

“Questo è il momento Sputnik dell’AI”. E’ con queste parole che Marc Andreessen, uno dei più importanti venture capitalist americani dell’informatica, ha commentato la scalata della Chatbot cinese DeepSeek lanciata il 20 gennaio scorso, che in soli 7 giorni ha raggiunto il primo posto tra le applicazioni AI più scaricate. Il terremoto finanziario che ne è seguito, con NVIDIA che ha perso oltre il 14%, dimostra quanto questo settore sia il vero campo di battaglia tra USA e Cina per il predominio tecnologico mondiale.
Nella seconda metà dell’800, la corsa all’oro e al petrolio è stata un motore essenziale per lo sviluppo e l’espansione economica degli Stati Uniti, oggi l’intelligenza artificiale e lo spazio sono i corrispettivi moderni dell’oro giallo e dell’oro nero per il boom americano (o cinese) del XXI secolo.
Oggi come allora non esistono regole, chi corre più veloce arriva prima, chi è più spregiudicato, più intraprendente, più fortunato, più coraggioso ce la fa, altrimenti si resta a mani vuote. Oggi come allora non si bada a chi e come raggiunge l’obiettivo, non si ha tempo di chiedersi se qualcuno abbia troppo o troppo poco, bisogna essere nel posto giusto al momento giusto, e se c’è bisogno di sparare a chi si mette di traverso si spara.
Se il predominio americano dell’Intelligenza Artificiale sembrava assodato, il successo di DeepSeek, la sua efficienza, e, soprattutto, il suo basso costo (così si presume) sono una dimostrazione di forza che i cinesi hanno assestato a Donald Trump proprio a partire dal giorno del suo insediamento. I dettagli tecnici di quella che è diventata la principale rivale di ChatGPT non sono ancora chiari.
Elon Musk e altri sostengono che DeepSeek utilizzi 50.000 processori H100s di NVIDIA, acquisiti illegalmente, ma si tratta di un’ipotesi che per ora non può essere dimostrata. Se però fosse vera, ciò dimostrerebbe che i cinesi sono stati in grado di creare un prodotto competitivo ad una frazione dei costi degli omologhi USA. E’ proprio questo che ha causato il crollo finanziario delle imprese dell’High Tech americano, perché gli investitori hanno ora il dubbio che le decine di miliardi investite finora non abbiano valso un risultato ottenibile a prezzi estremamente minori.
Sebbene l’esplosione di DeepSeek sia stata una sorpresa per i media e gli investitori internazionali, era da tempo che gli americani erano a conoscenza delle straordinarie capacità cinesi nel campo dell’AI. Proprio per questo, Donald Trump ha invitato nello studio ovale, il giorno successivo all’insediamento, Sam Altman (CEO di ChatGPT), Masayoshi Son (CEO di SoftBank) e Larry Ellison (capo di Oracle) per annunciare il lancio del progetto Stargate.
Stargate ha l’ambizione di essere la più grande infrastruttura dell’AI mai realizzata, una piattaforma innovativa che punta a unire diverse tecnologie intelligenti in un unico sistema. A livello tecnico, si basa su una struttura modulare composta da diverse componenti specializzate che operano in sinergia.
Tra queste, modelli avanzati di apprendimento automatico (machine learning) per l’analisi di enormi quantità di dati, elaborazione del linguaggio naturale (NLP) per comprendere e generare testi, e reti neurali profonde (DNN) per riconoscere schemi complessi e generare risposte articolate. L’architettura avanzata di Stargate le permetterebbe di integrarsi con altri sistemi e crescere con le necessità degli utenti, rendendolo adatto a supportare campi complessi come la robotica, la sanità, l’esplorazione spaziale, ecc…
Il successo di DeepSeek, ora, potrebbe frenare l’entusiasmo degli investitori. Il progetto Stargate ha infatti nel suo budget astronomico il suo punto critico. Il finanziamento iniziale sarebbe di 100 miliardi di dollari, e si stima un investimento totale di 500 miliardi in 4 anni. Per raggiungere gli obiettivi, Stargate necessita la costruzione di nuovi datacenter e rispettive infrastrutture di approvvigionamento energetico per il loro funzionamento (probabilmente centrali nucleari dedicate come nel caso del nuovo datacenter di Microsoft), nonché di lavoratori altamente specializzati (se ne stimano almeno 100.000). Ora DeepSeek dimostra che la Cina ha una capacità eccezionale nell’ottimizzare i costi, a fronte di risultati pari o superiori a quelli dei colossi USA.
Gli americani sanno che non possono perdere la gara dell’AI, perché una superiorità cinese in questo campo determinerebbe un conseguente balzo in avanti nelle capacità militari, dell’intelligence, della finanza, e di tutti i settori fondamentali per una grande potenza.
Nonostante la scossa al mercato finanziario, la sfida lanciata da Deepseek potrebbe essere utile per drenare i costi elevati (anche per gli utenti) delle attuali piattaforme di AI ed evitare la formazione di bolle finanziarie fuori controllo. E’ chiaro che sia il progetto Stargate sia un’accelerazione americana sull’AI sono ora una questione vitale per gli Stati Uniti e per il loro dominio tecnologico, e da ora in poi le parole d’ordine saranno l’abbassamento dei costi e la riduzione dei tempi di sviluppo.
La vicenda DeepSeek dimostra quindi come l’AI sia un terreno di competizione tra le due grandi potenze ed un nodo fondamentale per lo sviluppo degli Stati Uniti nei prossimi anni. La revoca delle regolamentazioni da parte di Trump il giorno stesso dell’insediamento e l’incontro con i tre CEO il giorno seguente dimostrano la volontà americana di non perdere questa gara per nessun motivo.
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E mentre tutto questo accade, l’Europa intanto si gingilla con lacci e lacciuoli all’innovazione in ogni campo (agroalimentare in primis), si bea di valorizzare il fagiolo di Lamon e l’insalata di Lusia (sia detto con tutto il rispetto per gli abitanti di Lamon e di Lusia), si vanta delle proprie case green, proclama divieti ad orologeria per l’automotive endotermico (nonostante le auto europee inquinino ormai meno di un’auto elettrica, e senza incentivi per aziende che innovino in questo settore), emana a giorni alterni grida manzoniane contro i colossi USA per violazioni dei saaacri principi della concorrenza.
Di tanto in tanto, l’Europa getta distrattamente uno sguardo fuori dal finestrino del suo trenino a carbone (che emette però soltanto vapore acqueo), perché con la coda dell’occhio le era sembrato per un istante di veder sfrecciare uno Starship. Ma forse no, dai, si ingannava, è stata solo un’impressione. Nessuno Starship. Quello è fantascienza.