

L’accusa dell’impiego israeliano di armi termobariche circola almeno dal 2023, ma nessuna analisi tecnica indipendente ne ha dimostrato l’uso sistematico. Il conteggio delle 2.842 persone “evaporate”, rilanciato da Al Jazeera e Di Battista, confonde la mancata individuazione dei resti con la loro vaporizzazione fisica: un salto logico e scientifico che trasforma dolosamente l’orrore reale della guerra in propaganda emotiva.
C’è un momento preciso in cui la divulgazione politica smette di essere analisi e diventa pura narrativa fantasy. Per parte dell’opinione pubblica e per il mondo dei social, quel momento è arrivato quando si decide di vestire i panni degli scienziati balistici per spiegarci che a Gaza l’esercito israeliano non si limita a usare ordigni ad altissimo potenziale, ma fa letteralmente “evaporare” i corpi umani. Trasformandoli, parrebbe di capire, in innocua condensa.
L’accusa dell’impiego israeliano di armi termobariche a Gaza non nasce con l’inchiesta di Al Jazeera. Circolava almeno dal novembre 2023, quando una fotografia di un missile trasportato da un Apache israeliano venne interpretata, senza un’identificazione conclusiva, come prova dell’impiego di una testata termobarica.
Nell’aprile 2024 Euro-Med Human Rights Monitor parlò poi esplicitamente di vittime i cui corpi sarebbero stati “sciolti” o “evaporati”. Al Jazeera ha ripreso e ampliato questa narrativa nel febbraio 2026, attribuendo alla Protezione Civile di Gaza il conteggio di 2.842 persone “evaporate”.
In Italia la notizia è stata rilanciata dal Fatto Quotidiano e da Alessandro Di Battista.
L’inchiesta fa riferimento alle dichiarazioni della Protezione Civile di Gaza (gestita da Hamas), secondo cui oltre 2.800 persone sarebbero “evaporate” senza lasciare traccia a causa dei bombardamenti israeliani con bombe termobariche.
Innanzitutto, bisogna precisare che non esistono conferme ufficiali o analisi tecniche indipendenti che provino l’uso sistematico di bombe termobariche da parte dell’IDF.
Diversi analisti militari ed esperti hanno sottolineato che molti video diffusi sui social come prova dell’uso di bombe termobariche mostrano, in realtà, detonazioni convenzionali ad alto esplosivo o attacchi mirati per demolire tunnel sotterranei.
La cifra delle “persone evaporate” nasce da un calcolo empirico della Protezione Civile di Gaza: se in un edificio distrutto risultavano presenti 5 persone e tra le macerie vengono trovati solo 3 corpi intatti, i restanti 2 vengono contati come “evaporati”.
Tuttavia, tale calcolo cela un’incongruenza scientifica: esperti balistici, fisici e medici legali concordano sul fatto che l’acqua e la materia organica del corpo umano non si trasformano in vapore né sublimano a causa di un’esplosione termobarica.
Anche alle temperature massime raggiunte da questi ordigni (tra i 1.500 °C e i 3.000 °C per pochissimi millisecondi), l’effetto sulla materia corporea è la grave carbonizzazione e la frammentazione estrema, non la scomparsa molecolare.
Le vere cause della mancata individuazione sono semmai da ricercare, generalmente, nelle:
- Sepoltura profonda e frammentazione sotto centinaia di tonnellate di calcinacci e cemento armato.
- Severa carbonizzazione che rende i resti biologici irriconoscibili o ridotti a minimi frammenti indistinguibili tra le macerie.
- Impossibilità fisica dei soccorritori di scavare a fondo con i mezzi a disposizione durante i bombardamenti.
Bisogna tuttavia sottolineare un dato fondamentale: la Protezione Civile fa capo al Ministero dell’Interno della Striscia di Gaza, il cui personale opera sotto il governo de facto di Hamas, che ne coordina l’amministrazione, le risorse e la gestione burocratica.
Fino a ora nessuna ONG, né la Croce Rossa né la Protezione Civile, ha, in questi tre anni, riportato alla luce almeno una parte dei 70 mila cadaveri denunciati dal Ministero della Salute di Gaza, ovvero da Hamas, che non fa distinzioni tra miliziani e civili, di cui molti media occidentali paiono fidarsi ciecamente.
Insomma, il Ministero non prova l’esistenza delle 70 mila salme che denuncia, ma bisogna fidarsi, al di là delle stime.
È del tutto inverosimile che un personaggio pubblico che fa dell’informazione geopolitica il proprio marchio di fabbrica non sia in grado di distinguere un’iperbole drammatica di un soccorritore dalla realtà fisica.
La scelta di cavalcare e rilanciare l’immagine del “corpo evaporato” non è un banale errore di svista balistica, ma una precisa tecnica di manipolazione emotiva.
Tuttavia, il complottista putiniano Di Battista ci ha abituato a panzane ben più grosse.
Dire che un bombardamento crea vittime, mutilati o salme irriconoscibili sotto i calcinacci descrive l’orrore reale della guerra.
Ma sostenere che le persone “evaporano” aggiunge quel tocco di sadismo tecnologico e quasi magico che serve a infiammare l’algoritmo dei social network, a indignare la pancia del proprio pubblico e ad accreditarsi come l’unico coraggioso controinformatore disposto a rivelare “verità che i media mainstream vi nascondono”.
La realtà drammatica di una guerra non ha alcun bisogno di essere condita con la magia nera o con la pseudoscienza.
Inventarsi la fisica quantistica degli ordigni per ragioni di propaganda non rende un servizio alle vittime: serve solo a raccogliere qualche centinaio di condivisioni in più, trasformando una tragedia reale nell’ennesimo show da dirette social.
Chi sostiene una fake news simile, come Di Battista, riporta quindi una formula comunicativa ed emotiva (“corpi evaporati”) da Al Jazeera, media filo-Hamas finanziato dal Qatar, ma dal punto di vista medico, balistico e scientifico quel termine non descrive un fenomeno fisico reale.
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Con tutti i mostruosi crimini di cui si è reso responsabile Israele, c’è solo da stupirsi che esista ancora un solo essere vivente – fosse pure un passero, un ramarro, un gatto selvatico, a Gaza.