3 pensieri su “Viaggio nell’immaginario antisemita per cui un ebreo resta sempre e solo un ebreo

  1. La dimensione della repsonsabilità collettiva è sempre la spia da cui emerge il male del razzismo. Non è atteggiamento riservato solo agli ebrei, ma certo per gli ebrei si radica nella storia da centinaia e centinaia di anni, con un substrato di odio religioso che infetta un po’ tutto dal “deicidio” al far “quattrini a usura”, peccati tremendi e convenienti per l’occidente cattolico, da cui emergono alcuni dei luoghi comuni sulla ricchezza degli ebrei, Rothschild, padroni del mondo e altre boiate a grappolo fino ai giorni nostri.

    Il capro espiatorio è indubbiamente un ruolo che l’Occidente ha ormai introiettato nei momenti di caos, quando l’odio tribale dilaga, per chi o per cultura o per fede definiamo “ebreo”. Tristissimo, ignobile, allucinante ma è così. Vediamo negli USA come anche il razzismo per le persone di colore sia tutt’altro che scomparso e i crimini d’odio contro le persone di colore restano in cima a questo tipo di reati.

    Se pessimisticamente la malattia dell’antisemitismo e più in generale del razzismo tra tribù sono croniche, un limite dell’Homo sapiens, uno schifo che evidentemente non si cancella e non si aggiusta in via definitiva, quali sono i modi per tenerlo sotto controllo, per calmierarlo, per anestetizzarlo? Questa è secondo me una domanda che lecita.

    Soprattutto ora visto come negli ultimi anni i crimini d’odio verso gli ebrei sono cresciuti esponenzialemente, quindi le cose stanno peggiorando e parecchio. A fronte di questo dato la domanda “che fare?” diventa urgentissima. Cosa “funzionava” (virgolette per dire come il problema fosse più contenuto e non certo risolto) 50 anni fa che non sta funzionando ora?

  2. Tocco tre punti.
    In “La famiglia Karnowsky” il figlio dell’ebreo polacco immigrato in Germania sceglie di “assimilarsi”, al motto di “ebreo in casa, tedesco fuori”. In realtà in casa diventa sempre meno ebreo mentre per i tedeschi è sempre e solo “l’ebreo”
    Una conoscente, persona di grande cultura e presidente e anima di un’associazione culturale di prestigio, un giorno se ne è uscita con la cosa che “gli ebrei sono tutti ricchissimi”. Ho replicato “Almeno la metà delle barzellette ebraiche ha per protagonisti dei mendicanti: secondo te come mai?” Ha risposto: “Ma sono comunque tutti ebrei i più ricchi del mondo che controllano e decidono l’intera finanza mondiale”. Praticamente i Protocolli di Sion.
    Non so se ha letto “L’autre collaboration” – da intendere nel senso di collaborazionismo – di Michel Onfray. In esso documenta dettagliatamente il virulento antisemitismo di Sartre e lo stretto collaborazionismo durante l’occupazione, in aggiunta all’avere firmato, insieme alla sua degna comare, manifesti per la legalizzazione della pedofilia (cosa coerente con l’essere entrambi accaniti predatori sessuali) e varie altre cose. Il titolo è dovuto al fatto che il libro è dedicato allo smascheramento di insospettabili, che dopo la guerra si sono fabbricati una narrativa di eroica resistenza, con la quale sono passati alla storia

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