

C’è una strategia: voglio minare la routine e sabotare la logica. Lo facciamo da 40 anni con una strumentazione insolita. È importante minare la funzionalità e la conoscenza, disturbare l’ovvio.
L’arte non nasce dall’abilità, ma dalla necessità. Non si fa perché si può, ma perché si deve.
Blixa Bargeld

Dov’è il novecento? Il novecento è qui, nelle trincee ucraine. Dov’è l’espressionismo tedesco? L’espressionismo tedesco è qui con gli Einsturzende Neubauten. Dove sono le guerre mondiali? Le guerre mondiali sono rapaci a appollaiate sul letto dei nostri figli. Siamo nel tormento di un XXI secolo che riesce a mostrare poco più della capacità di uccidere con raffinate tecnologie, capace di schedare e riconoscere milioni di persone, analizzare masse di dati mostruose e può affidare ad un robot la licenza di uccidere. Il XXI secolo senza le avanguardie artistiche del XX, senza foga creativa, senza lucida follia, senza i capolavori del cinema, senza emancipazione femminile, ma con la stessa violenza. Un nuovo secolo sterile, dal ventre secco, affetto dall’illusione di un controllo totale e pervasivo. Capace di una manipolazione dei cervelli nello scorrere impetuoso di informazioni vere e false, inestricabilmente abbracciate e con dittatori affamati di organi da farsi trapiantare in vista di un’allucinante vita eterna chirurgica.
Atterriamo sul pianeta Einsturzende Neubauten per gettare un ponte tra XX e XXI secolo osservando il fiume limaccioso della storia dove scorre il novecento in tutto il suo splendore di sangue e creatività. I nostri musicisti di oggi non fanno musica per intrattenere un pubblico che sorseggia spritz e chiacchiera amabilmente sull’orlo dell’abisso, il loro vuole essere un suono totalizzante, titanico, tedesco e i loro brani sono presuntuosi, fastidiosi, ambiziosi, monumentali, apocalittici e dolcissimi ovvero poetici.
Potete non addentrarvi oltre non sono suoni che lisciano il pelo, ma poco inclini ai compromessi e agli stereotipi Con gli Einsturzende Neubauten siamo di fronte ad uno dei migliori progetti musicali nati in Germania da mezzo secolo. Tutto inizia con una furia distruttiva ed iconoclasta, che riempie i palchi di cariole, martelli pneumatici, lamiere, martelli e saldatrici. Punk avanguardista, timpani fracassati e grida assordanti. Il rumore come colonna portante delle loro composizoni a tratti violente.
Sembra una ricetta alla portata di cani e porci, ma qui c’è altro e non a caso Nick Cave chiamerà Blixa Bargeld con i suoi Bad Seeds: annusa l’aria e percepisce il genio dadaista al di là degli eccessi situazionisti e punkettari. Vede la poesia. In Blixa con i suoi Neubaten abitano Berthold Brecht e Kurt Weil ritornati con la stessa graffiante ironia, abita l’espressionismo e tutto il ‘900 e Grosz con le sue caricature dissacranti. L’aspetto saliente della loro musica è la poesia, anche nelle derive più violente e provocatorie o come negli ultimi decenni con musiche più riflessive. Poesia scabra di schegge e cocci di vetro, la stessa cara ad Eugenio Montale. Nulla di consolatorio, ermetismo esistenziale.
Il nostro manipolo di rumoristi ha realizzato un disco nel 2014 che si intitola “Lament” ed è un’opera che ha come tema la prima guerra mondiale, la fine tragica della Belle Époque, il deragliamento del positivismo, l’annientamento del senso. Mattarella, Presidente della Repubblica Italiana, ha recentemente evocato la follia di quei mesi antecedenti il primo conflitto mondiale, paragonandoli ai nostri giorni, a questo danzare sull’orlo dell’abisso. Di che band parlare quindi oggi se non di loro?
La guerra in Europa sembrava scontato non rivederla mai più e invece è qui tra noi ora, feroce e assurda con milioni di morti. Dopo gli orrori della ex Jugslavia, prologo orrendo, ora assistiamo all’irreparabile in Ucraina, alla “Operazione Militare Speciale”, ad una difesa ad armi impari, allo stupro come strategia di conquista, ai bambini sepolti vivi tra le macerie, a città diventate fantasmi e ci sono ancora intellettuali che everyday ci imboniscono sull’assenza di buoni e cattivi nel conflitto, di aggrediti e aggressori, di barbari assassini e vittime inermi. Un secolo che non sa distinguere.
Si disquisiva di fine della storia pochi anni fa e invece il fiume limaccioso della storia è ancora qui con il suo carico di fango, violenza e disperazione. L’odore greve del male entra anche nelle nostre case, accarezza i nostri figli ed i loro sorrisi. Einsturzende Neubauten sono un’impersonificazione della storia, della polvere, delle scintille, delle macerie, delle urla. I suoni metallici che invadono i loro brani, i silenzi e le esplosioni allagano lo spazio sonoro improvvisamente, fulminano e spaventano.
Chi li ha visti suonare sa di come tutto il loro spettacolo sia insolitamente autentico, niente figure retoriche, solo urgenza espressiva. Non è sbagliato pensare proprio all’Espressionismo per trovare un parallelo nelle arti figurative alla loro musica, ovviamente oltre al Futurismo di Luigi Russolo e al suo intonarumori. Qui come allora l’arte è rottura d’inerzia, di abitudini rassicuranti, di mitologie borghesi e convenzioni consunte. Frantumare la retorica, scorticare i sorrisi artefatti, far breccia nelle formalità e nello scambiare la pace con la resa.
Ho cucinato una playlista che è una preghiera, un canto per accarezzare le palazzine spaccate in due, i teatri rasi al suolo, gli animali feriti in preda al panico, i raccolti che marciscono nei silos, i campi contaminati dalla merda chimica sprigionata dalle armi, gli alberi scorticati e divelti o ridotti a pali bruciacchiati, le strade tagliate in due, i ponti sbriciolati, le mani legate dietro alla schiena con le fascette di plastica, le finestre bruciate, i mobili rovesciati, le lenzuola sporche, le recinzioni abbattute, i giardini strappati, i cocci di vetro sparsi ovunque, le automobili bruciate, il fetore delle fosse comuni.
Eppure malgrado tutto questo orrore dobbiamo sorseggiare ogni giorno la surreale e pedante retorica da due soldi di chi non soffre e il facile moralismo di chi non ha mai sentito l’urlo delle sirene che annunciano droni e missili. Frotte di ignavi e vigliacchi promuovono i benefici della pace senza libertà e non fanno caso alle stanzette isolate dove nessuno può sentire. Stanzette addobbate con fili di rame scoperti collegati ad una batteria, tenaglie, forbici per le potature, fascette di plastica, un trapano, un martello, nastro adesivo di tela, asciugamani sporchi che fanno cattivo odore, una sedia inchiodata al pavimento.
Spesso il male di vivere ho incontrato
Spesso il male di vivere ho incontrato
era il rivo strozzato che gorgoglia
era l’incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.
Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.
Eugenio Montale
Archivio di (((RadioPianPiano)))
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Li vidi a Bologna 40 anni fa. Me ne sndai decostruito.