3 pensieri su “Quella lunga fedeltà dell’università italiana ai conformismi più intolleranti

  1. Grazie innanzitutto per l’apprezzamento, Enrico.
    Cerco di risponderti anche nel merito:
    1) obiettivamente non credo che la rivendicazione dei “meriti “propal da parte del Rettore sia stata una mossa finalizzata a gettare acqua sul fuoco. Mi è parsa sincera, cosi come convinto il messaggio al centro delle mie critiche: manteniamo sul piano della non violenza la lotta che l’ateneo ha fatto propria.
    2) dipende da cosa si intende per “risultati operativi”. Come raccontava un articolo di Flavia Amabile giovedì sulla Stampa , si profila una “polveriera università” sul tema Gaza in concomitanza con la ripresa delle attività accademiche. Forse aiuterebbe porre i necessari paletti con un messaggio più netto, in linea con quel coraggio che oggi la Bernini chiede a tutti i Rettori: insomma un pò più di schiena dritta che, lungi da ogni ipotesi di militarizzazione degli atenei o di repressione delle mobilitazioni, passi anche attraverso la costituzione di parte civile negli eventuali procedimenti penali conseguenti ad episodi di violenza. Non credo che questo sia incompatibile con il fatto che molti rettori, come immagino, condividano acriticamente la mobilitazione, ma soprattutto credo sia doveroso rispetto all’obbligo dei rettori stessi di garantire il diritto ad una regolare attività didattica a TUTTI gli studenti. E qui a mio avviso si apre un altro tema: siamo certi che la vocalità, e talora anche il contenuto prevaricatore o violento, della mobilitazione indichi davvero che il coinvolgimento in essa degli studenti sia così massivo? Lo stesso episodio di Pisa, del resto, evidenzia come il docente aggredito fosse intervenuto difesa di studenti che rivendicavano, verso gli “occupanti”, il diritto a proseguire la lezione. Di una cosa, comunque, sono certo: per il nostro sistema mediatico gli studenti, legittimamente, propal diventeranno gli “studenti” per antonomasia…
    3) certamente quel che accade “sul terreno” alimenta ed alimenterà ancor più la protesta. Tuttavia, la mia personalissima opinione è che la protesta è sempre meno condizionata dagli sviluppi della situazione a Gaza perché ormai si è innescata un’operazione di sfruttamento di quel dramma per una protesta “globale” ( vedi grottesche motivazioni della mobilitazione di ieri della CGIL): antioccidentale, anticapitalista, antiriarmo. Nulla fa pensare, ad oggi , che la situazione nella Striscia smetterà di alimentare tutto ciò, ma tutto evidenzia ,a mio avviso, che ciò è ormai superfluo.

    Grazie davvero per l’attenzione .

  2. Le questioni che il tuo bell’articolo al solito scritto con stile, solleva sono molteplici e le articolerò con tre domande:

    1) Vista la situazione massiva di coinvolgimento di molti studenti, schierati nella massa proPal in continua crescita, Il profilo bassissimo del rettore ha come obiettivo di evitare altre disordini e il passare dagli spintoni al peggio?
    2) Una presa di posizione netta che cosa avrebbe prodotto nella realtà in cui siamo, a parte una rilevanza etica? Avrebbe ottenuto risultati operativi secondo te?
    3) Quel che accade a Gaza e continua ad accadere, qualsiasi giudizio se ne dia, con il riverbero mediatico che ha alimenta la protesta e anche la protesta violenta e l’intolleranza?

    Certo il profilo bassissimo o da “fondo del barile” del rettore può e deve essere stigmatizzato eticamente, ma stante l’acquario in cui siamo quali strategie adottare a fronte di sindacati e una fettona enorme di partiti che cavalca e incoraggia la protesta?

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