5 pensieri su “Quando l’intelligenza artificiale aiuta a realizzare un sogno”

  1. Effettivamente era un sogno e uno stile di vita molto particolari. La mia prima macchina è stata la Due Cavalli color verde: più che un’auto, era un simbolo di libertà e di esperienza di guida avventurosa. Gestire le curve e il senso di instabilità era un’emozione unica. A parte questo aneddoto e la nostalgia, l’articolo è molto interessante!

  2. Complimenti: la Fiat, la Renault e l’Alfa Romeo mi piacciono molto e secondo me danno dei punti a molte auto di recente produzione, come la grande Panda, che mi sembra priva di qualche personalità stilistica di rilievo.

  3. Le macchine degli anni di cui si parla erano beni oggetto di desiderio, che fosse di emancipazione, libertà, appagamento del senso del bello, realizzazione dei sogni, erano prodotte da un’tessuto produttivo che imponeva il gusto, linea, stile. L’offerta odierna soddisfa necessità, più raramente piacere o desiderio, se non per delle nicchie.
    In quegli anni si producevano – e offrivano – meno prodotti, ma maggior contenuto stilistico e ingegneristico, per tipologia meccanica e diversità di stili.
    Trovo laconico ciò che avviene invece oggi, in cui la macchina è sentita più alla stregua di un elettrodomestico, omologata e indistinguibile, spogliata della sua naturale carica di sensualità e seduttività, con tutto quanto importa, per noi pochi appassionati veri.

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