


Nel Settecento, Franz Anton Mesmer conquistò l’élite europea con il magnetismo animale, una pratica terapeutica fondata sull’esistenza di un fluido invisibile. Tra guarigioni spettacolari, indagini scientifiche e suggestioni esoteriche, il mesmerismo divenne una moda culturale e politica, lasciando un’eredità che avrebbe influenzato l’ipnosi, la psicologia, la letteratura e il pensiero utopistico.
Nel 1773 Leopold Mozart, padre di Wolfgang Amadeus, scrive alla moglie, che si trovava a Salisburgo: «Abbiamo avuto una grande serata musicale nel giardino del nostro amico Mesmer in Landstrasse». In quel giardino sulle rive del Danubio il bel mondo di Vienna, gaudente e pettegolo, era solito riunirsi per ascoltare i quartetti e le arie di Joseph Haydn, Christoph Gluck, Niccolò Piccinni. Dopo aver sposato la ricca vedova di un consigliere di corte, il padrone di casa era diventato un generoso mecenate.
Allora il medico che aveva dato il nome a una delle più spettacolari mode culturali del tardo Settecento era all’apice della sua fama. Tutti i salotti europei parlavano delle sue guarigioni prodigiose. Morirà nel 1815, in solitudine e dimenticato. Gli studiosi si sono interrogati a lungo sulla sua figura: un ciarlatano o un taumaturgo, un epigono di Paracelso o un precursore di Freud? Stefan Zweig è stato tra i primi ad analizzarla in una asciutta biografia. Pubblicata nel 1931, è disponibile per il lettore italiano grazie all’editore Castelvecchi.
Franz nasce nel 1734 a Iznang, un villaggio vicino a Costanza. Studiosus emeritus di teologia a Ingolstadt, nel 1766 si laurea in medicina a Vienna con la tesi De planetarum influxu. Si interessa di chimica, geologia, fisica e matematica. Nell’estate del 1773, Maximilian Hell – un noto astronomo gesuita – lo informa di aver curato una donna afflitta da crampi allo stomaco con una calamita a ferro di cavallo. Incuriosito dal racconto, si fa preparare magneti di vario taglio e li applica sulle parti dolenti dei suoi pazienti. Gli effetti terapeutici sono sorprendenti.
Comincia così gli esperimenti più singolari, fino a magnetizzare l’acqua bevuta dai malati. Gotta, ronzii alle orecchie, disturbi nervosi e intestinali, insonnia, epatiti, paralisi: nella monumentale dimora di Landstrasse avvengono miracoli su miracoli. Ben presto la voce si diffonde in tutta l’Austria. Non c’è contadino o gentiluomo che non desideri recarsi in pellegrinaggio dal «mago del Danubio». Nel novembre 1775 l’Accademia delle scienze bavarese lo nomina suo socio, per «le incontrovertibili prove di una dottrina inattesa e utilissima».
Poco prima, sotto l’influenza dell’esorcista svevo Johann Gassner, si era accorto che poteva curare i malati massaggiandoli solo con le sue mani. Aveva quindi annunciato la scoperta di un fluido impalpabile, che avvolge e penetra tutti i corpi. Questa pratica medica viene da lui denominata «magnetismo animale». Nel febbraio 1778 arriva a Parigi, dove installa il suo primo baquet in un appartamento di Place Vendôme. Era una vasca contenente bottiglie di liquido magnetizzato disposte a raggiera, che trasmettevano il fluido ai pazienti tramite barre d’acciaio mobili. Sedendo in cerchio attorno alla vasca, essi dovevano congiungere i pollici e gli indici al fine di creare una «catena mesmerica», qualcosa di simile a un circuito elettrico. Ogni particolare era progettato con lo scopo di indurre uno stato di trance.
La forte personalità, l’apparato scenico suggestivo e le positive performance procurano a Franz Anton un numero impressionante di seguaci, tra i quali personaggi molto in vista in tutte le principali città francesi. La pubblicità offerta da centinaia e centinaia di guarigioni meticolosamente documentate minava la fede di molti francesi nelle pozioni purgative e nei salassi utilizzati dai medici tradizionali. La presa del magnetismo animale sulla vita interiore dei suoi sudditi e i rapporti di polizia che ne denunciavano il potenziale eversivo convincono Luigi XVI a istituire una commissione reale per fare luce sul fenomeno.
