

Le immagini degli incontri in Egitto che hanno portato alla tregua a Gaza rivelano subito un fatto clamoroso: l’Europa non c’è. Non esiste.
Mentre le piazze europee rigurgitavano di manifestanti che inneggiavano a uno Stato palestinese “dal fiume al mare” – cioè alla cancellazione di Israele – accusando i governi di pavidità per non aver isolato lo Stato ebraico, e mescolando la solidarietà verso i palestinesi con un urlo di rabbia contro le élite e le istituzioni (tra cui quella ebraica era la più bersagliata), in Egitto si scriveva una pagina di storia.
Una pagina voluta da Trump, con il pragmatismo di un uomo d’affari, e condivisa dai Paesi arabi. Una pagina che tutti speriamo si traduca in una tregua stabile, seguita dalla restituzione degli ostaggi e poi da un percorso di pace più duraturo.
Il presidente americano non solo ha voluto dimostrare di essere il vero artefice della futura pace a Gaza e di un nuovo equilibrio in Medio Oriente, ma anche di essere l’unico rappresentante del mondo occidentale in grado di giocare un ruolo globale. In questo modo ha relegato i leader europei a semplici comparse.
Come spesso accade nella storia, sono i momenti di crisi e le umiliazioni a suscitare reazioni importanti. Il pericolo, però, è che in Europa ciò non porti a una presa di coscienza della propria grandezza — di un continente la cui storia è stata fondamentale nella costruzione dei percorsi democratici — ma piuttosto al rafforzarsi di pulsioni estremiste e disgregatrici dell’idea stessa di Europa.
Siamo di fronte a uno dei momenti più difficili della storia del nostro continente. Determinante sarà l’azione di quella, seppur minoritaria, parte della classe dirigente e della politica pronta a esporsi per arginare i populismi, siano essi di destra o di sinistra.
Se quest’azione riuscirà, e in Europa non si confonderà più la necessità di essere globali con la rinuncia alla propria identità culturale, allora la lezione dei recenti accordi tra Israele e Hamas potrà diventare un’opportunità. In caso contrario, non sarà che un acceleratore della deflagrazione europea.
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