3 pensieri su “Venezuela: la fine dell’illusione e il ritorno della potenza

  1. I motivi di questa decisione trumpiana si possono ricercare anche dal fatto che in politica interna Trump sta perdendo consensi di una parte della sua maggioranza e ha subito alcune sconfitte dal lato esecutivo da parte delle recenti sentenze della Corte Suprema, che inevitabilmente lo hanno indebolito nel portare avanti certe manovre politiche.
    In base a questo le elezioni di midterm potrebbero risultare molto negative e la sua agenda politica azzoppata ulteriormente, quindi potrebbe aver deciso di attuare e scommettere questa mossa azzardata per provare a riportare su di sé l’attenzione di una parte del partito e dell’elettorato deluso da certe politiche frenate da altre istituzioni e conseguenze negative di alcune di esse, nonostante la retorica isolazionista che caratterizzava lui e l’ala più rumorosa del partito, ovvero il movimento Maga.
    Poi c’è anche la questione energetica segnalata dall’articolo. La posizione commerciale della Cina su energia e materie prime si sta rafforzando, in relazione al progresso tecnologico e incremento di forza militare, quindi gli Usa non potevano continuare a guardare che un Paese vicino apertamente non amico dello stesso continente rafforzasse il principale rivale nella corsa allo sviluppo tecnologico e all’egemonia territoriale di certe aree del pianeta.
    Inoltre questo è un segnale anche in vista dell’evoluzione della guerra in Ucraina, come segnalato, e anche un avviso a chi tenta di attuare future azioni militari che vadano contro gli interessi degli Usa. Parlare di violazione del diritto internazionale è inutile con certi Paesi guidati da autocrazie e despoti disinteressati al rispetto delle regole; semplicemente le piegano a loro piacimento al momento opportuno.
    Infine, credo resta difficile definire come si evolveranno le decisioni di Trump. Resta un soggetto difficilmente interpretabile, con scatti impulsivi e impronosticabili, fa dichiarazioni prontamente smentite poco tempo dopo. Per dire, nessuno sei mesi fa avrebbe pensato ad un’azione militare del genere.
    Rimane un’incognita, quello che credo è che se pensa di riguadagnare qualche consenso in patria con certe mosse ormai è fuori tempo massimo, data la forte incertezza e inaffidabilità che lo circondano e lo caratterizzano.

  2. Eccellente articolo, ben strutturato. Interessante l’effetto indiretto sullo scadente petrolio Ural russo e con al riduzione dei finanziamenti alla guerra in Ucraina

    1. Molto chiaro e condivisibile. Alcune persone serie hanno scritto analisi simili a questa. Tutte presuppongono una strategia americana molto elaborata e soprattutto di lungo periodo. Trovo impossibile che questa esca dalla testa di quel soggetto. Né da quelle del suo entourage. Per cui tornano valide le osservazioni fatte da molti, anche qui, su una ben più misera utilità. A meno che il soggetto medesimo sia manovrato (non lo escludo) da alcune astute confraternite in combutta fra loro. Se lo scopriremo, scopriremo che siamo nei guai più di quanto pensassimo.

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