
Voi sapete quali sono i due pilastri della retorica cui puntualmente ricorrono i presunti “amici di Israele”? Sicuramente sapete quali sono, magari proprio perché sia pure in buona fede siete tra quelli che si abbandonano a quella retorica, siete cioè nel gruppo di quegli “amici di Israele”.
Il primo è questo: che “Israele ha diritto di esistere”. Caspita. Israele ha diritto di esistere. E perché non avrebbe diritto di esistere? In base a quale motivazione? Sulla scorta di quale considerazione, sulla base di quale urgenza si sente il bisogno – cioè i presunti amici di Israele sentono il bisogno – di dire che Israele ha il diritto di esistere? Mistero.
Sentono forse il bisogno di dire che la Mongolia ha il diritto di esistere? Sentono il bisogno di dire che il Togo ha diritto di esistere? Sentono il bisogno di dire che la Lituania ha il diritto di esistere? Dirò di più, e chi ha orecchie per intendere intenda: sentono il bisogno di dire che l’Ucraina ha il diritto di esistere?
No, ovviamente. E perché dicono che Israele ha il diritto di esistere? Perché non hanno digerito l’esistenza di Israele. Perché avvertono e più o meno oscuramente condividono il dubbio sul fatto che Israele abbia davvero il diritto di esistere.
Veniamo al secondo pilastro di quella retorica, cara ai presunti amici di Israele: “Israele ha il diritto di difendersi”. Ma va? E per quale motivo mai non avrebbe il diritto di difendersi? Che cosa fa dire all’amico, al presunto amico di Israele, che Israele ha il diritto di difendersi?
La risposta più assolutoria e pietosa è che dice così perché altri negano che Israele abbia il diritto di difendersi. Ma appunto è una risposta inveritiera. L’amico di Israele, il presunto amico di Israele dice quella banalità – e cioè che Israele ha diritto di difendersi – perché non ha affatto digerito che Israele abbia quel diritto. Qualcuno avrebbe qualche dubbio sul fatto che un bambino ha diritto di esistere e che il padre ha il diritto di difenderlo?
Chi rivendica il diritto di esistere di Israele, chi reclama il diritto di Israele di difendersi, è quello che in realtà non è affatto certo che Israele abbia quel diritto; è quello che ha bisogno di dirlo per tentare di convincersene, perché in realtà non ne è convinto.
Avrebbe bisogno, sentirebbe l’urgenza di dire che non bisogna picchiare i bambini? Avrebbe bisogno, sentirebbe l’urgenza di dire che non bisogna violentare le donne? No. Perché sarebbe convinto di quelle giuste banalità, e non avrebbe bisogno di riaffermarle.
È chiaro il discorso?
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Il punto è che dopo quelle due affermazioni non c’è mai il punto, bensì l’aggiunta del fatidico MA. Che è il marchio di fabbrica dell’antisemita: Israele ha il diritto di esistere MA. Israele ha il diritto di difendersi MA. Il terrorismo è brutto MA. Hamas ha fatto cose orribili MA. E dietro quel MA viene qualunque cosa, letteralmente qualunque, Israele abbia fatto o abbia intenzione di fare per difendersi.
Non sarà che chi afferma e conferma quelle due questioni indiscutibili, lo fa per ribadire ad Hamas, ai terroristi e chi li sostiene che non esistono discussioni su certi argomenti? Una mia ingenuità a crederlo?
Gli “amici di Israele”, come me, difendono Israele e gli israeliani dagli attacchi dei “paladini” della Palestina Libera, che urlano “dal fiume al mare” senza sapere cosa significhi e giustificano il 7 ottobre. Io difendo Israele a prescindere e se mi disprezzi come amico me ne farò una ragione ma continuerò a farlo
Forse il passo successivo degli «amici» sarà di sostenere che gli ebrei tutti hanno diritto di esistere, e magari anche di difendersi, ma «in maniera proporzionata».