
Il prof. Alessandro Orsini, noto al pubblico di “Carta bianca” per i suoi commenti molto apprezzati dal Cremlino, è impagabile. Da tre anni ci racconta che l’Ucraina ha perso (meglio, che “sarà sventrata” dalla Russia), che la Nato ha perso, che l’Occidente ha perso. Poi si è occupato del “genocidio” a Gaza. Sempre col suo consueto rigore scientifico, ovviamente. Infatti, uno dei suoi post su X recita: “L’esercito cloaca ha ucciso svariati altri bambini a Gaza con il sostegno delle fogne occidentali sparse tra Washington e Bruxelles. Se avete un problema idraulico, chiamate fogna Casa Bianca. Latrina specializzata nel massacro di bambini musulmani, risolve dietro compenso”.
Infine, ha rivolto la sua attenzione alla crisi siriana. In un articolo pubblicato sabato scorso sul Fatto Quotidiano, dedicato alla sua analisi e ai suoi probabili sviluppi, concludeva: “Non ci sono dubbi sul fatto che Hezbollah in Siria sia stato indebolito da Israele e che i russi siano stati indeboliti dalla Nato in Ucraina. Tuttavia, lo scenario più probabile è che l’Iran, la Russia, Assad e Hezbollah, si organizzino per il contrattacco”. Poche ore dopo il tiranno alauita si rifugiava di corsa a Mosca e il suo regime sanguinaro si scioglieva come neve al sole.
Il Nostradamus della geopolitica internazionale ha corretto il tiro, ha avuto un barlume di resipiscenza? Per niente. Al contrario, il giorno dopo ha tuittato: “Jihadisti a Damasco. Il progetto dell’Occidente di stabilire un presidente filo-americano in Siria fallisce clamorosamente. La Siria passa da un regime che odia l’Occidente a un regime che odia l’Occidente ancor più grandemente. La strategia dell’Occidente in Siria si conclude con un disastro che si aggiunge al disastro in Ucraina.”
Eppure questo contaballe, prima ancora che le mamme di Mariupol cominciassero a scrivergli, ha dato nel corso degli anni prove inequivocabili di un patologico narcisismo. Come quando affermava: “I professori universitari detengono un sapere senza pari […]. Con pochissime eccezioni, nessun romanziere, giornalista o professore delle scuole superiori, potrebbe reggere il contraddittorio con un professore universitario […]. L’esistenza dell’università è la prova imperitura della divisione gerarchica della società. Da quando gli uomini hanno iniziato ad associarsi e cooperare, sono nati il superiore e l’inferiore, dove il primo esercita il dominio sul secondo (Il Messaggero, 7 febbraio 2020).
Mi siano consentite, a questo punto, due altre citazioni. La prima: “Sono un insegnante elementare in un piccolo villaggio chiamato Trattenbach”, scrisse Ludwig Wittgenstein il 23 ottobre 1921 al suo maestro e amico Bertrand Russell. La seconda: “Era come quel gallo che pensava che il sole sorgesse per ascoltarlo cantare” (George Eliot, “Middlemarch”, 1872). La domanda allora è: chi è quel gallo tra il prof. Orsini e il grande logico austriaco?
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Più che un gallo, qui abbiamo a che fare con un cappone.