1 ha pensato a “Quando Roma dovette imparare a essere capitale

  1. Leggendo il suo bel pezzo sulla Roma che dovette “imparare” a fare la capitale, non ho potuto trattenere un sorriso di discreto orgoglio torinese. Da torinese doc, mi ha colpito quanto l’articolo colga nel segno, perché quella grammatica sobria, simmetrica e disciplinata che lo Stato unitario portò a Roma non era solo tecnica, ma profondamente sabauda nell’anima. Torino non ha mai avuto bisogno di urlare. Le sue prospettive finiscono contro le Alpi, i portici sono un rito civile e sotto il carattere un po’ “bogianen” si nasconde un’eleganza pudica e misurata. Se Roma è il grande palcoscenico, Torino è stata la sartoria silenziosa che ha cucito l’abito istituzionale con cui il giovane Regno si è presentato al mondo, severo ma dignitoso, ordinato senza rigidità, autorevole senza retorica. E forse il complimento più bello alla Roma umbertina è proprio questo. Non ha tradito la propria natura, ma ha saputo indossare con signorilità un abito che non era suo, tagliato su misura da una città che, in silenzio, aveva già imparato da tempo cosa significa essere capitale. Grazie per aver raccontato questa storia con tanta delicatezza.

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