa consapevolezza della relazione attiva tra la musica e il resto del mondo.
Uno scopo che richiamava il citazionismo della musica degli anni Sessanta e Settanta, quando uno sforzo precipuo veniva fatto per scrivere musica che comunicasse qualcosa a un pubblico, piuttosto che allontanarlo.
Lo stesso compositore affermava: «La musica è una forma di espressione spirituale che può influenzare potenzialmente grandi masse di persone, il che non implica certo che un compositore debba restringere il proprio campo d’azione solo all’uso di linguaggi conosciuti o estremamente familiari: i procedimenti dell’avanguardia non vanno perciò esclusi a priori».
Rzewski commentava inoltre: «Se si è seriamente interessati alla comunicazione, allora suppongo che, statisticamente parlando, uno stile rigoroso, diciamo formalistico, come quello dei compositori seriali e così via, sarebbe in grave svantaggio».
E ancora: «I musicisti e gli artisti devono ascoltare il suono della lotta se vogliono contribuire in qualche modo all’armonia».
La musica di Rzewski intende, perciò, esprimere e diffondere coscientemente un messaggio.
All’epoca in cui componeva The People United Will Never Be Defeated!, Rzewski collaborava costantemente a New York con il gruppo Musicians Active Collective, il cui scopo era enunciare un credo e illustrare la connessione fra la propria musica e le lotte politiche nel mondo.
I musicisti di tale collettivo si esibivano in concerti a favore di determinate cause politiche, come quelle del Chile Solidarity Committee, dell’United Farm Workers o dell’Attica Defense Committee.
Identificare un proprio pubblico era fondamentale. Per un certo periodo del Novecento, invece, il pubblico non era stato importante. La generazione nella quale era cresciuto Rzewski aveva avuto maestri come Milton Babbitt, autore fra l’altro di un noto articolo intitolato Who Cares If You Listen?
La musica astratta, rigorosamente formalista, era considerata la più avanzata, piacesse o meno, fosse capita o meno. Il problema non era che la musica dovesse essere “universale”: molta musica “politica”, per quanto parli in modo esplicito, spesso si rivolge solo a un pubblico in grado di condividere un determinato credo politico.
Un lavoro di Rzewski come Coming Together può certamente essere indicato come opera di inequivocabile matrice politica, meglio ancora come opera di inclinazione politica, poiché intende esemplificare una serie di legami extramusicali con un evento storico.
La composizione si basa sul testo di una lettera di Sam Melville, un prigioniero politico ucciso negli scontri del 9 settembre 1971 nel carcere di Attica, nello Stato di New York. La sommossa era stata dettata dalla richiesta dei carcerati di ottenere diritti politici e migliori condizioni di detenzione.
L’episodio scatenante della rivolta era stata la protesta contro l’uccisione, da parte di alcune guardie carcerarie, dell’attivista politico George Jackson, membro del movimento per l’emancipazione dei diritti dei neri Black Panther, avvenuta il 21 agosto precedente nella prigione californiana di San Quintino.
Durante la rivolta, 1.280 dei 2.200 detenuti avevano occupato un’ala del carcere, prendendo in ostaggio 33 addetti del personale carcerario e iniziando trattative con le autorità.
Nonostante si fosse giunti a un accordo sommario sulla maggior parte delle richieste dei rivoltosi, non era stato possibile porre fine alla rivolta a causa del rifiuto alla richiesta di amnistia per i reati commessi durante la sommossa e a quella di destituzione del responsabile del carcere.
Per questo motivo, il 13 settembre, su ordine preciso del governatore di New York Nelson Rockefeller, l’esercito e le forze di polizia avevano attaccato il carcere: dagli elicotteri furono inizialmente lanciati lacrimogeni e poi 500 agenti entrarono nella struttura sparando sui rivoltosi, che non avevano armi da fuoco.
Sul campo rimasero 39 vittime, di cui dieci guardie carcerarie e 29 carcerati, e più di 200 prigionieri feriti, di cui 80 in modo grave; ai superstiti, inoltre, furono inflitti pestaggi e torture.
Per un autore politicamente schierato come Rzewski, l’accaduto recepiva interamente una prospettiva marxista: vi era evidente la combinazione fra potere capitalista e governo nella persona di Rockefeller, responsabile sia della morte dei prigionieri sia di quella delle guardie carcerarie.
In altre pagine posteriori a Coming Together, come Variations on “Nowhere to Go But Around” del 1973, il messaggio politico è ancora più esplicito. Come scrisse l’autore, le variazioni simboleggiano le varie classi della società capitalista: lumpen, operai industriali, piccola borghesia, burocrazia clerico-militare e alta borghesia.
Altri compositori coevi di Rzewski condividevano vedute politiche simili fra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta, come Christian Wolff o Cornelius Cardew, la cui opinione sulle avanguardie degli anni Sessanta è ben esemplificata da un articolo del 1974 intitolato Stockhausen Serves Imperialism.
Vi sono certamente riferimenti politici in The People United Will Never Be Defeated!, una serie di variazioni su ¡El Pueblo Unido Jamás Será Vencido!, canzone scritta nel 1970 da Sergio Ortega, componente del gruppo musicale cileno Quilapayún.
