

Francia e Irlanda boicottano, almeno a parole, le tecnologie militari israeliane, salvo poi ricorrervi quando risultano indispensabili. Germania, Grecia e India scelgono invece il pragmatismo, mentre l’export israeliano continua a registrare nuovi record.
Quando, a luglio, il presidente francese Emmanuel Macron è volato in Siria per incontrare il nuovo leader siriano Ahmed al-Sharaa, il suo aereo presidenziale era equipaggiato con un sistema di difesa antimissile prodotto da Elbit Systems, colosso israeliano dell’industria militare.
Tuttavia, come ha ricordato il “Jerusalem Post”, pur utilizzando tecnologie militari israeliane quando gli fa comodo, in altre occasioni il governo francese le ha messe al bando. È accaduto, ad esempio, alla fiera Eurosatory di Parigi: nel 2024 le aziende israeliane non hanno potuto partecipare, mentre nel 2026 i loro stand sono stati oscurati.
Il caso dell’Irlanda
Meno incoerente, ma altrettanto irrazionale, è stato il recente operato dell’Irlanda. Il nuovo jet governativo irlandese, costato 53 milioni di euro, è stato acquistato senza FalconEye, una tecnologia sviluppata anche da Elbit. Il sistema consente di atterrare in presenza di nebbia e, più in generale, in condizioni meteorologiche che limitano la visibilità.
Già nel 2024, quando era ministro degli Esteri, il primo ministro irlandese Micheál Martin aveva dichiarato che l’Irlanda non avrebbe acquistato attrezzature contenenti prodotti israeliani.
Tuttavia, il giornale irlandese “The Journal” ha scoperto che quattro elicotteri appartenenti all’IAC sono stati consegnati con sistemi di volo sviluppati congiuntamente da Elbit e Airbus, poiché «il velivolo non può essere costruito senza di essi». È stata inoltre consegnata una nave da pattugliamento marittimo dotata di un radar di fabbricazione israeliana.
Alleanze più solide
Se Parigi e Dublino hanno adottato un atteggiamento ostile per ostentare una presunta superiorità morale, altri Paesi hanno dimostrato maggiore pragmatismo.
La Germania ha recentemente acquistato dallo Stato ebraico diversi sistemi di difesa antimissile, tra cui l’Arrow 3. Verso la fine di luglio, invece, la Grecia ha approvato un accordo da 3,5 miliardi di euro per l’acquisto di tecnologie militari israeliane, come riporta ancora il “Jerusalem Post”.
Gli investimenti greci comprendono il sistema Spyder per le intercettazioni a corto raggio, il Barak MX contro le minacce a medio raggio e il David’s Sling per l’intercettazione dei missili balistici. Questi sistemi sono realizzati da Rafael e Israel Aerospace Industries (IAI).
Esportazioni record
Nonostante i tentativi di boicottaggio, negli ultimi anni le esportazioni militari israeliane hanno raggiunto cifre record. A giugno, il ministero della Difesa israeliano ha comunicato che nel 2025 il loro valore complessivo ha toccato i 19,2 miliardi di dollari, con un aumento del 30 per cento rispetto al 2024. È il quinto anno consecutivo in cui viene superato il record precedente.
Se le esportazioni sono in netta crescita, anche le importazioni registrano volumi significativi. Secondo un rapporto di Amnesty International, tra il 7 ottobre 2023 e il 30 novembre 2025 l’India ha spedito in Israele almeno 2.596 carichi di armi, munizioni e componenti destinati a macchinari militari.
Tenendo conto della linea ostile di Amnesty nei confronti dello Stato ebraico, queste cifre dimostrano comunque che, a differenza di Francia e Irlanda, esistono governi capaci di guardare oltre l’ideologia.
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