


Sette sigle, due centri e una sola ambizione: restare a galla nel Campo Largo. Conte e Schlein si contendono la fabbricazione di un’offerta centrista che moltiplica i contenitori senza produrre contenuti autonomi. Da Renzi a Onorato, passando per Ruffini e Gabrielli, il riformismo resta un’insegna: nessuna distanza dalle posizioni della sinistra, mentre si prepara la gara per il titolo di miglior perdente.
Allacciate le cinture, fingete interesse per un tema che, nella gerarchia delle priorità, annaspa nelle ultimissime posizioni rilevabili e provate ad arrivare in fondo a questo articolo. Il tema è la creazione del fantomatico “Centro” del centrosinistra. La quarta gamba, come la chiamano.
Premessa: non avendo sufficienti ragioni di divisione tra loro, Conte e Schlein se ne sono creata a tavolino un’altra. La più surreale.
La presunta coalizione, come noto, non ha un leader candidato premier né concorda sulle modalità con cui individuarlo. Primarie sì o primarie no? E, qualora miracolosamente si realizzasse l’unità su “primarie sì”, è noto che manca l’accordo sui dettagli (che tali non sono): turno unico o con ballottaggio, voto online o solo nei gazebo?
Last but not least, c’è la fastidiosa questioncella della postura sul dossier ucraino. Cessare la fornitura di armi all’Ucraina aggredita per propiziarne la resa (senza ammetterlo, ovviamente)? Oppure fornirle ipocritamente solo le immaginifiche armi difensive? O infine continuare ad armarla sotto la bizzarra condizione di cercare a tutti i costi la “pace” con un aggressore il quale, tra una strage di civili e l’altra, non sa più come far intendere di esservi disposto solo alle proprie condizioni? Nel dubbio, tifare, senza dare nell’occhio, per l’immondo Trump proprio quando si rivela tale.
Dunque le lacerazioni, con il loro non indifferente carico di grottesca irresponsabilità, non mancherebbero. Eppure Conte e Schlein hanno ben pensato di aggiungervi la competizione sulla creazione del “Centro” del Campo Largo.
Ora, il Centro è un luogo già sufficientemente mitologico nella politica italiana, ma la nozione di esso sconfina nel fantasy quando riferita alla coalizione (o sedicente tale) più sbilanciata a sinistra che si ricordi nella Seconda Repubblica. Tanto più se la creazione di questo Centro viene decisa a tavolino dai maggiorenti di quella stessa presunta coalizione.
I quali non solo sono talmente dubbiosi della propria proposta politica da affannarsi ad apparecchiarne per gli elettori una pur marginale e controllabile variante al profumo di centro, ma ovviamente fanno anche di questa operazione un motivo di divisione. Perché, è chiaro, c’è il Centro di emanazione Conte/Bettini e il Centro di rito ed obbedienza schleiniano. Ma anche così sarebbe troppo semplice. Siamo nel Campo Largo, signori, dove la parcellizzazione ed il frazionismo sono scelta di vita.
Provate a seguirci.
Allora, sul fronte Conte/Bettini, c’è un senatore M5S, Luigi Nave, che ha abbandonato il gruppo parlamentare contiano per entrare nel gruppo misto. Rottura insanabile con l’Avvocato del Popolo? Macché, Nave resta pentastellato di cuore e di tessera. Solo trasloca nel gruppo misto – componente AVS a scanso di equivoci – da dove nei prossimi giorni creerà una nuova, ulteriore componente dall’accattivante nome di “Avanti Psi e Progetto civico Italia”.
Questo gioco di scatole cinesi parlamentari ha un utilizzatore finale: Alessandro Onorato, l’assessore capitolino “unto” dal duo Conte/Bettini e incaricato della missione di creare il “vero Centro” del sedicente centrosinistra.
