3 pensieri su “Quell’estetica del lutto che rischia di banalizzare la sofferenza autentica”

  1. Mi sembra che questa gente sia anche convinta che il fatto di soffrire sia di per sé un titolo di merito, quindi se mostrano di soffrire tanto per i poveri bambini palestinesi aumenta il loro valore aggiunto. Quando invece l’unica cosa che aumenta è il loro egocentrismo che, come lei ha giustamente notato, prorompe da ogni frase: IO non riesco più a ridere, IO non riesco più a dormire, IO soffro tanto. Poi sì, laggiù in fondo da qualche parte ci sono anche le persone per le quali soffro.

  2. “Non si può parlare dell’etico. L’etico è trascendente.”
    Ludwig Wittgenstein

    Wittgenstein non ha mai voluto scrivere di etica e la sua generazione ha attraversato ben due guerre mondiali, nella prima ha combattuto e toccato l’orrore delle trincee e della prigionia e nell’altra si è impegnato per alleviare le pene causate dai bombardamenti tedeschi sull’Inghilterra.

    Ne parla una volta, in un celebre e folgorante discorso, poi trascritto.

    Non un caso, anche alla luce di quel che scrivi.

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