

La risonanza internazionale del confronto televisivo tra Carlo Calenda e Jeffrey Sachs (Piazzapulita, 23 ottobre) è stata assai indigesta per chi è abituato a ragionare non con la testa, ma con l’intestino. Orde di troll e bot filoputiniani si sono immediatamente mobilitate sui social per difendere le menzogne dell’economista americano. Il re era diventato nudo, e le sue pudenda non potevano restare scoperte. Perciò si è scatenata una vera e propria campagna d’odio contro il leader di Azione, reo di aver smascherato il bullishitter (noi diremmo il contaballe) di Detroit.
Stiamo parlando di un personaggio che il 3 marzo 2014, in un articolo su Foreign Affairs, aveva definito le proteste di Maidan appena cessate “una rivolta di massa a Kyiv che ha rovesciato il regime corrotto e incompetente di Viktor Yanukovich”. È lo stesso personaggio che ha raccontato di aver ricevuto una confidenza da Macron sulle colpe della NATO nel corso di un evento al quale il presidente non era presente.
Un voltagabbana e un bugiardo patentato, dunque. Di quelli che godono i favori di Marco Travaglio, in quanto – come recita il detto latino – similia similibus congregantur. Tant’è che, nel disperato tentativo di proteggere il suo pupillo (peraltro celebrato come una sorta di “eroe dei due mondi” alla Festa del Fatto Quotidiano), non ha potuto fare a meno di confermare le fake news di Sachs con altre fake news.
Nel suo editoriale di sabato scorso, infatti, la penna più spiritosa d’Italia scrive: “Lo disse pure l’inviata di Obama Victoria Nuland […]. Gli USA hanno investito cinque miliardi per dare all’Ucraina il futuro che merita.” Si tratta di una delle più note panzane della propaganda del Cremlino.
Come ha ricordato Marco Setaccioli in un post su X (mai contraddetto), il 13 dicembre 2013 la numero due del Dipartimento di Stato americano, durante una conferenza organizzata dalla Fondazione Usa-Ucraina, diceva testualmente:
“Fin dall’indipendenza dell’Ucraina nel 1991, gli Stati Uniti hanno sostenuto gli ucraini nello sviluppo di competenze e istituzioni democratiche, nella promozione della partecipazione civica e del buon governo, tutti prerequisiti affinché l’Ucraina realizzi le sue aspirazioni europee. Abbiamo investito oltre cinque miliardi di dollari per assistere l’Ucraina in questi e altri obiettivi che garantiranno un’Ucraina sicura, prospera e democratica.”
La stessa Nuland, nell’aprile del 2014, ribadiva lo stesso concetto in un’intervista alla CNN, ripresa fedelmente dall’agenzia russa RIA Novosti. Poco tempo dopo, quell’affermazione veniva smaccatamente manipolata, in particolare dall’ex segretario del Consiglio di sicurezza della Federazione russa Nikolai Patrushev, che nel giugno 2015 la trasformava nella “confessione della Nuland in merito ai cinque miliardi spesi per organizzare quegli eventi [Maidan]”.
Concludo. Calenda ha svelato all’opinione pubblica non solo e non tanto le frottole di Sachs, ma l’ipocrisia e le colpevoli omissioni del giornalismo italiano. Lo testimonia anche la lettera aperta tradotta da Filippo Piperno che riportiamo di seguito.
Quasi del tutto ignorata dai nostri media, è stata pubblicata nel marzo 2023 da un gruppo di economisti di primo piano. È una documentata denuncia delle deliberate distorsioni dei fatti sulla “questione ucraina” di cui Sachs si è reso responsabile. Ma essa ha un valore più generale: suona come una denuncia dei nuovi mercenari della menzogna, che oggi liquidano con un tweet o una comparsata sul piccolo schermo la verità — quella verità che è cultura delle prove, asserzione corrispondente ad accadimenti ampiamente accertati.
Lettera aperta a Jeffrey Sachs
Caro professor Sachs,
siamo un gruppo di economisti – tra cui molti ucraini – rimasti sgomenti di fronte alle sue dichiarazioni sulla guerra russa contro l’Ucraina. Ci siamo quindi sentiti in dovere di scriverle questa lettera aperta per correggere alcune gravi distorsioni storiche e fallacie logiche che emergono dalle sue argomentazioni.