In questo modo, infatti, la neoformazione di Onorato, “Progetto Civico”, potrà, in tandem con i socialisti di Maraio, evitare la tagliola delle 6.000 firme per collegio, previste dal neonato Stabilicum per i movimenti che non hanno alcuna componente riconosciuta nel Parlamento uscente. Naturalmente resta il mistero di come possa originarsi dalla benedizione compiaciuta della premiata ditta Bettini/Conte una formazione anche solo vagamente centrista, ma questo non rientra nel perimetro del conoscibile.
Centro fatto, dunque? Neanche per sogno. Perché poi c’è l’“altro” Centro (della stessa coalizione, si badi), dove la situazione è molto più fluida e le sigle pullulano come i cento fiori di maoista memoria.
Di là innanzitutto giganteggia – non sorridete – Matteo Renzi. L’ex Royal Baby di ferrariana investitura, come noto, ha da tempo gettato alle ortiche il renzismo per salvare Renzi e i renziani superstiti.
L’operazione zattera di salvataggio destinata a mantenere in Parlamento il guastatore in chief ed un ridottissimo manipolo di fedeli passa attraverso la promessa a Schlein di “federare” e portare in dote il Centro dietro la pomposa insegna di “Casa Riformista”.
Quando il rignanese si propone di federare alcunché, la traduzione è arcinota: tutti insieme e comando io (poco importa se poi agli incontri con i soci di coalizione occorre mandare Boschi perché Conte ha promesso alla base e a Travaglio di non farsi vedere, né tantomeno fotografare, con “il Bomba”). Come spiega Salvo Di Bartolo sul Riformista, Renzi “sta portando avanti una vera e propria Opa sull’intero perimetro centrista che guarda al Campo Largo”.
Le prede di questa Opa? Preparate il taccuino. C’è “Più Uno”, il nuovo soggetto del duo Ruffini/Gabrielli (“lo sbirro e l’esattore”, come impietosamente rilevato da Salvatore Merlo sul Foglio), impegnati peraltro a realizzare anch’essi, con Bruno Tabacci, l’“operazione Nave” dal nome del caritatevole senatore pentastellato di cui sopra.
C’è l’eterna “Più Europa”, ammesso che le sue convulsioni interne la mantengano nel perimetro campolarghista. Poi abbiamo “Primavera”, speranzosa quanto misconosciuta formazione dell’ex grillino Vincenzo Spadafora. Né può mancare, come ogni volta in cui si vagheggi l’evergreen di una riedizione della Margherita, Clemente Mastella con il suo “Noi di Centro”.
Riepiloghiamo: Progetto Civico, Avanti Psi, Italia Viva alias Casa Riformista, Più Uno (consiglio non richiesto: quel simbolo non si può vedere), Più Europa, Primavera, Noi di Centro. Sette sigle sette. Con un federatore, ma magari anche due se si materializzasse il fantasma di Silvia Salis, leader politica per unzione mediatica dall’indomani dell’elezione a sindaca di Genova.
Del Centro che guarda a sinistra, signori, il catalogo è questo.
Chi scrive ritiene sommessamente che il fantasmagorico Centro sia un prodotto politico che sconta un macroscopico eccesso di offerta rispetto alla reale domanda presente nell’elettorato. Ma qui francamente si esagera. Non solo e non tanto perché il catalogo non ricomprende, ovviamente, il Centro con ambizioni terzopoliste.
Ma soprattutto perché questi due “centri” del Campo Largo hanno come massima ambizione vincere la singolar tenzone per il titolo di “miglior perdente” della coalizione.
In base alla nuova legge elettorale, infatti, la soglia di sbarramento per le liste inserite in una coalizione rimane del 3%, ma sotto tale soglia solo la lista prima arrivata ha diritto ad essere ripescata. Questa la posta in gioco nella batracomiomachia del Centro dipinto di rosso.
Ma tutte queste considerazioni impallidiscono a fronte del colossale, sfacciato limite politico dell’operazione.
