

Secondo Max Weber, la categoria dei castrati non è stata marginale nella storia umana. Al contrario, spesso è stata in grado di contendere il predominio politico ai ceti sociali più elevati (Confucianesimo e taoismo, 2015). Questa intuizione del grande studioso tedesco è al centro di un saggio di Marzio Barbagli, uno dei più eminenti sociologi italiani (Uomini senza. Storia degli eunuchi e del declino della violenza, il Mulino, 2023).
Forse qualcuno ricorda che Giorgia Meloni, intervistata ad Atreju nel 2014, definì quello di Renzi un «governo di eunuchi» perché incapace di liberare i nostri marò arrestati due anni prima per l’uccisione di due pescatori indiani. Paradossalmente, proprio nel 2014 in India quell’epiteto non era più – almeno giuridicamente – oltraggioso. Con una storica sentenza, infatti, la Corte Suprema di New Delhi aveva stabilito che esiste una terza identità di genere e che essa è legale.
Dopo aver conquistato nel 1984 l’elettorato attivo e passivo, le «creature dimezzate» – più reiette degli «intoccabili» e condannate a vivere fuori dal sistema castale – potevano così accedere alle provvidenze previste per le minoranze indigenti. Un successo per l’Hijra Kalian Society, l’organizzazione che difende i diritti dei circa tre milioni di «senza sesso» cristiani, induisti e musulmani. Secondo i suoi dati, oltre mille bambini vengono castrati ogni anno per mano di parenti e criminali.
La percentuale dei decessi è elevatissima, a causa delle condizioni igieniche in cui viene eseguito l’intervento. Un taglio secco, nessun punto di sutura, solo un impacco. Chi sopravvive è destinato a prostituirsi e a chiedere l’elemosina. Se aveva fortuna, veniva reclutato come cantante nelle feste nuziali.
Facciamo un passo indietro nella «civile» Italia settecentesca, patria della castrazione «euphonica», cioè per fini musicali. Decine di migliaia di giovinetti in età prepuberale – spesso orfani o di umile origine – erano privati dei loro testicoli, recisi clandestinamente da norcini e barbieri. All’epoca non esisteva ancora l’anestesia; al più venivano storditi con una dose di laudano. Consapevoli, quindi, di rischiare la morte, ma spinti dalla speranza di salire nella scala sociale.
Con la diffusione del melodramma, le «voci bianche» erano adorate – e ben retribuite – dal pubblico che gremiva i teatri di tutta Europa. Friedrich Händel ne era entusiasta. Carlo Broschi, in arte Farinelli, la più famosa ugola d’oro dell’epoca, invitato da Elisabetta Farnese alla corte di Spagna, vi resterà per ventidue anni come direttore degli spettacoli reali.
Le origini della castrazione umana, dal latino castrare, lemma imparentato con il sanscrito çastrám (coltello), risalgono probabilmente agli antichi Sumeri. La mutilazione degli organi genitali maschili è stata adottata nelle guerre primordiali per togliere ai nemici qualcosa di più della stessa vita: la possibilità di trasmetterla.
In questo senso, gli eunuchi – grazie alla loro impotenza – saranno più tardi investiti della difesa del bene supremo del potere: la discendenza. I primi grandi imperi – mesopotamici ed egiziani, indiani e cinesi – hanno tutti conosciuto la violenza contro gli attributi sessuali come sanzione penale e hanno diffuso l’eunuchismo tra i popoli sottomessi o satelliti.
Tuttavia, il ricorso agli eunuchi come custodi dei ginecei nasce quando la linea di sangue comincia a delimitare l’accesso al potere e quando le funzioni regali superano le capacità di controllo diretto del sovrano. I sovrani dei piccoli regni potevano governare con una famiglia relativamente ristretta e senza allontanarsi quasi mai dalla loro dimora, salvo le battute di caccia, le assenze adulterine e le spedizioni armate. La sicurezza della famiglia reale era allora affidata ai suoi stessi componenti.
Solo quando fiducia, onore e virtù iniziano a decadere diventerà necessaria qualche precauzione, come la cintura di castità. Con l’affermazione del modello imperiale, la linea del sangue e la sua integrità dovevano essere assolutamente salvaguardate. L’intera amministrazione del potere aveva bisogno di funzionari senza prole, senza clan e – quindi – senza ambizioni pericolose.
Sia come «guardiano di letto» (è questo il significato del termine greco eunukos), sia come ambasciatore, generale o spia, l’eunuco ha corrisposto a queste esigenze di carattere politico più che alla gelosia dei regnanti.
Se nelle civiltà mesopotamiche si era affermato il paradigma dell’eunuco sacerdote, a Roma quello di paraninfo, a Bisanzio quello di gestore del potere, l’Islam – pur riservandogli ruoli analoghi – lo specializza nel governo dell’harem, esaltandone nel contempo il valore militare, la fedeltà e la munificenza.
Nel IX secolo Kafur, un eunuco di colore, aveva regnato per un ventennio nella terra dei faraoni proteggendo musici e letterati. Abul Hasan Mu’nis (846-934), un eunuco schiavo, era diventato comandante dell’esercito abbaside e della polizia del califfo.
È però nell’Impero ottomano che le diverse tradizioni dell’eunuchismo si compendiano in un peculiare modello di potere, ostentato come sfida culturale all’Occidente. Quattro tra le massime cariche erano riservate agli eunuchi: il gran ciambellano, l’intendente al tesoro della corona, il gran coppiere e l’intendente generale del palazzo. Erano burocrati assai privilegiati e facoltosi.
Eunuchi, inoltre, erano i responsabili dei serragli delle concubine del sovrano. Quelli di pelle nera erano castrati integrali e potevano circolare liberamente nei quartieri femminili. Quelli di pelle bianca erano «spadoni», cioè privi delle sole gonadi, e svolgevano servizi accessori nelle aree esterne all’harem.
Il termine cinese che designa l’eunuco è huanguan ed è stato rintracciato nelle incisioni su ossa oracolari risalenti al periodo della dinastia Shang (1660-1046 a.C.). Il primo huanguan registrato alla corte Zhou si chiamava Ch’in-yen ed era in servizio nel 720 a.C.
Di solito l’evirazione veniva eseguita dagli stessi familiari, ma chi si affidava ai castratori di professione accreditati presso il palazzo imperiale riceveva un trattamento più sicuro e vantaggioso: avrebbe potuto pagare in comode rate dopo l’assunzione.
Addetti in prevalenza al controllo delle concubine – nel 600 d.C. l’imperatore Yang ne aveva oltre tremila – sotto i Ming (1368-1644) gli eunuchi raggiungono le vette del potere. Sbarazzatisi con una congiura di palazzo del monaco contadino Hongwu, fondatore della dinastia, nell’arco di un cinquantennio si impadroniscono dei gangli vitali dell’apparato statale.
Una penetrazione mastodontica e capillare, che li rese arbitri delle più rilevanti decisioni di spesa: nelle costruzioni e nel genio civile, negli arredi e negli allevamenti imperiali.
Ma erano gli eunuchi preposti al «servizio di camera» i più ruffiani e, insieme, i più influenti. Il servizio di camera più delicato era la scelta della moglie o della concubina con cui far accoppiare l’imperatore o il principe.
Quando toccava a una delle mogli, l’eunuco registrava scrupolosamente la data per verificare eventuali gravidanze. Quando toccava a una delle concubine, durante la cena portava all’imperatore un vassoio pieno di tessere metalliche con incastonato il loro nome.
Sebbene abolito nel 1911, il sistema degli eunuchi nel 1916 contava ancora oltre duemila castrati imperiali. Con la guerra civile, la costituzione della Repubblica Popolare e la Rivoluzione culturale, gli eunuchi furono perseguitati, banditi, dileggiati e imprigionati.
Negli anni Settanta del secolo scorso alcune decine di loro si aggiravano ancora nei vicoli di Pechino: vendevano mobili e oggetti di antiquariato sottratti ai palazzi imperiali. Nel 1996 è morto quasi centenario l’ultimo dei sopravvissuti, Sun Yaoting .

