

Mehdi Salahshour, uno scultore che gestiva un proprio laboratorio nella città di Mashhad, aveva 54 anni quando è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco dalle forze governative iraniane, durante una protesta avvenuta l’8 gennaio 2026. Secondo l’organizzazione per i diritti umani “Hengaw”, era sposato e aveva due figli.

Quello di Salahshour non rappresenta un caso isolato. Dopo lo scoppio delle proteste antiregime in Iran tra dicembre 2025 e gennaio 2026, l’associazione ARC (Art at Risk Connection) ha riportato che tra le vittime uccise dalle milizie della Repubblica Islamica figurano anche numerosi artisti.
Se molti esponenti del mondo della cultura e dello spettacolo sono morti per essersi ribellati al regime teocratico che governa l’Iran, la stretta su quelli ancora vivi si è rafforzata. Secondo il sito “Iran International”, sono stati avviati procedimenti giudiziari mirati contro attori e artisti che hanno appoggiato le proteste.
Attori e registi
Sempre l’8 gennaio, è stato ucciso a Teheran nel corso delle proteste anche l’attore e regista teatrale Ahmad Abbasi. Il sito “IranWire” ha riportato che, secondo un testimone oculare, Abbasi si sarebbe trascinato in un vicolo dopo essere stato colpito dalle forze governative, consegnando il telefono a un passante e chiedendogli di chiamare l’ultima persona nella lista dei contatti. Quando la famiglia è giunta sul posto, però, lui era già morto.
Poiché non c’erano ambulanze nei paraggi, la madre di Abbasi avrebbe tenuto il corpo del figlio tra le braccia fino alla mattina seguente, per impedire che le autorità sequestrassero il cadavere, come accade spesso con i corpi dei manifestanti uccisi. In seguito, tuttavia, gli agenti del regime sono riusciti comunque a prelevare il corpo, imponendo alla famiglia il pagamento di un miliardo di toman (circa 6.940 euro) per riaverlo.
Il 9 gennaio è stato assassinato a Teheran, insieme ad altri manifestanti contro i quali le forze armate avevano aperto il fuoco, anche Javad Ganji, regista e assistente alla regia attivo nel cinema e nella televisione. Originario di Hamedan, nell’Iran occidentale, aveva 39 anni.

Nello stesso giorno ha perso la vita a Teheran per mano delle forze governative anche l’attrice teatrale Reyhaneh Yousefi, all’età di 28 anni. Secondo “IranWire”, gli agenti del regime avrebbero fatto pressione sulla famiglia affinché dichiarasse che la giovane era morta in un “incidente stradale”, nel tentativo di insabbiare l’omicidio.

Musicisti
Nella città di Karaj, nel nord dell’Iran, l’8 gennaio sono stati uccisi Yaser Modir Rousta, insegnante di musica e maestro di strumenti tradizionali come tar e setar, e Foad Safaei, che oltre a essere un cantante suonava anche la chitarra e il pianoforte. Safaei è stato sepolto l’11 gennaio, appena due giorni prima di compiere 24 anni.

Il giorno successivo le forze governative hanno sparato mortalmente, nella città di Arak, nell’Iran occidentale, anche al cantante Babak Jamali, padre di due figli. Aveva invece solo 17 anni Abolfarz Yaghmouri, rapper assassinato a Fardis, nell’Iran settentrionale: dopo avergli sparato al cuore, gli agenti di sicurezza lo avrebbero picchiato e scoraggiato chiunque si trovasse nelle vicinanze dal portarlo in ospedale. È quanto hanno riferito i suoi familiari a “IranWire”.

Fotografe
Aveva 28 anni Ghazal Aghaei Lindi, fotografa amante della natura, quando è stata uccisa dalle forze governative nel quartiere Qaleh Hassan Khan di Teheran, il 9 gennaio. Era originaria di Alasht, nel nord del Paese.

Tra l’8 e il 9 gennaio è stata assassinata all’età di 36 anni anche Shokoufeh Abdi, ad Arak, dove lavorava in uno studio fotografico. Abdi è stata successivamente trasferita e sepolta a Shazand, sua città natale.


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La cosa che sconvolge è il silenzio tombale che è calato sul movimento di protesta. Non mi sembra che ONU &Co. si siano attivate per dare supporto ai manifestanti, d’altro canto si ode ancora l’eco del messaggio americano “stiamo arrivando”….ndo, ndo….