2 pensieri su “Una terza via?

  1. In fondo all’articolo la frase: “ In sostanza, pur comprendendo la visione di non la condivido;” va completata con Milei?

  2. È una questione che non si può inquadrare in poche righe, figurarsi a trarne conclusioni. Hai voglia, dunque, a sperare che mettendola così non ci siano pregiudizi.
    Non sono un economista, uno studioso o un esperto di sorta. Sono solo uno che negli anni ha cercato di chiarirsi un po’ le idee. E ti posso dire che quella di Milei è un’idea che andrebbe analizzata con più calma ed interpretata senza tirare in ballo i luoghi comuni.
    I paragoni con il passato sono rischiosi, per dire. Per il semplice fatto che a differenza della politica, la scienza economica dal passato impara, accumula esperienze in sistemi che diventano nel tempo sempre più complessi ed è in grado di offrire spiegazioni e soluzioni che proprio lo Stato e la politica -che a te sembrano dare sicurezza – sono chiamati ad analizzare ed applicare.
    La crisi del ’29 fu dovuta sostanzialmente ad una corsa agli sportelli che il governo americano dell’epoca non tentò minimamente di contenere, anche perché allora non si conoscevano proprio le conseguenze di certi fenomeni. Ma da quella esperienza si impararono molte cose. Poi venne, sempre in America, la grande crisi del 2008, dovuta stavolta all’emissione negli anni precedenti di quantità enormi di mutui senza garanzie, di cui furono responsabili principalmente i governi Clinton e Bush, i quali oltre alla deregolamentazione si fecero essi stessi promotori di tali erogazioni attraverso le famose Fannie Mae e Freddie Mac, private, ma sostanzialmente sempre condizionate dalla politica. Si reagì in base a quelle che furono proprio le lezioni del ’29: lo Stato intervenne per comprare anche la carta straccia e le conseguenze della crisi furono contenute.
    Ecco dunque – in breve ed in modo molto superficiale – che si possono trarre due spunti di riflessione:
    – la conoscenza aiuta a prevenire le crisi;
    – lo Stato e la politica hanno il potere di prevenire e/o risolvere le crisi stesse, ma possono essere anche causa di crisi (e credimi, lo sono più spesso di quanto non si sia disposti a credere).
    L’idea di Milei va inquadrata proprio in questo ambito. Lui non propugna certo l’anarchia, non vuole la sparizione dello Stato, ma vuole che lo Stato faccia solo le cose in cui è insostituibile, nei campi in cui sappiamo appunto che lo è. Per contro tutti gli ambiti in cui gli individui possono, attraverso la loro iniziativa, la collaborazione volontaria, lo scambio, il mercato, produrre beni e servizi, devono essere lasciati liberi di agire (ovviamente in un chiaro quadro di regole).
    La ricetta è quella, insomma. Una ricetta che dove si è tentato di applicare, ha prodotto ricchezza e benessere.
    Riuscirà Milei a farlo nel suo paese? Mi rispondo con una banalità: molto difficile, ma me lo auguro proprio.

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