2 pensieri su “Quell’antico e tenace vizietto di stereotipare il proprio interlocutore”

  1. Io, ad ogni buon conto, sono una pensionata povera in affitto, figlia del sottoproletariato urbano per parte di madre e della campagna per parte di padre, e la signora taverniera la prenderei molto volentieri a randellate sulle gengive.

  2. Come in tutte le cronache riportate chissà come sono andati veramente i fatti. Va detto che, al netto del legittimo diverbio tra opinioni diverse, gli ebrei, e per proiezione gli israeliani, subiscono un pregiudizio storico: sarebbero promotori “di uno stato confessionale”, “una lobby di banchieri”, e infine infidi in quanto “deicidi”. Questi preconcetti squisitamente razzisti persistono, al netto di Netanyahu, che politicamente non apprezzo ma è comunque un leader legittimamente contestato nel suo paese da un’opposizione democratica, un paese dove vivono e votano due milioni di arabo-israeliani (leggi palestinesi). Un caso abbastanza unico nella compagine mediorientale. Purtroppo in tutta questa narrazione Hamas si sottrae al giudizio del mondo, svicola le proprie responsabilità, (il conflitto e il successo di Netanyahu sarebbero finiti un anno fa se gli ostaggi fossero stati liberati) le perpetra, fornisce dati parziali sulle vittime (sicuramente moltissime) che nessun organismo internazionale si preoccupa di verificare.

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