

Con questo articolo di Michele Magno avviamo una rubrica dedicata al prossimo referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo, meglio conosciuto come referendum “per la separazione delle carriere”.
1) “No, perché la riforma non affronta il vero problema: la mancanza di risorse e di personale amministrativo. Senza investimenti la giustizia sarà solo più lenta”.
È vero che la riforma non si occupa della scarsità del personale ed è probabile che la lentezza della giustizia dipenda anche dalla mancanza di investimenti. Ma non è questo l’oggetto del referendum. Pertanto, anche se vincesse il No, il problema rimarrebbe lo stesso: non a caso esiste ora, che la riforma non è ancora in vigore.
2) “No, perché il numero di magistrati resta tra i più bassi d’Europa. Senza rinforzi i processi si allungano”.
Idem. Il referendum non riguarda la pianta organica dei magistrati, quindi che vinca il Sì o che vinca il No non fa alcuna differenza.
3) “No, perché questa riforma non fa niente per velocizzare i processi civili, che continueranno a durare anni”.
Alla terza viene il sospetto che l’Anm non conosca il contenuto del referendum. O, peggio, voglia far credere ai cittadini che si voti per altro. Ma questa si chiama disinformazione.
4) “No, perché il pubblico ministero rischia di finire sotto il controllo del potere esecutivo, come accade in tutti i Paesi in cui le carriere sono separate. Un pm meno libero significa meno tutele per i cittadini”.
Questa affermazione è semplicemente falsa. La riforma Nordio separa le carriere di giudici e pm istituendo due Csm distinti, ma non sottopone in alcun modo il pm al governo. L’art. 104 della Costituzione non è modificato in questa parte: resta com’è adesso — “La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”. La nuova versione aggiunge solo: “ed è composta dai magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente”.
Pertanto, se la norma costituzionale sull’autonomia e l’indipendenza della magistratura è rimasta identica, vuol dire che il “rischio” che il pm passi sotto il controllo dell’esecutivo è identico: zero. Affinché ciò accada bisogna cambiare la Costituzione con un altro procedimento di revisione. L’Anm, in sostanza, invita a votare contro la legge costituzionale che c’è perché teme i rischi di una riforma costituzionale che non c’è.
5) “Perché l’Alta Corte disciplinare non impedirà gli errori giudiziari. Anzi, un giudice impaurito è un giudice meno libero”.
All’Alta Corte disciplinare è attribuita la giurisdizione disciplinare che ora è del Csm. Forse non impedirà gli errori giudiziari, ma di certo finora non li ha impediti il Csm. La seconda parte, sul “giudice impaurito” che sarebbe “meno libero”, è un po’ inquietante: presuppone che il problema per l’Anm sia il timore di una giustizia disciplinare più severa.
Vuol dire che, per togliere completamente la paura ai magistrati, bisognerebbe eliminare del tutto le sanzioni disciplinari. Ma così i magistrati non sarebbero più liberi: sarebbero irresponsabili.
6) “Perché già oggi un magistrato può passare dalla funzione di pm a giudice una sola volta e soltanto cambiando regione. Lo fanno appena 35 magistrati all’anno”.
La separazione delle carriere è diversa dalla separazione delle funzioni. Ma se l’argomento forte dell’Anm è che questa separazione già c’è, allora si può votare tranquillamente Sì: mal che vada, non cambia nulla.
7) “Perché una carriera unica non rende i giudici meno liberi. Già oggi i giudici danno ragione ai pm in meno della metà dei casi”.
I dati sono molto diversi per il Gip: accoglimento delle richieste sopra il 90 per cento. In ogni caso, non si capisce perché giudici o pm sarebbero meno liberi se avessero carriere separate.
8) “Perché i magistrati non potranno più eleggere i loro rappresentanti al Consiglio Superiore della Magistratura. Saranno sorteggiati. Il sorteggio non esiste in nessun organo istituzionale. Vorresti che fosse estratto a sorte il presidente della tua associazione, l’amministratore del tuo condominio o chi decide per te e i tuoi colleghi di lavoro?”.
Il Csm è un organo di amministrazione e di garanzia, non un’associazione privata o di rappresentanza dei magistrati. I magistrati sono scelti per concorso, non per consenso: quindi tutti dovrebbero avere le competenze per poter decidere sulle promozioni dei propri colleghi, visto che decidono quotidianamente sul bene più importante, la libertà dei cittadini.
9) “Perché sappiamo che le correnti hanno commesso errori, ma il sorteggio toglierebbe la voce a chi crede in una magistratura libera e trasparente. E quella è la voce della maggioranza dei magistrati”.
Il sorteggio non toglie la voce a nessuno, anzi la restituisce ai magistrati non iscritti alle correnti, che si sentono soffocati dalla lottizzazione correntizia. Le correnti, peraltro, come associazioni di indirizzo culturale, possono continuare a funzionare: ciò che perdono è il potere politico, non la voce.
10) “Perché questa riforma mette a rischio l’equilibrio dei poteri voluto dalla Costituzione. E quell’equilibrio serve a garantire che tutti siano davvero uguali davanti alla legge”.
Questa riforma non compromette l’equilibrio dei poteri, ma dà piena attuazione all’articolo 111 della Costituzione sul “giusto processo”: “Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a un giudice terzo e imparziale”.
La separazione delle carriere è ciò che rende, visibilmente e istituzionalmente, il giudice davvero terzo.

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Gentile, Claudio, solo per ricordarle che i membri laici del Csm non li nomina né il Guardasigilli e tantomeno il governo, ma il Parlamento in seduta plenaria e con una maggioranza qualificata. Il Csm, poi, è un organo amministrativo (ancorché di rilievo costituzionale), non elettivo. Tant’è che è disciplinato da una legge ordinaria, che ne ha modificato nel tempo composizione e organizzazione. Il suo argomento relativo al “merito e all’esperienza”, inoltre, non rende un buon servigio alla realtà dei fatti (v. affaire Palamara). A meno che non si pensi che ci sono magistrati bravi e magistrati somari, i quali hanno comunque però il potere di privare il cittadino del suo bene più prezioso: la libertà personale. Quanto alla politica che vuole sottomettere giudici e pm, è una sua opinione. Ma la Costituzione riformata dice esattamente il contrario. E, come lei mi insegna, nel campo giuridico il processo alle intenzioni non ha cittadinanza. Conta la lettera dei testi. MM
Dissento da questa analisi, infatti oggetto della riforma non è la separazione delle carriere, ma la separazione dell’ANM in due organi più un terzo a cappello. I soggetti laici eletti dal ministro, cioè dall’esecutivo, gli altri sorteggiati e non scelti per merito ed esperienza; certo, tutti avranno i requisiti minimi, ma l’indipendenza di qualunque corporazione professionale sta proprio nell’elezione dei propri rappresentanti, come avviene per architetti, ingegneri, medici… Non si capisce perché i giudici non dovrebbero eleggere i propri. Quello che invece è evidente è che la politica italiana è alla continua ricerca di impunità, e non tollera argini al malaffare nella gestione delle risorse pubbliche, cioè dei contribuenti, e quindi vuole controllare i PM e cosa sia o meno procedibile.