


Prima parte di una rassegna dedicata alle voci provenienti dal mondo islamico che, sfidando pregiudizi, ostilità e conseguenze personali, difendono Israele. Le storie di Mosab Hassan Yousef, Fatema Al Harbi e Rawan Osman mostrano percorsi diversi di emancipazione dall’odio e dalla propaganda.
Sebbene il conflitto tra Israele e i movimenti islamisti come Hamas e Hezbollah venga talvolta inquadrato nel più ampio scontro di civiltà teorizzato da Samuel Huntington, talvolta lo Stato Ebraico ha rapporti migliori con alcuni paesi musulmani che con certi paesi occidentali. Il primo paese nel continente europeo ad aprire un’ambasciata in Israele a Gerusalemme invece che a Tel Aviv è stato il Kosovo, mentre Israele è stato il primo paese al mondo a riconoscere lo Stato del Somaliland.
Uno dei paradossi della situazione venutasi a creare dopo il 7 ottobre è che coloro che veicolano odio verso Israele vengono spesso dipinti come “dissidenti”, “coraggiosi” o “scomodi”, nonostante siano onnipresenti sui media mainstream. Di contro, chi difende lo Stato Ebraico anche con mezzi irrisori viene spesso dipinto come “servo delle lobby”.
Per rimettere i fatti al loro posto, è utile ascoltare quelle voci provenienti dal mondo islamico che, in controtendenza rispetto alla maggioranza dei loro correligionari, difendono Israele a proprio rischio.
Il principe verde
Da questo punto di vista, non si può non menzionare la storia di Mosab Hassan Yousef, palestinese di Ramallah e figlio di uno dei fondatori di Hamas, lo sceicco Hassan Yousef. Arrestato per atti violenti negli anni ‘90, Mosab venne reclutato dallo Shin Bet, il servizio di intelligence israeliano per gli affari interni, diventando un loro informatore dal 1997 al 2007.
Yousef ha raccontato la sua storia nel libro autobiografico “Figlio di Hamas”. Convertitosi successivamente al cristianesimo e trasferitosi negli Stati Uniti, Yousef ha fornito all’intelligence israeliana informazioni preziose per prevenire numerosi attentati terroristici.
Soprannominato il “principe verde” per il suo lignaggio e per il colore verde della bandiera di Hamas, spiegato che uno dei motivi per cui ha cambiato schieramento è l’essere stato testimone delle torture che Hamas infliggeva ai prigionieri sospettati di collaborazionismo con Israele.
Al “Jerusalem Post” ha raccontato che lasciare Hamas è stata “la decisione più difficile della mia vita”, poiché lo ha portato a separarsi per sempre dalla sua famiglia. Questa lo ha ripudiato quando il suo lavoro di spionaggio per conto dello Shin Bet è stato reso pubblico.
Dopo i massacri del 7 ottobre, Yousef ha assunto posizioni ancora più dure. In un’intervista del luglio 2024 rilasciata al quotidiano francese “Le Figaro”, ha detto di Hamas: “Il suo obiettivo principale è la distruzione di Israele e, più in generale, di tutti coloro che non condividono la visione islamista dei suoi leader. Hamas è un’organizzazione totalitaria che non accetta la diversità e le opinioni diverse ed è guidata solo dalla violenza. Se il suo piano avrà successo, la regione tornerà nel Medioevo per molto tempo. Le minacce contro Israele devono essere prese sul serio, perché l’obiettivo del regime islamista e dei suoi sostenitori nella regione è distruggere la civiltà occidentale”.
Nell’agosto 2025, intervistato sul canale ILTV, ha criticato duramente l’atteggiamento di molti occidentali nei confronti di Hamas: “Gran parte del mondo crede che Hamas sia una conseguenza dell’occupazione; credono che l’occupazione abbia creato Hamas. Io non credo proprio”.
A ILTV ha anche aggiunto: “Non deve esserci uno Stato sovrano a spese della sovranità d’Israele. Non esiste che Israele lo permetta. E tra l’altro, i leader occidentali che hanno deciso per Israele, compromettendone la sicurezza e legittimando il terrorismo, se pensano che questo porterà ad uno Stato palestinese, si sbagliano completamente”.