Famosa in Cile durante i tre anni della presidenza Allende, la canzone divenne — dopo il golpe che portò al potere i militari guidati da Augusto Pinochet — un simbolo della lotta per il ritorno alla democrazia tanto in Cile quanto nel resto del mondo. In Italia, peraltro, ebbe vasta diffusione nella versione del gruppo Inti-Illimani.
The People United Will Never Be Defeated! è il primo importante lavoro pianistico di Rzewski. Oltre cinquanta minuti che rappresentano un capolavoro nell’ambito della forma delle variazioni e che incorporano molteplici stili e tecniche della musica del Novecento, inserite con suprema maestria in un unico e logico piano formale.
Proprio il linguaggio musicale, così vario e apparentemente disparato, è il collante che tiene insieme i diversi stili, creando un intenso e coeso legame fra tonalità e atonalità.
Nelle parole di Robert W. Watson: «Il brano è una sorta di autobiografia di un artista la cui carriera abbraccia un periodo importante degli sviluppi musicali recenti, e i ricordi di quella carriera sono presenti ovunque nel brano».
Un’attenta lettura dell’opera evidenzia come le varie esperienze nella vita di Rzewski diventino fonte di primarie influenze. Forse l’esempio più evidente è la vasta esperienza dell’autore in campo improvvisativo, risultato del suo lavoro con MEV.
Non casualmente, un giornalista di una pubblicazione legata al jazz quale DownBeat (gennaio 1979), Ken Terry, rimarcava in una recensione che: «Questa [improvvisazione] è la chiave per comprendere le composizioni di Rzewski».
Fondendo stili classici con influenze jazz e pop, il suo lavoro mostra un grado di ispirazione melodica e vitalità ritmica piuttosto raro nella musica classica contemporanea.
L’idea per il piano strutturale di The People United Will Never Be Defeated! ebbe origine da un esperimento improvvisativo di MEV del 1972. Il lavoro che includeva tale esperimento, Second Structure, forniva un testo per l’improvvisazione su materiale disposto in modo indeterminato.
Le uniche specifiche erano in relazione alla struttura. Come spiegava Rzewski: «L’idea è che ti viene dato un brano musicale di una certa lunghezza, ma non hai assolutamente idea di cosa suonerai. La struttura ti fornisce semplicemente una forma».
La struttura contiene sei parti, che trattano materiale completamente spontaneo.
Le caratteristiche di ogni parte dell’improvvisazione in Second Structure sono elencate di seguito. Il ciclo va ripetuto sei volte, risultando in trentasei diversi scenari. Tale schema verrà usato successivamente per la struttura di The People United Will Never Be Defeated!
Caratteristiche delle diverse fasi
- Punti di isolamento, nessuna relazione temporale, note percepite in sé e per sé.
- Ripetizione echeggiante, in cui si stabilisce una relazione, creando impulso e ritmo. Viene richiamato il materiale precedente.
- Elementi di melodia, legato, qualità liriche ed espressive.
- Sovrapposizione, materiale contrappuntistico, complessità con suoni contrastanti.
- Cambiamenti improvvisi, introduzione brusca di materiale non correlato, accordi, attacchi simultanei.
- Ricapitolazione, idea di flashback, dimensione di tempo unificato, in cui tutti questi elementi coesistono.
Rzewski usò lo schema in sei parti di Second Structure per il piano formale di The People United Will Never Be Defeated! Le trentasei variazioni sono disposte in sei gruppi, ognuno dei quali comprende sei variazioni.
Le prime cinque variazioni in ogni gruppo possiedono un loro unico stile di figurazione, mentre la sesta è una sorta di variazione ricapitolativa, in cui vengono riaccennate le prime cinque variazioni.
Nel corso dei primi quattro gruppi di variazioni, la stessa forma è utilizzata per le variazioni da uno a cinque: ognuna è di ventiquattro battute, e le seconde dodici battute sono di struttura simile alla prima.
Il quinto gruppo di variazioni presenta alcuni elementi in comune: nessuna delle variazioni è di ventiquattro battute, non vi sono indicazioni di tempo e vi è un generale senso di libertà, con ben poche delimitazioni strutturali.
La lotta implicita nel messaggio politico del lavoro domina interamente questo gruppo: variazioni che includono lacerti del Solidaritätslied di Hanns Eisler e Bertolt Brecht si alternano a variazioni che evidenziano l’influenza tonale del minimalismo.
La variazione riassuntiva del gruppo, la Variazione 30, è la più lunga del lavoro, con settantadue battute.
Le Variazioni da 31 a 36 sono ricapitolative e fanno ritorno alla lunghezza di ventiquattro battute. Ogni variazione in questo gruppo riassume le variazioni nelle stesse rispettive posizioni dei gruppi precedenti.
L’ultima variazione, la Variazione 36, riassume tutte le precedenti e include anche un tratto improvvisativo a discrezione, prima della trionfale riesposizione finale del tema.
Proprio Rzewski affermava che l’improvvisazione è l’anima della musica classica.
E in The People United Will Never Be Defeated! l’improvvisazione è fortemente presente. Come scriveva Isaac Asimov: «Per avere successo, la pianificazione da sola non è sufficiente. Bisogna anche improvvisare».
Attraverso una sofisticata combinazione di suoni spontaneamente improvvisati e una forma magistralmente articolata, l’autore crea un quasi miracoloso equilibrio fra improvvisazione e dettaglio formale, uno dei tratti più affascinanti di quest’opera straordinaria.

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