

Analizzando le recenti, numerose prese di posizione ed esternazioni riguardo alle questioni strategiche che riguardano la guerra – mi riferisco esclusivamente all’aggressione criminale della Federazione Russa contro l’Ucraina – osservo – per la prima volta – la convergenza della preoccupazione e dell’ammissione di difficoltà delle nazioni occidentali ed in particolare dell’Italia.
Colpiscono di più le parole espresse dalle leadership di quei Paesi che nel corso degli ultimi decenni hanno scientemente negletto i programmi di ammodernamento delle proprie forze armate. Noi siamo i campioni in questa particolare disciplina.
Quelle italiane – per ammissione dello stesso ministro della difesa – sono forze armate non pronte ad assolvere – da sole – la loro fondamentale missione: la difesa della Patria da qualsiasi aggressione esterna, non solo nei confronti della Russia, ma di chiunque.
Il tema specifico è evidentemente riferito alle carenze capacitive (mezzi e materiali) e non alle qualità individuali del singolo operatore della difesa, che ho avuto l’onore di apprezzare in diversi contesti operativi tutt’altro che agevoli. Servono scelte politiche audaci, investimenti rapidi, standardizzazione e integrazione. Con i fatti, non con le parole. E informare l’opinione pubblica circa il fatto che non si è preparati, non solleva dalle responsabilità, anzi ne certifica l’assunzione!
Non è da sottacere inoltre che la “difesa della Patria è sacro dovere di ogni cittadino”. Comunque. Viene facile pensare a taluni personaggi politici che del concetto di Patria e Nazione ne hanno fatto spesso – in passato – oggetto di ludibrio e scherno. Sarebbe ora di fare nomi e cognomi e di trattarli come oppositori dell’ordine liberal democratico occidentale. Se non peggio.
L’impotenza nel riuscire ad agire rapidamente nel senso sopra indicato è dovuta ad orpelli politici populisti pro-Putin trasversali (in tal senso sembrerebbe andare la questione dei caccia intercettori prima offerti e poi frettolosamente non più resi disponibili, nel quadro dell’operazione NATO Eastern Sentry).
Pagheremo tutto questo quando il confronto cinetico esploderà.
La Federazione Russa sa esattamente cosa fare e quando farlo, pur con tutte le incredibili difficoltà operative e logistiche di cui soffre.
Non è questione di se accadrà, ma di quando. E noi siamo in dannato ritardo. Alla luce di tutto ciò, esiste una sola soluzione. Insisto ancora su questo aspetto.
Una maggiore ed immediata assunzione di responsabilità – in ambito NATO – da parte dei Paesi membri dell’Unione Europea, utilizzando in maniera coordinata i fondi messi a disposizione ed altri strumenti finanziari, probabilmente emettendo anche euro bond, per rendere immediatamente disponibili risorse finalizzate all’acquisizione coordinata di capacità multi-dominio “combat-ready”, così come individuate, in ambito NATO, dal processo (quadriennale) di pianificazione della difesa (NDPP).
L’Alleanza Atlantica:
- detiene l’organismo politico-militare decisionale collegiale in diversi formati sino al livello Capi di Stato e di Governo (NAC);
- assolve capacita’ di Comando e Controllo strategico (NATO Command Structure);
- esercita capacita’ di Comando e Controllo sulle forze assegnate livello operativo e tattico (NATO Force Structure);
- detiene un corpo dottrinale di riferimento politico e strategico-militare perfettamente aggiornato ed in grado di assolvere la missione fondamentale di Deterrenza e di Difesa ove la prima dovesse fallire;
- rimane il fondamento della difesa collettiva per i suoi alleati ed essenziale per la sicurezza euro-atlantica, introducendo il concetto che una difesa UE più forte è complementare e interoperabile con la NATO.
La Dichiarazione UE-NATO sulla politica europea di sicurezza e difesa (16 dicembre 2002) afferma esplicitamente che “la NATO rimane il fondamento della difesa collettiva dei suoi membri”, stabilendo la divisione del lavoro: la NATO gestisce la difesa collettiva nell’area euro-atlantica, mentre gli sforzi di difesa dell’UE sono complementari. Per completezza, il Trattato sull’Unione Europea (articolo 42(2)) afferma che per gli Stati dell’UE che sono membri della NATO, essa “rimane il fondamento della loro difesa collettiva e il foro per la sua attuazione”.
Sono cose complesse e complicate? Assolutamente sì e pure realizzabili! Suggerisco di lasciarle sviluppare ai professionisti, per una volta. Non agli urlatori della politica, oltretutto spesso anche ignari di cosa sia il mondo della pianificazione strategica del livello politico-militare.
Chi non la vede, questa soluzione, è solo perché non la vuole vedere.
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piena concordanza su contenuto e vivo apprezzamento per la coraggiosa chiarezza. sarebbe giunta l’ora di controbattere efficacemente alle ignoranti ipocrisie populiste