La scrittrice del Bahrein
C’è stato anche chi ha cercato di difendere l’immagine dello Stato Ebraico parlando con la sinistra progressista americana, sempre più ostile a Israele e al sionismo. È ciò che ha fatto la scrittrice bahreinita Fatema Al Harbi.
Come riportato da “Ynetnews”, nel 2021, ospite presso il Commonwealth Club of California a San Francisco, la Al Harbi raccontato: “Ho sentito molte cose terribili su Israele. Ho pensato che gli arabi vivessero sotto l’oppressione, che la guerra lì non finisce mai. Ma poi sono stati firmati gli Accordi di Abramo, e l’atmosfera ha iniziato a cambiare. Si è creata una connessione con gli israeliani tramite i social network, e ho ricevuto un invito a visitare Israele”.
A quel punto, ha spiegato la Al Harbi, “ho deciso di mettere da parte la mia esitazione e di vedere Israele con i miei occhi. E così, ho viaggiato, ho incontrato ebreo, arabi, palestinesi, ed ero meravigliata. Niente di quello che mi era stato raccontato era vero. […] Tuttavia, quando sono tornata a casa in Bahrein, ci sono state alcune reazioni pesanti, dicevano che ero una traditrice, ma molti altri erano solo curiosi”.
Anche dopo il 7 ottobre 2023, la Al Harbi ha continuato a svolgere attività di controinformazione, scrivendo occasionalmente degli editoriali per il sito “Times of Israel” sulla minaccia rappresentata dall’Iran non solo per Israele, ma anche per il Bahrein.
Prima ancora, nel maggio 2023, ha visitato Auschwitz assieme ad una delegazione proveniente da diversi paesi arabi e organizzata da Sharaka, una ONG che cerca di promuovere le relazioni tra Israele e il mondo arabo.
Dalla Siria con amore
Una storia simile è quella di Rawan Osman. Nata e cresciuta in Siria, dove le hanno insegnato a odiare gli ebrei, oggi residente in Germania, ha superato i suoi pregiudizi diventando una fervente sostenitrice d’Israele, che difende spesso sui social.
Intervistata nel novembre 2024 dalla rivista ebraica milanese “Bet Magazine”, ha raccontato: “Sono un’antisemita ‘guarita’: sono cresciuta nel mondo arabo e non c’era niente che odiassi di più di Israele e degli ebrei. Ci insegnano a scuola a odiare Israele e il yahud (“ebreo” in arabo), e, senza conoscerli, raccontiamo che gli ebrei occidentali sono arrivati in Palestina per colonizzarla dando per implicito che la Palestina era un paese esistente e che gli ebrei erano estranei nella regione. Ma la Palestina non è mai stata uno Stato, e gli ebrei sono una presenza storica, stabile e costante, in quella zona del mondo”.
Dopo avere vissuto in quattro paesi arabi, a 26 anni è emigrata in Europa, dove per la prima volta ha conosciuto degli ebrei: “Mi trovavo a Strasburgo, e in un negozio è entrato un gruppo di ebrei ortodossi. Ho avuto un attacco di panico, sono uscita di corsa dal negozio. Mi sono guardata allo specchio e ho capito che per la prima volta stavo condividendo lo spazio vitale con degli ebrei. Ero allibita dalla mia reazione. Ho quindi cominciato a studiare e a scoprire la storia del Medio Oriente, capendo che la mia percezione era stata plasmata da Nasrallah, che per anni avevo considerato un eroe”.
Dopo l’eliminazione di Nasrallah da parte dell’IDF, la Osman ha inviato un appello al popolo libanese: “Questa guerra in Libano non è voluta da Israele, ma è stata voluta proprio da Hezbollah e dalla sua scelta di sparare missili su Israele dall’8 di ottobre in poi. Se state dalla parte dei libanesi e della gente di questa regione, dovete stare con noi contro il sedicente asse della resistenza”.
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Bene, ma sono davvero pochi perché ci sia speranza. Mosab Hassan Yousef prima compariva spesso nella mia bolla su X, ma è sparito da diverso tempo. Le risulta che stia bene o potrebbe essergli successo qualcosa? Grazie Nadia Mai
Inviato da Outlook per Androidhttps://aka.ms/AAb9ysg ________________________________