Era il 2 novembre del 2004 quando regista olandese, Theo van Gogh, fu assassinato da Mohammed Bouyeri, un islamista olandese-marocchino. Per ucciderlo, Bouyeri gli sparò più volte, lo pugnalò, gli tagliò la gola e infine tentò di decapitarlo. Ai suoi occhi, Theo van Gogh aveva commesso un “peccato mortale”: con il suo film “Sottomissione” (un atto di denuncia del trattamento delle donne nell’Islam) aveva sfidato la sharia. Inoltre, lo aveva fatto collaborando con una donna. Sul corpo di Theo van Gogh, Bouyeri aveva infatti lasciato un biglietto in cui minacciava di morte Ayaan Hirsi Ali, la promotrice del film.
La sentenza di morte, emessa da parte del fanatico, colpiva l’uomo prima che la donna per una questione di gerarchia ma anche perché mirava a lanciare un messaggio preciso contro quella fetta di musulmani moderati e secolari che contrastavano la visione più violenta e intransigente dell’Islam colpendo direttamente le persone a loro più vicine e i loro alleati nella battaglia. In questo contesto, l’assassinio di Theo van Gogh è emblematico del processo di silenziamento sistematico delle voci musulmane che credono che l’Islam possa convivere con la secolarità dello stato. In questo caso il vero target era proprio Ayaan Hirsi Ali che rappresenta una di queste voci.
Nata a Mogadiscio, in Somalia, è nota per la sua forte posizione sulla compatibilità dell’Islam con i valori democratici occidentali, in particolare i diritti delle donne. Vittima, a soli 5 anni, di mutilazione genitale femminile, si era ribellata ad un matrimonio forzato e rifugiata in Olanda dove aveva intrapreso la carriera politica prima nel partito laburista poi nel centro-destra, ritenendo le posizioni della sinistra troppo compiacenti nei confronti del radicalismo islamico. Eletta in parlamento nel 2003, la sua campagna era stata una crociata contro lo stato sociale olandese che, in nome della “tolleranza”, si rendeva complice degli abusi sulle donne e le ragazze musulmane nei Paesi Bassi, contribuendo al loro isolamento e oppressione.
Contro Hirsi Ali, nel tempo, si sono scagliati tanto i musulmani (per alcuni anni, dopo l’omicidio di Theo van Gogh dovette vivere sotto protezione) quanto la sinistra che era stato il suo punto di partenza ma che ora la additava come un nemico e non esitava a tacciarla di razzismo e islamofobia (nonostante Ali fosse di colore e musulmana). In sostanza, la strenua difesa di Ali dei diritti delle donne e l’opposizione all’oppressione inflitta dalle leggi islamiche, agli occhi della sinistra l’aveva scagliata all’estrema destra. Ali si distanziò dall’Islam (che abbandonò per convertirsi al cristianesimo) e si ritrovò a fianco del leader dell’estrema destra Geert Wilders e dello scrittore Salman Rushdie nella lista dei target da eliminare di al-Qaida.
È autrice di numerosi libri, tra cui “Infidel” e “Heretic”, e ha fondato la Fondazione AHA per proteggere le donne dalle pratiche tradizionali dannose, come appunto la mutilazione genitale femminile. È stata nominata una delle “100 persone più influenti” dalla rivista TIME e ha ricevuto riconoscimenti per il suo lavoro di difesa e per i suoi scritti. Eppure, anche negli Stati Uniti dove oggi risiede, è soggetta a continui attacchi tanto da musulmani che dalla sinistra.
Nel 2017, quando la Marcia delle donne fu affidata alla palestinese Linda Sarsour, sostenitrice della sharia, Hirsi Ali la attaccò duramente definendola una “falsa femminista”. La critica era nata da un tweet di Sarsour che paragonava Ayaan Hirsi Ali a Brigitte Gabriel, leader di Act for America, un gruppo di pressione antiterrorismo. Gabriel, come Hirsi Ali è un’attivista di nota per la sua critica all’Islam. È autrice di libri come “Because They Hate: A Survivor of Islamic Terror Warns America” (“Perché odiano: una sopravvissuta al terrorismo islamico avverte l’America”) ??e “They Must Be Stopped: Why We Must Defeat Radical Islam and How We Can Do It.” (“Devono essere fermati: perché dobbiamo sconfiggere l’Islam radicale e come possiamo farlo”), che l’hanno posizionata come una figura di spicco nella lotta anti-islamica. A differenza di Hirsi Ali però (sempre critica nei confronti delle politiche e della retorica di Trump, in particolare in relazione all’immigrazione musulmana e ai diritti delle donne), Gabriel è dichiaratamente schierata con la base trumpiana. Libanese, cristiano-maronita (fuggita durante la guerra civile), Gabriel ha fatto dell’attacco all’Islam e della difesa dei diritti delle donne una missione esistenziale, dettata fortemente dal rancore verso i musulmani che considera responsabili dell’occupazione e distruzione del proprio paese (fino a pochi decenni fa a maggioranza cristiana). Politicamente dunque Hirsi Ali e Gabriel sono tutt’altro che affini.