Dopo le sue ripetute apparizioni nei talk show di Vladimir Solovyov – uno dei principali propagandisti del Cremlino, noto per aver invocato la distruzione delle città ucraine e persino attacchi nucleari contro i Paesi della NATO – abbiamo riletto con attenzione gli articoli pubblicati sul suo sito personale e vi abbiamo riscontrato diversi schemi ricorrenti. In questa lettera intendiamo evidenziarli, accompagnandoli a una nostra breve replica.
Schema n. 1 – Negare all’Ucraina la propria autonomia d’azione
Nel suo articolo The New World Economy del 10 gennaio 2023 lei scrive:
“Fu, dopotutto, il tentativo degli Stati Uniti di espandere la NATO a Georgia e Ucraina a scatenare le guerre in Georgia (nel 2010) e in Ucraina (dal 2014 a oggi).”
Analogamente, in What Ukraine Needs to Learn from Afghanistan del 13 febbraio 2023 afferma:
“La guerra per procura in Ucraina iniziò nove anni fa, quando il governo statunitense appoggiò la destituzione del presidente ucraino Viktor Yanukovych. Il peccato di Yanukovych, dal punto di vista americano, fu il suo tentativo di mantenere la neutralità dell’Ucraina, a dispetto del desiderio degli Stati Uniti di includere l’Ucraina (e la Georgia) nella NATO.”
È necessario ristabilire la verità sui fatti del 2013-2014 cui lei allude in modo fuorviante. L’Euromaidan non ebbe nulla a che vedere né con la NATO né con gli Stati Uniti. Le prime proteste nacquero dalla decisione di Yanukovych di non firmare l’Accordo di associazione tra Ucraina e Unione Europea, nonostante fosse stato approvato a larga maggioranza dal Parlamento e sostenuto dalla maggioranza dei cittadini.
Quando il regime reagì con violenze brutali nella notte del 30 novembre 2013, la popolazione si sollevò con maggiore determinazione. Dopo l’approvazione delle cosiddette “leggi dittatoriali” nel gennaio 2014, la protesta si trasformò in un movimento più ampio contro l’abuso di potere, la corruzione e la violazione dei diritti umani: ciò che oggi chiamiamo la Rivoluzione della Dignità.
L’adesione alla NATO non fu mai un obiettivo del movimento. Attribuire l’origine della guerra alla NATO è dunque storicamente falso. Trattare l’Ucraina come una pedina sullo scacchiere geopolitico americano è un insulto ai milioni di ucraini che rischiarono la vita durante quella rivoluzione.
Schema n. 2 – La NATO avrebbe provocato la Russia
Lei insiste spesso sull’idea che l’espansione della NATO abbia provocato la Russia (ad esempio: “La NATO non dovrebbe allargarsi, perché ciò minaccia la sicurezza della Russia”, dichiarazione al New Yorker del 27 febbraio 2023).
Desideriamo ricordarle alcuni fatti.
Nel 1939 furono l’Unione Sovietica e la Germania nazista a invadere la Polonia.
Nel 1940 fu l’URSS a invadere i Paesi baltici e ad annettere parte della Romania.
Nel 1956 l’URSS invase l’Ungheria.
Nel 1968 invase la Cecoslovacchia.
Polonia, Estonia, Lituania, Lettonia, Romania, Ungheria o Cecoslovacchia non invasero mai la Russia o l’URSS. Nessuna minaccia proveniva da loro. Eppure furono aggredite. È per questo che quelle nazioni vollero entrare nella NATO – e da allora nessuna di esse è più stata attaccata.
Come quei Paesi, anche l’Ucraina – il cui bilancio della difesa nel 2013 era di soli 2,9 miliardi di dollari, contro i 68 miliardi della Russia – desidera sicurezza e pace. Dopo aver rinunciato nel 1994 alle proprie armi nucleari in cambio di “garanzie” da Stati Uniti, Regno Unito e Russia, garanzie che non impedirono l’invasione russa, oggi l’unica assicurazione credibile è l’ingresso nella NATO.
Le ricordiamo inoltre che Finlandia e Svezia hanno chiesto di aderire alla NATO proprio in risposta all’aggressione russa, senza che Mosca – né, a quanto pare, lei – abbiano sollevato particolari obiezioni.
