

Uno dei capitoli più esilaranti de “Il Nome della Rosa” di Umberto Eco è sicuramente quello intitolato: “Dove ha luogo una fraterna discussione sulla povertà di Gesù”. Nell’abbazia piagata da morti orrende, nell’Europa dove gruppi di eretici si facevano portavoce della lotta contro l’ordine costituito, tra le miserie e le carestie di quel tempo, gli uomini più dotti del mondo allora conosciuto si accapigliavano sulla questione se Cristo fosse ricco o povero. “Cristo aveva una borsa!” urla uno di loro, mentre quell’altro lo apostrofa: “Bada come parli, maiale, figlio della prostituta di Babilonia e di altre sgualdrine ancora!”
Nessun paragone è più calzante tra questa divertente scena medievale descritta da Eco e le tragicomiche (ancorché strazianti) polemiche che si stanno sviluppando intorno al festival “Più Libri Più Liberi”. E pensare che Eco fu criticato all’epoca dai suoi colleghi per aver scritto un romanzo che guardava al passato anziché al futuro! Quella grottesca e ironica rappresentazione degli ecclesiastici che se le danno di santa ragione, perché affermando la ricchezza di Cristo giustificavano la loro, trova oggi una riedizione aggiornata nel narcisismo di scrittori, perlopiù sconosciuti, che sgomitano per mostrarsi più cattolici del Papa alla fiera letteraria curata da Chiara Valerio.
Riassumendo i fatti, come ha descritto Alfonso Lanzieri proprio su InOltre, molte polemiche sono montate riguardo “l’inopportunità morale” di far partecipare il filosofo e scrittore Leonardo Caffo, accusato di maltrattamenti nei confronti della ex compagna, alla kermesse letteraria. A maggior ragione del fatto che l’edizione di quest’anno è stata intitolata a Giulia Cecchettin, intitolazione, ad esclusivo parere di chi scrive, frutto di un’operazione di marketing disgustosa in cui il nome della vittima di un crimine terribile è stato usato per ammantare l’evento di inattaccabilità morale, ma ognuno è responsabile della propria sensibilità. A seguito delle polemiche, Caffo ha annunciato che non parteciperà.
Non è finita qui. Il fumettista Zerocalcare, già balzato alle cronache per aver boicottato il Lucca Comics 2023 a causa del patrocinio dell’ambasciata israeliana (a tre settimane dal 7 ottobre), si è fatto portavoce di un’ulteriore polemica: nemmeno lui parteciperà, non perché Caffo sia stato inizialmente invitato, non perché si sia ritirato, ma perché Chiara Valerio ha osato dire che, in ogni caso, bisogna essere garantisti, e per questo presenterà il libro dell’autore assente. Beninteso, questa affermazione è stata accompagnata da un post sull’account ufficiale di “Più Libri Più Liberi” che recita: “Abbiamo sbagliato e ferito, ci scusiamo” in riferimento all’invito a Caffo. Per protestare contro l’onta di Chiara Valerio che ha osato pronunciare la parola “garantismo”, Zerocalcare scrive sui suoi canali: “ho deciso di annullare l’incontro previsto sull’editoria con la stessa Chiara Valerio (non perché penso sia un’appestata, ma perché mi pare impossibile glissare su questo tema e parlare d’editoria come se niente fosse; e al tempo stesso mi pare grottesco pensare che un maschio tenga un incontro in cui spiega a una donna come avrebbe dovuto comportarsi in termini di femminismo)”. Sarà comunque presente al suo stand per la vendita e firma dei suoi libri, femministi sì, ma pecunia non olet.
Come nel caso del boicottaggio del Lucca Comics, Zerocalcare, forte della sua posizione dominante nel panorama fumettistico italiano, si è fatto apripista di una corrente nutrita di altri autori che hanno ritirato la partecipazione al festival, in una gara di purezza tra coloro che, viste le posizioni dell’influente collega, si sono trovati davanti alla scelta di ritirarsi oppure di essere percepiti come corresponsabili dei femminicidi italiani. Accanto a nomi noti, come il fumettista Sio ed i tre fondatori della casa editrice Gigaciao, altri autori alle prime armi hanno sbandierato il proprio rifiuto, con messaggi dall’incipit “Ciao a tutt?”, nella speranza di ottenere i like sufficienti ad entrare nel gotha dei buoni.
È una favola talmente lineare da poter essere stata scritta da Esopo. Un festival letterario programmato con le migliori intenzioni, con la curatrice Chiara Valerio che lo dedica non ad un tema letterario, ma a Giulia Cecchettin, per sottolinearne la connotazione femminista e progressista, una vetrina per intellettuali santi e puri. È finita con altri intellettuali ancora più santi e ancora più puri, la maggior parte uomini, capeggiati da Zerocalcare, che hanno additato Chiara Valerio come la strega da bruciare sul rogo, rea di aver esercitato la sua libertà di parola su un processo non concluso. Il femminismo di comodo dei bravi ragazzi dalla parte dei diritti ha portato alla scomunica di una donna femminista che ora merita di subire il manganello moralizzatore per il fatto di non pensarla come loro.
La morale della storia è appannaggio del lettore. Certo, se questi fossero sempre stati i presupposti delle fiere letterarie si sarebbero chiuse le porte in faccia a Tolstoj, Philip Roth, Pasolini, Carmelo Bene, e chissà quanti altri. E gli Zerocalcare si sarebbero trovati in pace a parlare con sé stessi.
Se ti è piaciuto o se non ti è piaciuto questo articolo, scrivilo nei commenti.

InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico come di seguito specificato oppure cliccando sui pulsanti che vedi, scegliendo l’opzione che più preferisci. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.
Grazie per il vostro supporto!
Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con Causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.
Codice Iban: IT55A0306909606100000404908


Scopri di più da InOltre
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Molto bene ?
articolo perfetto. Mala tempora currunt
Ci si conforma laddove si ritiene di stare nella parte maggioritaria della platea, e dunque davvero il titolo dell’articolo è nel giusto laddove fa riferimento a una “epoca”, questa nostra epoca della “santità” sempre attesa e sempre pretesa. Ci si rilegga la nicciana “Genealogia della morale” per constatare come sia attuale la denuncia dell’estrema moralizzazione dei concetti che misurano i nostri “sì” e i nostri “no”, sino ad arrivare a una sorta di para-religione aggressiva e falsamente benevolente.