Nonostante le divisioni, infatti, il Campo Largo si caratterizza, sull’asse Pd-M5S-AVS, come una coalizione marcatamente orientata a sinistra. Logica politica vorrebbe dunque che eventuali pulsioni centriste, moderate, riformiste o come le si voglia chiamare, si sviluppassero autonomamente al suo interno come una forma di insofferenza a tale impronta di sinistra radicale.
Logica politica vorrebbe che tali pulsioni esprimessero istanze programmatiche in qualche misura contrastanti con quelle degli azionisti di maggioranza dello schieramento. Qui invece siamo in presenza di un sedicente e ridicolo centrismo octroyé.
Utilizzando parole civetta malate ed abusate (quali appunto riformismo, centrismo), sono infatti gli stessi vertici di quella coalizione così sbilanciata a sinistra a varare una sorta di brand studiato appositamente per un fantomatico segmento di elettorato. Al quale viene offerta una smodata varietà di contenitori, di insegne pseudocentriste, in totale assenza di contenuti che si pongano in minima tensione dialettica con gli orientamenti maggioritari.
Da Onorato, Renzi, Salis, Ruffini, Gabrielli e dall’affollata compagnia centrista non si registra infatti alcuna presa di posizione conseguente alla strombazzata carta di identità.
Non una posizione filoucraina senza se e senza ma. Non una suggestione in chiave economica che sostituisca l’ossessione per il “tassa e spendi” con quella per la crescita che, come scrive oggi Lucrezia Reichlin, “deciderà dove sarà l’Italia fra dieci anni”. Non il coraggio di smarcarsi dalla conformistica deriva pro Pal che conduce al folle contrasto al ddl sull’antisemitismo. Non l’avvedutezza di recuperare, tra le macerie del referendum sulla giustizia, i temi del garantismo e dell’autonomia della politica dalla magistratura.
Nulla di tutto ciò. Solo vaghissime variazioni dello spartito suonato dai rispettivi mallevadori (Conte e Schlein). Sorge il legittimo sospetto che l’offerta non sia tanto politica quanto di look: chi non digerisce la pochette contiana o l’armocromismo di Schlein può ripiegare sui succedanei centristi.
O forse la verità è sfuggita ieri proprio alla segretaria Pd. Sono vent’anni, ha detto in sostanza Schlein, che ci spiegano che si vince al centro. “In questi vent’anni ci hanno fatto perdere sempre così, quindi è ora di cambiare”.
Il Campo Largo, insomma, si considera autosufficiente nella sua pur precarissima identità di “sinistra sinistra”. Le sette sigle sono solo scialuppe ad uso di un ceto politico forse persino più numeroso dei propri elettori. Questi ultimi sono avvisati.
Inserisci la tua mail per non perdere nessuno dei contenuti di InOltre. Ogni volta che pubblicheremo qualcosa sarete i primi a saperlo. Grazie!
*Iscrivendoti alla nostra newsletter accetti la nostra privacy policy

Il Club InOltre nasce per creare una community tra chi InOltre lo scrive, chi lo legge e chi lo sostiene. È il desiderio di creare punti di incontro digitali e, quando possibile, anche fisici – dove scambiarsi idee, discutere, conoscersi da vicino.
Un Club che unisce tutti quelli che contribuiscono alla buona riuscita d’InOltre e al suo successo.
InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico come di seguito specificato oppure cliccando sui pulsanti che vedi, scegliendo l’opzione che più preferisci. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.
Grazie per il vostro supporto!
Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con Causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.
Codice Iban: IT55A0306909606100000404908



Scopri di più da InOltre
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Un pezzo davvero orrendo. Pieno di livore, a partire dal linguaggio, e di sfondoni. Ognuno può pensarla come vuole, ma non può riscrivere i fatti per farsi tornare i conti. Proprio come un travaglio qualunque. O un calenda qualunque. Davvero deludente
Sarebbe magari utile e costruttivo per me e altri lettori conoscere i veri fatti che Lei potrebbe esporre, mal riportati in questo articolo secondo la sua opinione. Senza provocazione e intento polemico.