Wolf Warrior Diplomacy la nuova politica aggressiva approntata da Xi Jinping si discosta nettamente dai dettami di politica estera che Deng Xiaoping implementò con la sua “Aperture e Riforme”. Deng aprì di fatto il Paese al commercio estero, con la formula “nascondere la luce coltivare nel buio” in altre parole “celare i propri punti di forza per aspettare il momento adatto”.
Un approccio che preferiva un dialogo collaborativo allo scontro retorico e idealmente proseguiva il piano in Cinque punti inaugurato da Mao Zedong, il cui ultimo punto era la supremazia economica, cosa che Deng riuscì ad attuare. Infatti il Paese non ha conosciuto niente di più florido del regno di Deng dal punto di vista della rinascita economica.
Ma sul piano del controllo non era certo lontano dalle idee di Mao. Il Massacro di Tiananmen, per quanto intollerabile agli occhi delle democrazie occidentali, mandò l’inequivocabile messaggio che sfidare apertamente il Partito Comunista cinese si sarebbe rivelato un gioco molto pericoloso e senza reali possibilità di riuscita.
Conseguenza di questa scelta fu l’isolamento politico e il crollo dell’illusione di Deng di controllare l’immagine del paese all’estero, in più l’esclusione dalla World Trade Organization, la mancata assegnazione delle Olimpiadi del 2000, le critiche circa le violazioni dei diritti umani nei confronti dei tibetani e della minoranza musulmana uygura nello Xinjiang.
Il malcelato sostengo a Taiwan da parte occidentale e il rifiuto di ascoltare le ragioni cinesi in merito alle contese territoriali nel Mar Cinese Meridionale e Orientale furono elette a simbolo dell’ostilità dell’Occidente e generarono un ritorno del nazionalismo interno.
Adesso con Wolf Warrior Diplomacy Xi di fatto azzera l’apertura di Deng verso il mondo esterno, riallacciandosi all’intransigenza di Mao e al nazionalismo, da sempre coltivato come reazione agli attacchi del mondo esterno. Prova ne abbiamo avuto con la rimozione di Hu Jintao dal tavolo del XX Congresso del PCC.
(Hu succedeva a Jiang Zemin, rimosso per la repressione del Falun Gong, quarto segretario del PCC è l’ultimo prima di Xi, a cui lui avrebbe dovuto rispetto e che riferisce direttamente all’anziano Song Ping, 105 anni, mentore di Hu e l’unico rimasto di quelli che hanno fatto la Rivoluzione, adesso grande oppositore di Xi e della sua politica nel Politburo)
Ma esiste una visione più antica della gestione delle dinamiche politiche: è una visione che comincia con Mao Zedong, corre sotterranea nel senso che risulta visibile solo ai cinesi, e perdura ancora oggi ed è la politica estera improntata al Romanzo dei tre Regni.
Uno dei quattro grandi romanzi classici della letteratura cinese, il Romanzo dei Tre Regni è un’imponente opera che racconta romanzando fatti storici risalenti alla fine della Dinastia Han (169/280). In breve il presupposto è che in politica ci siano sempre tre interlocutori e due di essi devono per forza unirsi contro il terzo. Le alleanze sono fluide, non un tradimento in senso occidentale, è proprio nella natura delle cose essere molteplici. Mao in particolare si identificava con uno dei protagonisti, Cao Cao un generale, funzionario e poeta della dinastia Han posteriore (realmente esistito) che è un personaggio crudele che persegue i suoi fini con audacia.
Pensiamo un attimo alla posizione di Mao verso l’URSS: dopo anni di rapporti amichevoli
Mao scrive di Stalin “ha camminato su una sola gamba” “vede le cose, non l’uomo” in due testi:
Note di lettura ai problemi economici del socialismo in Urss (1959) e Note al manuale di economia politica dell’Unione Sovietica (1960). Senza nulla togliere ai loro rapporti si tratta di una presa di coscienza della diversità di vedute, che genera uno iato incolmabile e che culminerà nel disconoscimento del rapporto Chruš?ëv.
La tendenza politica cinese si evidenzia qui come un accettare la mutabilità delle relazioni e la possibilità che si possa camminare insieme solo per un tratto. Nell’epoca attuale il gioco cinese è tra una politica estera aggressiva e una charm offensive sull’altro piatto della bilancia nel tentativo di attirare capitali. Non esiste contraddizione, semplicemente sono vere entrambe e mentre la Cina si pone come alternativa diplomatica agli Stati Uniti nelle controversie internazionali, cerca di attrarre a sè il terzo “regno”, in questo caso l’Unione Europea spandendo fascino con finanziamenti e lavoro a basso costo.
Le alleanze sono un modo di perseguire obiettivi comuni e finchè restano tali sarà facile camminare insieme, quando l’obiettivo è raggiunto entrambi prendono coscienza della inutilità di prolungare legami che potrebbero ostacolare future altre alleanze e ciascuno prende la sua strada.
I tentativi di attirare l’UE al momento sono fermi al palo, il mondo sta osservando la chiusura politica di Hong Kong con grande interesse, e se porre troppa fiducia nell’attrattiva del lavoro a basso costo a discapito dei Diritti Umani poteva essere un obiettivo possibile, pretendere che le aziende si fidino di un governo che ha varato una legge sulla sicurezza che di fatto relega sotto il reato di spionaggio le comunicazioni verso le sedi estere è del tutto improbabile.



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