Fronte Russo – Febbraio 2024
Primo post di una serie periodica di approfondimenti ed analisi personali sullo scenario geopolitico attuale.
La chiave di lettura di questi approfondimenti sarà sempre quella che ha, come assunto di base, che si sia già in un conflitto mondiale e che gli accadimenti debbano essere letti in quest’ottica.
Partiamo dalla fine, ovvero la notizia del giorno della morte di Navalny in carcere, che al momento daremo per assodata. Come al solito cominciamo a dire che “everything is connected”, la morte di Navalny viene annunciata tramite canali per adesso NON ufficiali (le guardie carceraria) nel momento in cui la moglie è a Monaco in occasione della Conferenza Sulla Sicurezza a cui partecipa praticamente tutto il mondo, e nel periodo in cui viene di fatto annunciata anche la sostituzione di Elvira Nabiullina al vertice della Banca Russa.
In questo scenario la morte di Navalny, per quanto vorrei ricordare che per la sua base ideologica alla fine parliamo di uno Zar che non ce l’ha fatta (cit), ha molteplici risvolti e chiavi di lettura.

Cominciando dal grande amico/nemico della zar nello scenario WtWW3, l’ambigua ed incomprensibile Cina, la stampa ufficiale di Pechino ha dichiarato che la notizia ha messo in ombra quella della Conferenza e di conseguenza la sua importanza. La motivazione potrebbe risiedere nel fatto che a Monaco c’è anche un loro alto funzionario, la cui missione è quella di cercare di trovare aperture di credito politico per un paese che ha distrutto in pochissimo tempo il capitale accumulato nei decenni del Governo di Deng Xiaoping; qualunque elemento che possa distogliere il focus dall’attenzione sui teatri di guerra aperta potrebbe rinforzare la loro posizione.
Nell’ambito di questa complicata relazione sarà interessante tener d’occhio il Mali, dove la Wagner si sta impadronendo al suono degli AK47 e non solo delle miniere d’oro presenti, ANCHE attaccando funzionari cinesi che avrebbero dalla loro una parvenza di legalità per i diritti minerari.
In tema di politica interna russa, la contemporaneità con l’annunciata dismissione della Nabiulina dalla sua posizione a capo della Banca Russa, nonchè l’accanimento con cui lo Zar ha agito per eliminare dalle presidenziali qualunque oppositore che non fosse direttamente da lui controllato indica la volontà di arrivare ad un controllo assoluto ed incontrastato oltre a quello già in essere. Proprio questo accanimento sembrerebbe indicare che lo Zar non sente del tutto sicura la sua posizione e miri a controllare in modo diretto tutte le funzioni chiave dello stato senza interferenze per ristabilire la propria zona comfort. Tutte le figure fatte uscire di scena sono personaggi che potevano costituire un interlocutore qualificato per un vero dopo-Putin, facce nuove non asservite allo zar che avrebbero potuto affrontare un dopo conflitto dove non ci sarà solo l’Ukr da ricostruire, con una Russia che non potrà contare su amici finanziariamente capaci. Tranne la Cina che però definire amica è una parola molto grossa. Da considerare poi che in termini interni non verrà ignorato indefinitamente dalla popolazione drogata dal “culto della personalità” il degrado progressivo ed inedito di tutta l’infrastruttura civile russa, come il progressivo e costante aumento del numero degli attacchi Ukr in territorio russo, sempre più lontani, precisi e mirati. L’evidenza di questo ulteriore pericolo anche se al momento minimo sicuramente non avrà contribuito a moderare la paranoia di Putin.

Un altro risvolto della sequenza di azioni culminate con l’eliminazione di Navalny potrebbe essere legato alla politica estera, ma qui una interpetazione anche illogica diventa più complicata. Se l’idea era quella di ribadire ai nemici, USA in testa, che non li teme e che non si fermerà su questa base continuando ad alzare la posta delle provocazioni non so quanto tale idea non possa sortire l’effetto contrario. Per quanto si possa scherzare sull’età di Biden la sua politica estera al momento, con i limiti imposti da un fronte interno filorusso arrivato a controllare il maggior partito antagonista dei DEM è stata molto lineare e coerente, senza grossi errori. Uno schiaffo diretto a POTUS ignorando del tutto quanto affermato nel 2021 dallo stesso in un momento in cui scricchiola e di molto il consenso nei GOP alla linea predominante potrebbe dare argomenti a Biden, non toglierli, magari al punto di dare la spallata finale per sbloccare gli aiuti all’Ucraina.
Personalmente ritengo che questo aspetto, molto semplicemente, sia stato del tutto ignorato dallo Zar, troppo occupato a preoccuparsi solo dell’ulteriore evoluzione assolutista del suo potere.
Infine una precisazione: in questo gioco senza alcun tipo di regole non è complottismo dire che esistono anche delle possibilità che Navalny sia ancora vivo. Non tanto vegeto forse, ma non ancora morto.
Fermate le macchine
Mentre chiudevo questo articolo è arrivata la notizia della morte del fotografo di Navalny.
Nessun commento
Scopri di più da InOltre
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

È morto o nn è morto?