

Da tutte le attività umane, in ogni epoca e latitudine nascono stili riconoscibili, nel costruire case, edifici e luoghi di culto, negli attrezzi da lavoro, nell’abbigliarsi, nelle forme d’arte, e persino nel modo di vivere e di nutrirsi.
Il clima, la collocazione geografica, le materie prime, le tecniche, ma anche le culture e le religioni sono stati i pilastri sui quali i popoli hanno costruito il proprio modus vivendi e gli stili che ne sono derivati.
Un secondo concetto da applicare al susseguirsi di stili e mode è la sintesi hegeliana, nel senso che ogni corrente di stile reca in sé i limiti che ne determineranno il superamento e i semi della futura evoluzione.
Pochi esempi illustrano cosa si intende; uno illuminante è in architettura il passaggio dal Barocco al Rococò.
Il Barocco è nato a Roma tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento per il forte impulso del papato che voleva affermare la grandezza della chiesa, austero ed enfatico allo stesso tempo, con l’ampio uso di colonnati e statue di reminiscenza greco-romana, ricorrendo spesso a marmi prelevati dai ruderi dell’antica Roma.
Il Rococò è l’evoluzione del tardo Barocco, nato in Francia nella prima metà del Settecento, il nome è infatti la combinazione del vocabolo francese racaille (che vuol dire conchiglia o guscio) e l’italiano barocco.

È delicato e aggraziato, gioioso e luminoso, espressione delle classi aristocratiche che circondavano la corte, vivendo in leggerezza e senza affanni, durò meno del barocco, perché la Rivoluzione francese cambiò tutto.
Un altro esempio è il filo, punto di partenza del percorso che passa dal tessuto, per arrivare alla confezione di abiti, la cui foggia è l’archetipo che definisce epoche e luoghi.
Con l’avvento dell’agricoltura e della pastorizia l’uomo nomade e cacciatore cessa di coprirsi con le pelli delle prede catturate e scopre il modo di filare le fibre vegetali e animali, il passo successivo è l’invenzione del telaio.
A proposito di tessuto e vestiario, una storia emblematica che vale la pena di essere raccontata è l’universale blue jeans, un capo da lavoro che ha unificato la moda e gli stili di vita, con risvolti sociologici e persino politici.
Partiamo dal tessuto di cotone, ottenuto intrecciando un filo di trama con due fili di ordito per renderlo più resistente, prodotto sin dal Quattrocento in Piemonte a Chieri.
Il suo nome è Denim perché a Nimes in Francia si produceva un tessuto simile definito De Nimes per indicarne la provenienza.
Trattato con tintura a base di indaco dal caratteristico blu, il Denim veniva usato come imballaggio resistente e parzialmente impermeabile nel porto di Genova per le merci in partenza per le Americhe, da qui il nome Bleu de Gênes, in inglese blue jeans.
Spostiamoci ora a San Francisco all’epoca della corsa all’oro sul Klondike River. Nel 1851 l’immigrato tedesco Levi Strauss iniziò a produrre tute e salopette per i cercatori, utilizzando gli scarti di Denim da imballaggio sdruciti e stinti perché l’indaco non è solido.
In seguito, si associò con un ciabattino, tale Jacob William Davis, che cucì il primo paio di jeans con una macchina da cucire doppio ago usata per il cuoio, rinforzando le tasche con i rivetti da calzolaio e inserendo i bottoni che si usavano per gli scarponcini, erano nati i mitici Levi’s 501!
Quei pantaloni furono brevettati nel 1873, la produzione iniziò il 20 maggio dello stesso anno.

Ultimo esempio: l’automobile, che è certamente uno degli oggetti di design che più narra l’evoluzione dello stile, dalle prime traballanti carrozze a motore fino alla discussa Tesla elettrica.
Una su tutte, la storia della Citroën DS19 è quella di una rivoluzione che creò una cesura tombale col passato, aprendo la strada a tutto quello che è venuto dopo.
Nel egli anni ‘40 la Citroën iniziò a progettare l’erede della famosa Traction Avant, che era al culmine del successo, con l’obiettivo di costruire un’auto aerodinamica, leggera e tecnicamente avanzatissima, ma la guerra bloccò l’iniziativa.
Solo nel ‘45 il lavoro di sviluppo del nuovo modello riprese, richiedendo un decennio per arrivare alla presentazione della rivoluzionaria vettura, che fu presentata al Salone dell’auto di Parigi nel 1955.
La carrozzeria a forma di squalo nasce dalla matita del geniale varesino Flaminio Bertoni, che aveva disegnato la Traction Avant e realizzerà anche la Due Cavalli.
Oltre al design, che farà invecchiare di colpo tutte le concorrenti, la DS introdusse il sistema idropneumatico che governava sospensioni, cambio, frizione e i freni che erano i primi a dico montati su un’auto di grande serie.
E fermiamoci qui per non annoiare, è una questione di stile!
Se ti è piaciuto o se non ti è piaciuto questo articolo, scrivilo nei commenti.

InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico come di seguito specificato oppure cliccando sui pulsanti che vedi, scegliendo l’opzione che più preferisci. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.
Grazie per il vostro supporto!
Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con Causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.
Codice Iban: IT55A0306909606100000404908


Scopri di più da InOltre
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

??
Grazie delle chicche, presentate con stile!!