

Droni, sconfinamenti, interferenze elettroniche e incidenti sempre più frequenti mettono sotto pressione il fianco nord-orientale della NATO. Tra la Bielorussia, Kaliningrad e il vulnerabile corridoio di Suwa?ki, Lituania e Polonia si preparano a uno scenario nel quale la rapidità della risposta alleata potrebbe risultare decisiva.
Prima parte di due
Vilnius: doppia allerta anti-droni in meno di 48 ore
Vilnius. Pochi minuti dopo la mezzanotte di martedì 15 settembre, i telefoni cellulari agganciati alle celle della capitale e dei distretti limitrofi emettono l’allerta gialla, il livello che segnala un possibile pericolo aereo secondo il sistema nazionale di allerta della popolazione (LT72): si invitano le persone a cercare riparo in un luogo sicuro e a non avvicinarsi a oggetti sospetti.
L’allerta rientra mezz’ora più tardi, quando i caccia Eurofighter italiani della missione NATO di Baltic Air Policing, decollati dalla base di Šiauliai, abbattono il velivolo nei pressi di Pratk?nai, nel distretto di Kaišiadorys, a circa 20 km dal centro di Kaunas, la seconda città del Paese. Secondo quanto riferito dal Centro nazionale di gestione delle crisi (NKVC), il drone si stava avvicinando al bacino idrico di Kaunas, sede di una delle centrali idroelettriche più importanti del Paese.
È il secondo avviso d’emergenza in meno di 48 ore. Nella giornata di domenica 13, intorno alle 13.10, era stata emanata un’altra allerta della stessa categoria e per lo stesso motivo: drone non identificato. Anche in quel caso, l’allerta era cessata dopo circa mezz’ora ma, come avrebbero scritto i giornali poco dopo, si sarebbe trattato di un falso allarme: il radar aveva scambiato uno stormo di uccelli per un potenziale drone.
Dunque, ben due allerte in meno di 48 ore hanno interessato la popolazione residente nell’area della capitale lituana e nei dintorni: non era mai successo.
Il drone di martedì
Secondo le autorità lituane, il drone abbattuto dai piloti italiani è con ogni probabilità entrato in Lituania dalla vicina Bielorussia e ha attraversato per circa mezz’ora lo spazio aereo lituano, sorvolando diverse aree abitate a sud di Vilnius. Come affermato dal ministro della Difesa lituano, Robertas Kaunas, pare che il drone fosse equipaggiato con materiale esplosivo.
Sulla provenienza del velivolo si è consumato un piccolo dramma: ipotesi e smentite si sono rincorse per alcune ore. In un primo momento, il ministro era rimasto cauto, spiegando ai giornalisti che sarebbe servito tempo e sarebbero state necessarie indagini approfondite per dare una risposta definitiva. Poche ore più tardi, però, il presidente Gitanas Naus?da ha confermato che si trattava di un Gerbera russo diretto in Ucraina, probabilmente deviato dalla difesa aerea ucraina.
Una serie di strani incidenti
I due episodi fin qui riportati sono solo gli ultimi, in ordine di tempo, di una lunga serie di “strani incidenti”. Nella giornata di domenica, oltre al falso allarme già descritto, le autorità avevano rilevato un altro oggetto nello spazio aereo lituano nei pressi di Var?na, successivamente scomparso nella regione di Kaliningrad. Secondo le autorità, si sarebbe trattato di un altro velivolo proveniente dalla Bielorussia, ma non sono stati raccolti elementi sufficienti per emettere un’allerta.
Nella mattinata di martedì 15 settembre, a poche ore dallo sconfinamento del drone poi effettivamente abbattuto, l’aeroporto di Vilnius aveva sospeso temporaneamente le operazioni dopo che un altro oggetto non identificato era stato rilevato dai radar.
Ma la serie di avvistamenti non finisce qui. Mercoledì 16 settembre, in una foresta nel nord della Lituania, è stato rinvenuto un altro drone. Secondo quanto riferito dalle autorità locali, il velivolo potrebbe essere precipitato mesi addietro, ma ha comunque richiesto l’intervento degli artificieri per neutralizzare l’eventuale presenza di materiale esplosivo.
Ma è l’intero fianco nord-orientale della NATO a registrare un aumento di questo tipo di incidenti. Lunedì 14 settembre, il ministro della Difesa polacco, W?adys?aw Kosiniak-Kamysz, ha annunciato il rinvenimento di un drone spiaggiato nei pressi di Rusinowo, sulla costa del Mar Baltico. Come riferito su X dallo stesso ministro, “le ispezioni preliminari indicano che si tratta di un velivolo militare senza pilota proveniente dalla Russia”. Nella giornata di martedì 15, Kosiniak-Kamysz ha confermato che la traiettoria del drone sarebbe riconducibile a quella dell’apparecchio avvistato in precedenza in territorio lituano, nel sud-ovest del Paese, proprio nella giornata di domenica 13 settembre.
