


Un anestesista-rianimatore ripercorre con ironia gli anni della contestazione al Mamiani, il carcere a Regina Coeli e un processo per gli scontri con la Celere. Dal “trentasei politico” alla maturità passa agli studi di Medicina e alla professione, fino alla pensione dal Forlanini. Un autoritratto schietto, tra memoria politica, radici giudio-romane e soddisfazione per la nuova vita.
Intanto, cosa sono: un anestesista-rianimatore, specialista nel parto in peridurale, rianimazione neonatale, terapia del dolore, cure palliative (che non è una bestemmia) e gestione della terminalità-fine vita.
Mi sono diplomato con un meritatissimo trentasei politico nel 1969, dopo due anni passati a occupare la scuola, il Mamiani, e a manifestare (Castro-Mao-Ho Chi Minh: sic! Mancavano solo Stalin, Trotsky, il cambogiano, l’albanese e via elencando).
En passant, mi sono fatto una quindicina di giorni a Regina Coeli – quei tre scalini li ho saliti – quindi sono romano doc, anzi un giudio-romano non proprio doc: una nonna faceva Amendola, sorella di…
Modestia a parte, la mia foto è comparsa sulla prima pagina del Corriere durante il processo penale a mio carico per oltraggio, vilipendio alla F.P. nonché danneggiamento della Campagnola della Celere, che si dilettava a spaccare le gambe dei miei compagni di scuola durante le feroci cariche a piazza Cavour. Non ricordo se fosse il ’68 o il ’69.
Le ho lanciato contro una bottiglietta di Coca-Cola raccolta sul selciato dopo che il camioncino che le trasportava era stato speronato e rovesciato sul fianco. Specifico questo aspetto perché il fatto di averla raccolta per terra escludeva il furto che quei simpaticoni dei giudici volevano appiopparmi. Mi beccai comunque otto mesi con la condizionale e poi fui amnistiato grazie ai socialisti lombardiani.
Col trentasei guadagnato sul campo mi sono iscritto a Medicina, anche con un supporto analitico, ed eccomi qui pensionato – la vita al Forlanini era diventata insopportabile -, contento di esserlo.
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Eccomi ad elencare, cara Barbara, alcuni aspetti salienti dell’esame. Comincio col dirti che gli ultimi due anni di scuola non ho comprato libri: oneroso e soprattutto inutile. Quindi decisi di lavorarmi ben bene il membro interno Prof-partigiano comunista-nobile di Jesi, Fanelli che, conoscendo i miei “quarti” di fede comunista, mi portava in palmo di mano. Inforcai la mia fida Vespa 150 Touring e scortato dal mio alter ego Massidda il giorno prima degli orali bussammo alla sua porta. Seduti sul suo divano io feci il punto della situazione: del Paradiso so solamente Cacciaguida,14-15-16. in particolare il 15: sugli altri mi difendo, il resto…..nebbia in Val Padana. Il giorno successivo impatto in una gentile Prof. di Sessa Aurunca che, fiera dall’essere in commissione d’esame nientemeno che al Mamiani di Roma, insisteva pervicacemente a chiedermi il sesto canto del Paradiso, in mezzo all’imbarazzo degli astanti. A quel punto parte la corazzata Fanelli con una citazione latina che stava nel 14 canto. io mi aggancio e accetto volentieri il14 mentre il membro esterno insisteva sul 6. A quel punto mi sono imposto: vi dico il 14 e la pace sia con noi.
Cara Barbara, appena me la sento ti mando un aggiornamento su come si svolse il mio cosiddetto esame di maturità (?).
La maturità l’ha fatta con un anno di ritardo allo scopo di evitare quella vecchia con tutte le materie e il programma di tutti e tre gli anni?
Ottima osservazione, Barbara. Le risponderò dicendo che per mia fortuna sono stato bocciato in II media al Col di Lana e quindi ho potuto incrociare il ’68 per me fondamentale perché mi ha permesso di strappare quel 36 politico-il Preside Raffaele Tullio non ne poteva più di me- senza neanche comprare i libri di testo, baypassando anche una manifesta dislessia che mi fa compagnia sin dall’asilo (due materie all’esame di quinta elementare). Quanto alla riforma dell’esame di Maturità c’é del mio in quella legge: il ministro alla Pubblica Istruzione di allora, Fiorentino Sullo, sinistra DC, in seguito agli scontri di Pzz. Cavour, al mio arresto, al processo ed alle continue occupazioni, da ex alunno, venne a farci visita-paternalistica- al “suo” liceo, il Mamiani. Fu dirottato verso la mia classe, entrò ed io fui lesto nell’affrontarlo: gli domandai come mai veniva a far visita ad un liceo in fondo borghese e perché invece non andava a far visita ai disastrati licei sardi? Lui sbiancò e disse ispirato: tu mi stai citando Gramsci. Per la verità io citavo mia madre dirigente P.C.I., già delegata a Mosca ad un congresso mondiale di donne comuniste ( sic!, sob!, gulp!). Sta di fatto che dopo un po’ passò la riforma ed io ebbi salvo il mio futuro di medico. Grazie per il gradito pensiero.
Grazie per la ricca risposta. Anch’io ho fatto il nuovo esame di maturità perché sono del ’51 (però io sono di marzo mentre lei è di novembre, per cui ci separano solo 16 mesi, giusti giusti), e anch’io 36 perché, nonostante sia notevolmente dotata per le lingue (sono in grado di percepire e riprodurre ben sette “r” diverse, per dire), sono sempre stata la peggiore grecista della classe. Allo scritto dell’esame ho fatto un tale casino che all’orale il commissario guardandomi sgomento mi ha chiesto: ma come ha fatto a combinare su una roba simile? Poi l’orale di italiano è stato brillantissimo, quello di storia decisamente meno e vabbè, insomma ne sono uscita.
Ottimo lavoro di redazione: grazie.