8 pensieri su “Una (pacata) riflessione sulla disforia di genere nei minori

  1. Mi riallaccio al commento di Corra2015: in tutti i campi, dalla TV al cinema, nelle canzoni di successo (quelle che non inneggiano alla violenza di genere, tipo “ti amo, ti ammazzo” di tale “Bresh”, o tipo gli sproloqui machisti e violenti di certi “trapper”), persino nelle letture o in “incontri” extracurricolari a scuola, sta passando sempre più spesso, con un lento stillicidio, il messaggio che sentirsi uomo o donna è sbagliato; che se ti senti maschio, potresti domani soffrire qualora un giorno ti sorgesse il dubbio di sentirti femmina (e viceversa); che la cosa più giusta e più “normale” (addirittura “trendy”) è non sentirsi proprio né l’uno né l’altro.
    Dal (giustissimo) proposito di non discriminare nessuno, di non deridere nessuno per la sua sessualità, di condannare l’omofobia e relegarla ad un passato lontano, si sta arrivando all’estremo opposto, alla “normalizzazione” della fluidità, dell’assenza di un’identità di genere. Si assiste così sempre più spesso a casi di adolescenti che vanno oltre la disforia: casi di disagio profondo causato da un totale disorientamento, dal non capire più come ci si sente. Dal non capire più “cosa si è”. La confusione più assoluta circa la propria identità di genere. Ed è una confusione, in questi casi, indotta.
    Da un intento inizialmente giusto, si sta andando verso un vero e proprio clima culturale (anzi, ci siamo già), che “educa” in modo morbido, suadente, accattivante e spesso inavvertito, piano piano ad una sorta di “agnosticismo” sessuale. Nelle menti più giovani, nei casi più fragili, ciò genera situazioni di disagio anche là dove, forse, la natura non ne avrebbe provocato alcuno.

  2. Assolutamente d’accordo (e avendo insegnato mi sono capitati un paio di casi). I disagi dell’adolescenza vanno capiti e accompagnati se è il caso. Un percorso di transizione, oltretutto, non è una cosa semplice, né fisicamente né psicologicamente

  3. Magistrale! Concordo parola per parola. Alcune pause sono davvero notevoli, a volerle notare.

  4. Attualmente c’è un bombardamento di stimoli che sembrano voler indirizzare verso il transgenderismo…dalla pubblicità in tv ai transgender che leggono libri ai bambini in spazi come le biblioteche o tengono lezioni nelle aule universitarie. Più che “normalizzare” per non discriminare, ciò che normale non è, mi sembra un promuovere. Nessuno osa pensare che in certi casi vi siano fattori ambientali che andrebbero indagati, per paura, perché la subcultura woke lgbtq+ è dominante. Faccio un esempio: i pesci che vivono in acque inquinate da pfas sono sessualmente invertiti, i bambini maschi che bevono acqua proveniente dalla falda inquinata pfas, da adulti sono sterili, mi riferisco a dove abito io in Veneto; tutti i materiali di plastica o impermeabilizzati, il 70 % e più di quello che usiamo rilascia ftalati, che permangono nel nostro sangue e vengono scambiati dal nostro sistema endocrino come estrogeni. Tutto ciò che riguarda la sfera sessuale non può essere indagato, come se ciò significasse colpevolizzare le devianze e allora copriamo tutto definedo normale tutto. Bigotti al contrario.

  5. Concordo. Quello che mi lascia basito, forse perchè non sono bene informato, e che sembra che questi problemi siano considerati come delle variazioni normali , come nascere mancino o destrimane o con i capelli castani o biondi. Spero che la comunità scientifica si ponga il problema di capire le cause di queste disforie e quindi trovare delle soluzioni efficaci.

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