Sempre lunedì 14, in serata, una fregata russa spara due flare contro un elicottero militare danese impegnato nel monitoraggio della nave nelle acque internazionali al largo di Gedser, sulla punta meridionale dell’isola danese di Falster. Secondo il ministro della Difesa danese, uno dei flare passa a pochi metri dal velivolo.
Il tema della sicurezza del fianco nord-orientale
La notizia del drone abbattuto dai piloti italiani in Lituania – così come l’incidente in Danimarca – ha avuto forte eco sui giornali e sui siti d’informazione di tutta Europa. Nel pomeriggio di martedì, il ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, è arrivato in visita ufficiale in Lituania – visita già prevista nel contesto di un più ampio tour del fianco orientale NATO – e ha effettuato un sopralluogo nell’area dove sono stati rinvenuti i rottami del drone.
La sicurezza del fianco nord-orientale della NATO, dunque, resta un tema di grande attualità per tutta l’Europa. Ma gli incidenti della settimana scorsa non sono una novità. A Vilnius non è la prima volta che i telefoni si attivano improvvisamente. Il sistema nazionale di allerta della popolazione, operativo già da qualche anno, è stato testato e utilizzato in altre occasioni. È anch’esso un segno dei tempi: di un quadro di sicurezza che negli ultimi anni si è progressivamente deteriorato.
L’episodio forse più traumatico che ha interessato la Lituania risale al 20 maggio scorso, quando un drone non identificato entra nello spazio aereo lituano. Alla popolazione della capitale e dei dintorni viene ordinato di cercare immediato riparo nei rifugi antiaerei designati. Il traffico aereo viene sospeso; il presidente Naus?da e il primo ministro vengono portati in luoghi sicuri. Secondo il Guardian, si tratta del primo “take shelter” alert diramato in un Paese dell’Unione europea e della NATO dall’inizio dell’invasione russa su larga scala dell’Ucraina.
L’escalation con il vicino a est
Ma il drone di maggio non è un fulmine a ciel sereno. Già da mesi la Lituania si trova invischiata in un crescendo di tensioni con la vicina Bielorussia, con ricadute dirette sulla vita civile. Gli episodi più noti sono le incursioni dei palloni aerostatici che attraversano il confine trasportando sigarette di contrabbando. Un sistema rudimentale, ma in grado di provocare notevoli disagi, soprattutto al traffico aereo, con ripetute chiusure dell’aeroporto di Vilnius e centinaia di voli cancellati.
La crisi dei palloni si aggrava rapidamente. Nell’autunno del 2025, dopo l’ennesima serie di incursioni, la Lituania chiude i valichi di frontiera ancora aperti con la Bielorussia. Ma la misura si ritorce contro Vilnius: centinaia di camion lituani restano bloccati dall’altra parte del confine; Minsk ne impedisce il rientro, esigendo al tempo stesso il pagamento delle soste. Il braccio di ferro tra i due Paesi si risolve dopo lunghe negoziazioni e forti polemiche.
Per la Lituania, i rapporti con la Bielorussia sono complicati da quando i due Paesi hanno ritrovato l’indipendenza. L’escalation arriva nel 2020, con la repressione del movimento democratico bielorusso da parte di Lukashenko. Il punto di non ritorno è però il 24 febbraio 2022: la Bielorussia mette il proprio territorio a disposizione dell’invasione russa dell’Ucraina. L’ostilità tra Vilnius e Minsk diventa insanabile.
Kaliningrad e l’ombra del Cremlino
La Bielorussia di Lukashenko è, tuttavia, solo una delle minacce. Con Mosca, la crisi, già profonda almeno dal 2014, si acutizza pochi mesi dopo l’inizio della guerra su larga scala. Nel giugno 2022 la Lituania inizia ad applicare al transito ferroviario verso Kaliningrad – che passa attraverso il suo territorio – le sanzioni europee su alcune categorie di merci. Mosca reagisce accusando Vilnius di agire illegalmente e minaccia ritorsioni. Vilnius replica che sta semplicemente applicando le sanzioni decise dall’Unione europea.
L’episodio è solo la punta dell’iceberg di un problema più vasto: la presenza dell’exclave di Kaliningrad che da ovest preme sul territorio lituano e polacco, complicando enormemente il quadro di sicurezza del Paese baltico e di tutta la regione circostante. Assieme alla Bielorussia, infatti, Kaliningrad rappresenta la spina nel fianco di questa parte di territorio NATO, creando il collo di bottiglia altrimenti noto come corridoio di Suwa?ki.
