

Questa settimana mi concedo una vacanza dagli argomenti più severi trattati di recente: ogni tanto serve ricordarci che la leggerezza “ridendo castigat mores”. Può sembrare fatuo, persino fuori luogo, scrivere di moda e costume al limite del dandismo in momenti così incerti. Ma a me pare necessario distogliere ogni tanto il pensiero dagli affanni che incombono su di noi: quello che stiamo vivendo speriamo che passi al più presto, e un momento di distrazione può aiutare.
Dunque, oggi parlo del blu, un colore che evoca il cielo notturno quando è sereno, punteggiato di stelle, a volte rischiarato dalla luce argentea della luna.
Sorvolate sull’inevitabile effetto Narciso per l’uso di due immagini virtuali che ritraggono un signore riconducibile a me: nella prima indossa uno sportivo blazer, nella seconda un più formale gessato, sempre blu. Avrei potuto pubblicare immagini di repertorio, come ho fatto altre volte, ma mi rendo conto che queste due mise rispecchiano meglio il mio modo di intendere il vestire e spiegano il perché delle mie scelte, quindi funzionali a quanto mi accingo ad affermare.


Partiamo da un presupposto: gli abiti da sera o da occasione formale vanno dal grigio fumo al nero. Mai avremmo visto due sir come Winston Churchill o Anthony Eden presentarsi in completo blu a un ricevimento serale a Buckingham Palace. Anche se, recentemente, al funerale di Armani, familiari e collaboratori erano tutti in blu, pare su istruzioni lasciate dal defunto.
La mia idea resta che, per le occasioni serali dopo le 18, siano più appropriati completi grigio scuro o neri; o, dove richiesto, lo smoking, che gli americani chiamano tuxedo dal Tuxedo Club nel New Jersey. È inutile descriverlo, perché tutti lo conoscono, ma alcune precisazioni sono opportune: sono orrendi gli smoking con petti sciallati, quelli portati con cravatte nere lucide al posto del papillon, peggio se abbinati a camicie nere di seta, sono volgari usanze recenti introdotte da attori americani e imitate da aspiranti dandy nostrani.
Questo cenno a un abito di uso ormai raro, appannaggio di un mondo elitario, mi serve per riaffermare con decisione che il blu non è colore da cerimonia o da sera, ma sportivo o da lavoro, con limite orario fissato al tardo pomeriggio.
Il blazer, con bottoni dorati o bruniti, è una giacca di panno blu a uno o due petti. Il nome deriva dalla marina inglese, che nel 1837 lo fece indossare agli ufficiali della fregata HMS Blazer in occasione della visita della regina Vittoria. La giacca piacque così tanto alla sovrana da essere poi adottata per tutta la Royal Navy.
La mia preferenza va alla versione monopetto, tre bottoni, due spacchi, tasche con pattina. Anche il doppio petto a sei bottoni veste molto bene, purché lo indossi una persona alta e senza pancia.
Il blazer si abbina a pantaloni di flanella grigia (chiara o non troppo scura), cavalry twill beige e non biscotto, velluti di ogni colore eccetto il marrone, scozzesi tipo Black Watch e anche jeans, chiari o scuri, persino délavé.
Con questi abbinamenti sarebbero da evitare i mocassini (mai neri): meglio indossare scarpe di cuoio o scamosciate, dal tabacco al testa di moro, con cintura coordinata e fibbia in armonia con i bottoni della giacca. Mai una fibbia in acciaio con bottoni dorati. Vietata la camicia bianca; perfette invece le azzurre, rigate o quadrettate. La cravatta più adatta è la regimental: mai una tinta unita blu, perché nulla è peggio di due blu di tonalità diversa accostati. Lo stesso problema vale per il nero: non esistono due neri uguali. Gradevole una pochette fantasia o un fazzoletto azzurro coordinato alla camicia, unita, rigata o quadrettata che sia.
Anche il completo gessato che indosso non ha valenza formale: l’ho abbinato a scarpe e cintura scamosciate, camicia button-down a righine — sì, si può — e cravatta fantasia. La giacca è a tre bottoni, tasche con pattina; i pantaloni hanno le pince, fondo 23 cm e risvolti. Agnelli lo portava doppio petto, petti a lancia, tipico di Caraceni, con abbottonatura bassa. Prendere nota: le scarpe sempre scamosciate! (Ci sono mille foto che lo testimoniano). Notare nella mia foto la gessatura larga: quella stretta fa molto bodyguard, poliziotto in borghese, mafioso o camorrista, a scelta vostra.
Il gessato non è male anche nei toni del grigio; mai il nero, per gli stessi motivi della riga stretta. Evitare il doppio petto azzurrino indossato maldestramente da De Benedetti, inadatto al suo fisico pingue.
In inverno, da indossare sotto un cappotto a due petti di tweed leggero a spina di pesce molto minuta nei toni del grigio, oppure sotto un classico cammello a due petti con taschino, magari riesumando la martingala a due bottoni molto alta. Da evitare il cappotto blu, per quanto sopra, oltre che il nero e il loden; se piove, un trench Burberry o Aquascutum.
Nella quasi scomparsa mezza stagione, un suggerimento per sfuggire all’ovvietà è un completo in velluto blu mille righe da abbinare a camicie unite, rigate o quadrettate nelle tonalità dell’azzurro.
Un’ultima notazione, valida sempre: qualunque mise deve avere un’aria vissuta e dégagée. L’effetto manichino — tutto nuovo, tutto stirato, tutto ingessato — è quanto di peggio. Si narra che i facoltosi lord inglesi assumessero un personal butler della loro stessa taglia per fargli indossare, per qualche tempo, abiti e scarpe appena acquistati, così da eliminare la patina di nuovo e donare quell’aspetto vissuto che è il vero chic.
L’understatement è un segno di civiltà ed educazione. Siamo invasi dalla volgarità: difendiamoci anche nel vestire. E se queste mie risolute affermazioni, da prendere con humour, riusciranno a regalarvi qualche minuto di leggerezza, avrò raggiunto il mio scopo, mentre il mondo continua a girare tra guerre, virus, negozi che chiudono… e una Ferrari che da diciotto anni rincorre un mondiale.
PS
Le lettrici mi perdonino per questa divagazione tutta al maschile.
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Non so sia Lei nei disegni, ma penso e spero di sì.
Davvero un bel signore, in cui l’eleganza nel vestire rispecchia l’eleganza innata della persona.
Quando la forma corrisponde al contenuto.
Grazie.
Grazie, i suoi articoli sono consigli di stile presentati con …classe!!