

Ah, l’Italia! In quale altro Paese al mondo potresti trovare un sistema per selezionare i futuri medici che sembra progettato da un comico sadico? Ho avuto il privilegio di seguire “in diretta” tutto il pandemonio che si è sviluppato in questi mesi, avendo un figlio che, sin da piccolo, aveva chiara l’idea di voler fare il medico.
Pertanto, due anni fa, mentre era in quarta, come da regole allora vigenti, ha iniziato a prepararsi per il “quizzone”, ossia il test di ingresso che avrebbe dovuto filtrare tutti i candidati prima dell’inizio delle lezioni, con, tra l’altro, la possibilità di sostenere il test sia in quarta sia in quinta, tenendo valido il risultato migliore per la classifica finale.
E vuoi non comprare i libroni per i test di ingresso? Non sia mai, e via di corsa in libreria. Peccato che un mese dopo il Governo decidesse di rivedere la formula di selezione e, nel frattempo, eliminare la possibilità per quelli del quarto anno delle superiori di fare il test, in attesa di capire come sarebbe stato riformulato. Pazienza, intanto puoi studiare sui libri, no?
Pochi mesi dopo, ecco il genio in azione: di chi sia la paternità o maternità non lo sapremo mai, ovviamente. Via questo test unico, troppo casuale. Non eliminiamo il numero chiuso, che tanto di medici ne abbiamo a ufo. Facciamo un bel semestre filtro, su tre materie base (Chimica, Fisica e Biologia).
Intanto, chi vuole fare Medicina indichi le 10 sedi in cui, in ordine di gradimento, vorrebbe andare, senza garanzia, ovviamente, di sapere in quale, se non dopo la classifica finale. E quindi, come si fa questo “semestre filtro” per Medicina? Una sorta di limbo universitario che garantirebbe di separare i migliori dai comuni mortali in modo “scientifico”?
Ma rispolveriamo la cara vecchia DAD, la ricordate? Immaginate la scena: settembre 2025, i ragazzi sono freschi di maturità, carichi di sogni e caffè (o altro, a seconda delle preferenze). Ma no, niente aule affollate o flirt tra banchi per i nostri futuri medici. Grazie alla perenne emergenza, che sia Covid, crisi economica o semplicemente pigrizia ministeriale, il semestre inizia in didattica a distanza.
Ore di lezioni online, interrotte da buffering eterni e da professori che spariscono nel nulla perché il segnale è debole, e tutto quello che già sapete può accadere. Poi arrivano gli esami. Oddio, esami! Quei test che dovrebbero valutare la preparazione finiscono per evidenziare l’incapacità cosmica e comica del sistema.
Risultati disastrosi, con medie da far impallidire un asilo nido. Ma chi ha redatto quelle domande? Qualcuno che non ha idea di cosa significhi preparare studenti via schermo, in poche settimane e su tre materie fondamentali. Perché il “semestre filtro” è stato organizzato con circa due mesi di lezioni e poi via di test.
I risultati? Un’ecatombe. Il 70% e oltre è stato bocciato. Per qualcuno è la selezione naturale; Darwin approverebbe. Peccato che Darwin non abbia mai dovuto fare i conti con la DAD. E comunque la selezione naturale sarebbe una cosa seria, qui era più un terno al lotto.
Ma il bello deve ancora venire: i cambiamenti delle regole in corsa. Perché in Italia la stabilità è per i deboli. Dopo la “strage”, le regole che prevedevano che solo chi passava tutti e tre gli esami entrasse in classifica, e quindi a Medicina, sono state messe in discussione, ovviamente.
A fronte di 50.000 candidati per 20.000 posti, solo circa 10.000 sarebbero passati. E quindi? Niente, via di decreto correttivo, per far entrare anche quelli con due esami passati, più il voto del terzo, ma con l’obbligo di passarlo in un ennesimo esame di riparazione prima dell’inizio del secondo semestre. Evoluzione? Sembra più un flipper impazzito.
I ragazzi, confusi, passano da euforia a depressione e poi di nuovo all’euforia in poche ore. E i genitori? Iniziano a dubitare della sanità mentale del Paese, tra petizioni online e gruppi WhatsApp di famiglie solidali, che finiscono in litigi su chi ha il figlio più stressato.
Infine, il gran finale: gli esiti arrivano solo a metà gennaio. Metà gennaio! Quando il mondo è in fase post-natalizia e gli studenti dovrebbero essere iscritti da mesi. “Congratulazioni! Hai ottenuto un posto a Padova!”. Peccato che Padova, nel nostro caso come esempio, sia a 300 km da casa, ma a molti è andata peggio.
Ora può iniziare la corsa all’alloggio. Immaginate: siti di annunci intasati, affitti da capogiro, a volte per stanze che sembrano celle monastiche o di Alcatraz, e visite virtuali e non. Papà che gira la città a piedi da un appartamento all’altro, mentre il figlio svolge colloqui online per entrare in collegi e studentati che, misericordiosi, hanno tenuto delle stanze per questi poveri studenti nel limbo.
“Ma non potevano dirlo prima?”, ci si domanda. Risposta, di fantasia, dal Ministero: “È per tenervi in forma”. Ora, a noi è andata bene: il figlio è entrato nella sede che aveva indicato come prima preferenza. Ma a Roma, per dire, pare abbiano proposto a chi è finito in fondo alla classifica posti comodi e a pagamento a… Tirana!
Il semestre filtro non è stato, in definitiva, un test per gli studenti, ma una prova di resistenza mentale per intere famiglie. Un mix di burocrazia e sadismo istituzionale che trasforma aspiranti medici in sopravvissuti. E al Ministero? Un applauso satirico: avete creato il reality show perfetto. Peccato che nessuno stia ridendo. O forse sì, ma è una risata nervosa. Molto nervosa.

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