L’hotspot di Suwa?ki
Il corridoio è una delle zone più citate nelle analisi militari e sui media generalisti come possibile area di scontro nella regione baltica. Con questo nome si indica il confine tra Lituania e Polonia, lungo poco meno di 70 chilometri e, ad oggi, il solo collegamento terrestre tra i tre Paesi baltici e il resto dell’Unione europea e della NATO. La sua importanza è dunque strategica e logistica: da qui passano le principali arterie che collegano Lituania, Lettonia ed Estonia alla Polonia.
Negli ultimi anni Lituania e Polonia hanno investito nel potenziamento delle infrastrutture che attraversano il corridoio. Si tratta in larga parte di opere civili, ma con una crescente valenza anche per la mobilità militare. Il 20 ottobre 2025 è stato inaugurato il tratto dell’autostrada fra Marijampol?, nel sud della Lituania, e il confine polacco, incluso nei programmi europei per la mobilità militare tra le infrastrutture a duplice uso, civile e militare.
Kaliningrad: tra guerra elettronica e cinetica
L’importanza del confine lituano-polacco si misura anche dall’intensa attività di interferenza che la Russia esercita da anni sull’intera regione. Da Kaliningrad, infatti, i russi lanciano attività di guerra elettronica sui vicini. I servizi d’intelligence lituani segnalano l’uso attivo di sistemi di jamming e spoofing dei segnali satellitari, con interferenze che possono compromettere la navigazione di aerei e navi civili e militari nell’intera regione baltica.
Secondo le autorità lituane, la capacità russa di spoofing nell’enclave è passata da tre antenne all’inizio del 2025 a 36 nel 2026, con una portata che può raggiungere circa 450 chilometri. Le interferenze non riguardano soltanto l’aviazione: interferiscono con alcune reti di telefonia mobile e, durante i picchi, mandano in crisi i sistemi di localizzazione del trasporto pubblico a Klaip?da, la terza città della Lituania. Sulla costa polacca, una ricerca condotta nel 2025 ha localizzato in Kaliningrad l’origine dei forti segnali di jamming e spoofing rilevati nel Golfo di Danzica. La guerra elettronica è quindi una delle principali forme attraverso cui la presenza russa nell’exclave produce effetti diretti al di fuori dei suoi confini.
In caso di aperta ostilità, la questione assumerebbe una dimensione diversa. Kaliningrad ospita una componente significativa delle capacità militari russe nel Baltico, oggi ridimensionate rispetto a prima dell’invasione dell’Ucraina dal trasferimento di gran parte delle forze sul fronte. Mosca, tuttavia, sta già ricostituendole: secondo l’intelligence lituana, la brigata di fanteria di marina di stanza nell’exclave è in espansione, mentre prosegue lo sviluppo dell’infrastruttura militare. In uno scenario di conflitto, Kaliningrad potrebbe assumere un ruolo strategico centrale: insieme alla Bielorussia, potrebbe contribuire a bloccare il corridoio di Suwa?ki, ostacolando il movimento di forze e rifornimenti dalla Polonia verso i Paesi baltici.
La tempestività della risposta NATO
È anche alla luce di questa vulnerabilità che il corridoio di Suwa?ki è diventato uno dei punti in cui gli alleati NATO concentrano attività di addestramento e preparazione alla difesa. Negli ultimi mesi si sono svolte almeno due esercitazioni su larga scala. A giugno, l’esercitazione multinazionale Gallant Boar 2026 ha coinvolto forze lituane, polacche e francesi proprio nell’area del corridoio. Le esercitazioni hanno riguardato il rapido dispiegamento e il coordinamento delle forze alleate per la difesa dell’area.
Il 18 agosto scorso una formazione aerea insolitamente numerosa ha operato sopra la Polonia e il Baltico, intorno a Kaliningrad, coinvolgendo caccia statunitensi e norvegesi. L’attività è stata descritta dalle autorità NATO come addestramento pianificato. Il fatto che un’operazione di tali dimensioni si sia svolta proprio intorno a Kaliningrad ha attirato l’attenzione degli analisti militari, che vi hanno visto un possibile avvertimento della NATO ai russi. Sui dettagli operativi si sa comunque relativamente poco.
Tuttavia, il problema rappresentato dal corridoio di Suwa?ki non consiste soltanto nel difendere una fascia di territorio stretta ed esposta al nemico, ma nel garantire che, in caso di crisi, le vie attraverso cui arriverebbero rinforzi e rifornimenti possano rimanere operative. Non si tratta quindi soltanto di capire se il corridoio sarebbe difendibile, ma se la NATO e i Paesi della regione sarebbero in grado di reagire con sufficiente rapidità. Ma la tempestività della risposta non dipende soltanto dalle capacità militari degli alleati NATO: dipende, in primis, dalla volontà di intervenire in base ai principi dell’Alleanza. E, su questo punto, non mancano le incognite.
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