Sull’altro versante, l’attivista Linda Sarsour, è una personalità vicina al Council on American-Islamic Relations (CAIR). Sebbene nominalmente il CAIR sia presumibilmente destinato a combattere l’islamofobia, si tratterebbe solo di una facciata e che la difesa dei diritti dei musulmani è solo un pretesto per mettere a tacere qualsiasi voce musulmana moderata attraverso il linciaggio morale, ovvero accusando di islamofobia chiunque denunci l’Islam radicale. A mettere in evidenza la metodologia del CAIR è stata soprattutto Asra Nomani, una giornalista musulmana indiano-americana nota per il suo lavoro sui diritti delle donne nell’Islam. Ha scritto per pubblicazioni come The Wall Street Journal, The Washington Post e The New York Times. È autrice di diversi libri, tra cui “Woke Army”, un libro di denuncia sulle connessioni tra marxismo ed Islam che hanno dato vita al woke e un’accurata ricerca sul tracciamento di fondi alle università americane da parte dei paesi arabi (soprattutto da parte del Qatar) nei dipartimenti di studi di genere e teoria critica della razza.
D’altra parte le origini del CAIR sono piuttosto torbide. I suoi fondatori Omar Ahmad e Nihad Awad erano originariamente affiliati dei Fratelli Musulmani. Durante il processo contro la Holy Land, un’altra associazione nata dalle file dei Fratelli Musulmani e responsabile per avere trasferito fondi ad Hamas, documenti dell’FBI dimostrarono che esistevano connessioni anche con il CAIR. Ma al di là delle origini, a dimostrazione della validità della tesi di Nomani ci sono non solo gli attacchi nei suoi confronti, ma contro Gabriel e Ali e chiunque osi denunciare l’estremismo.
Recentemente un esempio lo abbiamo avuto quando il CAIR si è mosso per impedire la partecipazione di Mosab Hassan Yousef ad un dibattito alla Columbia University. Noto anche come “Il Principe Verde”, Mosab Hassan Yousef è il figlio di Sheikh Hassan Yousef, uno dei fondatori di Hamas. Dopo la sua conversione al cristianesimo dall’Islam nel 1999, Yousef ha lavorato come agente sotto copertura per lo Shin Bet, il servizio di sicurezza interna israeliano, fornendo informazioni che hanno contribuito a contrastare numerosi attacchi suicidi palestinesi e a smantellare le cellule di Hamas. La sua autobiografia, “Son of Hamas: A Gripping Account of Terror, Betrayal, Political Intrigue, and Unthinkable Choices”, pubblicata nel 2010, descrive in dettaglio il suo viaggio dall’essere profondamente coinvolto con Hamas al diventare un sostenitore di Israele e della pace.

La lista delle personalità di varia etnia e di origine musulmana che si sono espresse vocalmente e attivamente contro il radicalismo islamico è piuttosto lunga. In questo articolo abbiamo voluto citarne solo alcune ad esempio per evidenziare alcune costanti: gli attacchi che sono costrette a subire sia da parte dei radicali islamici che da parte delle forze progressiste, le quali le accusano (in modo piuttosto paradossale) di “razzismo” e “islamofobia”, nonostante provengano rispettivamente da: Somalia, Libano, India e Cisgiordania e (fatta eccezione per Gabriel) siano tutte state cresciute nell’Islam. Un’altra costante è che queste personalità – che si esprimono attivamente in difesa dei diritti civili – sono state alienate e attaccate dalla sinistra per trovare referenti solo a destra.
E questo è un bel cortocircuito.
Link di riferimento:
https://simple.wikipedia.org/wiki/Assassination_of_Theo_van_Gogh
https://en.wikipedia.org/wiki/Ayaan_Hirsi_Ali
https://www.theatlantic.com/international/archive/2013/03/al-qaeda-most-wanted-list/317829
https://en.wikipedia.org/wiki/Asra_Nomani
https://en.wikipedia.org/wiki/Muslim_Brotherhood
https://en.wikipedia.org/wiki/Mosab_Hassan_Yousef
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Grazie, ottimo articolo. dovrebber o leggerlo ai tanti che fanno il tifo per la Hamas/Al-qassam e tutte le formazioni terroriste concorrenti in Gaza e West Bank….
Ottimo contributo. Mi permetto però di far notare che la traduzione corretta di “character assassination” è “linciaggio morale”, del resto molto più chiaro ed espressivo di “assassinio di carattere”.
Grazie della precisazione. Dopo aver vissuto più di 30 anni in Uk ogni tanto mi sfuggono le traduzioni corrette ? ora lo modifico.