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Lo avevano chiamato “generale Armageddon” per le fierissime battaglie combattute in Siria scaricando termobariche sui jihadisti in ciabatte. Ma soprattutto per aver fatto macerie di Aleppo manco fossero in Cecenia, e per i barili di cloro svuotati sui civili.
Erano i tempi della massima stupidità occidentale: tra i dubbi amletici dell’Obama dalle linee rosse e gli squittii dei nano-leaders europei, ben felici di credere che Putin stesse risolvendo al posto loro la questione spinosissima dell’Isis, esplosa in Europa dopo anni di latenza, guarda caso due mesi dopo l’intervento russo in Siria.
Nelle camarille del potere Surovkin pareva quindi il problem solver, l’uomo adatto per estrarre dalla palude il pachiderma russo impantanato nella rasputiza Ucraina: sarebbe bastato prendere di mira scuole, case ed ospedali, terrorizzare la popolazione, distruggere le infrastrutture; fare insomma come in Siria, dove l’Occidente inconcludente ed amiccante aveva chiuso occhi e orecchie consentendo ad Armageddon di fare strame del paese.
Ma l’Ucraina non era la Siria, gli occidentali a malincuore avevano smesso di ammiccare e soprattutto gli ucraini, che si stavano riprendendo Kherson, non erano quei jihadisti ciabattati contro i quali Armageddon aveva fatto il gradasso.
Quindi fu flop e col flop emersero quelle relazioni pericolose con l’astro nascente Prigozhin, con cui Surovkin aveva già trescato in Siria e dal quale, però, fu trascinato questa volta nell’abisso durante i giorni del caos: in un Armageddon divenuto Karmageddon, per una nemesi fin troppo gentile su un macellaio di tal fatta. – JozeJechich_JJ

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Si era fatto le ossa in Cecenia e prima ancora in Afghanistan, da allora educato alla macelleria. In Russia ci sono due modi per fare carriera: avere gli agganci giusti oppure porsi come macellaio al servizio del regime.
proprio un macellaio. niente altro.