L’indagine dei commissari, tra cui spiccavano i nomi prestigiosi di Joseph Guillotin, Jean Bailly, Antoine Lavoisier e Benjamin Franklin, si protrae per diversi mesi. Essendosi sottoposti essi stessi alla mesmerizzazione senza alcun effetto, decidono che le guarigioni erano frutto esclusivamente della fantasia esaltata dei mesmeristi. Thomas Jefferson, ambasciatore degli Stati Uniti in Francia, il 5 febbraio 1785 annotava nel suo diario che il «magnetismo animale era morto, ridicolizzato».
Era invece molto più vitale di quanto potesse immaginare. Il giansenista Jean-Jacques d’Eprémesnil, autorevole membro del parlamento, continuerà a propagandarne la dottrina fino al 1789. Lo stesso Mesmer, nella primavera del 1786, inizia un tour trionfale nelle province meridionali del paese. All’approssimarsi della Rivoluzione, tuttavia, i mesmeristi si consacrano sempre meno alla cura delle malattie e sempre più alla decifrazione di geroglifici, alla manipolazione di numeri magici e allo spiritismo.
La filiale lionese annoverava tra le sue file rosacrociani, swedenborghiani, alchimisti, cabalisti e teosofi. La filiale parigina comprendeva alcuni dei più grandi aristocratici di Francia: il duca di Lauzun, il barone de Talleyrand (cugino del futuro ministro degli Esteri), il marchese di Jaucourt. Gli stessi trattamenti di Mesmer indicavano l’elevata condizione della sua clientela. Una delle quattro vasche era riservata gratuitamente ai poveri, ma il posto delle altre tre doveva essere prenotato con largo anticipo e garantiva introiti stratosferici.
Antidoto contro la noia per nobili e agiati commercianti, il magnetismo animale mieteva crescenti consensi anche negli ambienti riformatori e radicali. Era infatti considerato un’espressione di quella scienza popolare in voga alla vigilia della convocazione degli Stati Generali. Tra i suoi sostenitori Mesmer poteva annoverare futuri capi della Rivoluzione come Danton, Lafayette, Adrien Duport, Jacques-Pierre Brissot, Jean-Louis Carra e Nicolas Bergasse. Avevano scelto il mesmerismo perché serviva da arma contro il dispotismo accademico che opprimeva chi, più in basso nella scala sociale, aveva un genio superiore.
Dopo la presa della Bastiglia, il duro acciaio di Guillotin si sostituirà al fluido invisibile di Mesmer. Le sue vasche si svuotano. L’ingente patrimonio accumulato in quindici anni si dissolve in pochi mesi. Nel periodo del Terrore, la sua vita è minacciata da Robespierre. Nel 1792 si rifugia a Vienna. Lì viene prima arrestato e poi sorvegliato dalla gendarmeria del Kaiser, perché sospettato di simpatie rivoluzionarie. Ripara in Svizzera, eterno asilo dell’intellettualità europea.
Poco prima della sua morte, aveva dato il suo benestare all’istituzione di un corso di magnetismo animale presso l’Università di Berlino. James Braid aveva iniziato l’analisi dell’ipnosi indotta in Inghilterra e gli ipnotisti transalpini, guidati da Jean-Martin Charcot, avrebbero esercitato un’importante influenza sullo sviluppo della psicologia freudiana. Per altro verso, il mesmerismo continuerà a ispirare sia teorici politici come Charles Fourier e Robert Owen, sia romanzieri come Honoré de Balzac e Alexandre Dumas, fornendo loro quel materiale che Théophile Gautier chiamava «il fantastico, il misterioso, l’occulto, l’inesplicabile».
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L’amico Michele non sbaglia un colpo. Molto interessante per i miei studi Parigini all’IPSO.
Charcot, scopritore della moderna Neuroanatomia e Freud, suo allievo al magnifico ospedale settecentesco, credo, ancora in funzione a Parigi La Pitie Salpetriere, curato e conservato con rispetto.
Charcot “curava” con l’ipnosi l’isteria, e durante la sua attività Parigi pullulava letteralmente di donne “isteriche”. Poi lui è morto e le parigine isteriche si sono ridotte a una manciata: senza più nessuno che dedicasse il proprio tempo e la propria professione a convincerle di essere isteriche, sono rimaste unicamente le isteriche vere.