Se ti è piaciuto o se non ti è piaciuto questo articolo, scrivilo nei commenti.

InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico come di seguito specificato oppure cliccando sui pulsanti che vedi, scegliendo l’opzione che più preferisci. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.
Grazie per il vostro supporto!
Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con Causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.
Codice Iban: IT55A0306909606100000404908



Scopri di più da InOltre
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Io ho letto però che per quanto riguarda i cantanti, in tempi più antichi venivano effettivamente castrati chirurgicamente, ma in tempi più recenti i testicoli venivano legati con un filo di seta per provocarne l’atrofizzazione, trattamento che permetteva di conservare la voce bianca e li rendeva sterili ma non impotenti. Il che, in tempi pre pillola e pre tutto il resto, li rendeva ricercatissimi.
Per quanto riguarda la “famosa” cintura di castità, è noto ormai da tempo che si tratta di un falso storico, una leggenda fabbricata in pieno rinascimento per “dimostrare” quanto il medioevo fosse oscuro e barbaro rispetto al tempo in corso. Tutti gli esemplari esistenti sono stato costruiti nel XIX secolo. E basterebbe una sola considerazione: se nell’ultimo incontro prima della partenza la moglie fosse rimasta incinta, come avrebbe fatto a partorire con quella roba addosso?
Chicca speciale del fine settimana. Grazie
Molto interessante.
Grazie Michele.