Schema n. 3 – Negare l’integrità territoriale dell’Ucraina
In un’intervista a Democracy Now! del 6 dicembre 2022 lei ha affermato:
“A mio avviso […] la Crimea è stata storicamente, e sarà anche in futuro, di fatto russa.”
Le ricordiamo che l’annessione della Crimea nel 2014 ha violato il Memorandum di Budapest, il Trattato di amicizia del 1997 e il diritto internazionale stesso.
L’intero sistema di sicurezza nato dopo la Seconda guerra mondiale si fonda sul principio che i confini non possano essere modificati con la forza. Se una potenza nucleare può annettere a piacimento territori altrui, nessun Paese può più sentirsi al sicuro.
Sostenere che la Russia possa tenere la Crimea implica credere che, una volta ottenuta, lascerà in pace il resto dell’Ucraina. I fatti dimostrano il contrario: l’annessione ha solo preparato il terreno per ulteriori aggressioni.
Schema n. 4 – Riproporre i “piani di pace” del Cremlino
Nel già citato articolo What Ukraine Needs to Learn from Afghanistan lei scrive:
“La base per la pace è chiara. L’Ucraina dovrebbe essere un Paese neutrale, non appartenente alla NATO. La Crimea resterebbe sede della flotta russa del Mar Nero, come lo è dal 1783. Per il Donbas si troverebbe una soluzione pratica, come una divisione territoriale, un’autonomia o una linea d’armistizio.”
Questa proposta coincide parola per parola con la narrativa del Cremlino, ma ignora la domanda fondamentale: su quali basi lei ritiene credibile un guerrafondaio seriale che ha più volte negato l’esistenza stessa dell’Ucraina?
Finché non si trova una risposta seria a questa domanda, le chiediamo di fare riferimento al piano di pace in dieci punti proposto dal presidente Zelensky e sostenuto dall’intera popolazione ucraina.
Schema n. 5 – Presentare l’Ucraina come un Paese diviso
Sempre nello stesso articolo lei scrive che “l’Ucraina è profondamente divisa, etnicamente e politicamente”. È una vecchia costruzione propagandistica.
I dati raccontano altro: nel 1991 tutte le regioni – Crimea inclusa – votarono a favore dell’indipendenza. Secondo il censimento del 2001, la popolazione ucraina è maggioritaria in tutte le regioni, tranne la Crimea, la cui composizione etnica è il risultato di secoli di deportazioni e russificazioni.
Oggi, indipendentemente dalla lingua parlata o dalla regione, oltre l’80% degli ucraini rifiuta concessioni territoriali e l’85% si identifica come cittadino dell’Ucraina. Difficile parlare, in queste condizioni, di un Paese “diviso”.
Conclusione
Accogliamo con rispetto il suo interesse per l’Ucraina. Tuttavia, se l’obiettivo è contribuire alla fine della guerra, le sue analisi non lo realizzano. Esse offrono un quadro distorto delle origini e delle intenzioni dell’invasione russa, confondono fatti e opinioni e riprendono, consapevolmente o meno, la propaganda del Cremlino.
L’Ucraina non è una pedina geopolitica né una nazione lacerata: è uno Stato sovrano che ha il diritto di scegliere il proprio futuro. Non ha mai attaccato nessun Paese dalla sua indipendenza nel 1991. Non esiste alcuna giustificazione per la guerra di aggressione russa.
Un orientamento morale chiaro, il rispetto del diritto internazionale e una ferma comprensione della storia ucraina dovrebbero guidare qualsiasi discussione sulla pace giusta.
I firmatari (Qui la lettera originale)
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Ma quale giornalista!!! Raglio (la penna del Lercio Quotidiano) è un lacchè russo, uno dei tanti che inquinano la società in cui vivono con stron$ate galattiche. Costantemente piegato a 90°, esattamente come i sinistri figuri Zacharova – Simonyan – Solov’ëv
Avete fatto molto bene a tradurre in italiano la lettera degli economisti, che descrive con precisione e pacatezza come sono andate veramente una serie di cose che vengono invece sistematicamente storpiate da sedicenti giornalisti e esperti in Italia.