

Nel 1935, il compositore polacco Jerzy Petersburski, in collaborazione con il paroliere Zenon Friedwald, intraprese con la creazione di To Ostatnia Niedziela (L’ultima domenica) un viaggio musicale fuori dall’ordinario. La canzone — ascoltabile qui — catturava il doloroso addio tra due amanti, con un’emotività intensa che trascendeva i confini culturali dell’epoca.
Conquistò il pubblico polacco, affermandosi grazie a più interpreti, in particolare il cantante Mieczys?aw Fogg, come uno dei vertici del tango polacco: un genere in cui l’extraterritorialità dell’ibridazione coniugava tradizioni ebraiche, slave, mitteleuropee e latinoamericane.
Il lavoro, di una cupezza presaga, sfugge al motorismo ritmico del tango argentino ed è rivestito da un’orchestrazione in cui il bandoneón si piega ad accenti malinconici, facendo da cornice nostalgica alle memorie del klezmer ebraico evocate dal clarinetto e dal violino, che precedono l’esposizione del tema con una breve cadenza riferita alla tradizione improvvisativa della doina.
La versione ebraica di To Ostatnia Niedziela – Hashabat Haahrona o, come era conosciuta in polacco, To Ostatni Szabas (L’ultimo Shabat, interpretata da Adolf Loewinsohn, in arte Adam Aston o Ben-Lewi) – era solo uno dei tanti tanghi ebraici e yiddish creati in Polonia durante il periodo tra le due guerre mondiali.
Essi rappresentavano la punta dell’iceberg dell’influenza ebraica sulla cultura polacca: la popolarità e il successo del tango dipendevano in larga misura dal contributo di una pletora di artisti ebrei, il cui talento plasmò il gusto musicale dell’epoca.
To Ostatnia Niedziela narra – con un marcato senso d’introspezione – un addio, la fine agrodolce di un amore perduto. Il tema della nostalgia e del desiderio non è certo nuovo, ma nel contesto del tango ebreo-polacco affiora un’eco della Diaspora ebraica: i ricordi di Eretz Yisra’el e dei legami perduti sono custoditi con affettuosa e dolente cura.
Traspare nella malinconia culturale del tango yiddish il concetto di Haimishkeit (nostalgia per il mondo così come lo abbiamo conosciuto), che trasmette un senso di calore e familiarità associato alla vita tradizionale ebraica. Come in Abraham di Marek Halter, emerge quello stato perenne di “essere altrove”, quell’être ailleurs che Charles Péguy definiva la grande vocazione del popolo ebraico.
Pagina immensamente popolare, To Ostatnia Niedziela intrecciò involontariamente la sua storia con quella della Seconda guerra mondiale: la sua melodia ossessiva accompagnò più volte i prigionieri ebrei nelle tragiche marce all’interno dei campi di concentramento, come ricordava Mieczys?aw Fogg nelle sue memorie.
Le origini del tango polacco risalgono al 1913, con l’opera di Victor Jacobi Targ na Dziewcz?ta (“La ragazza del mercato”), prima di diffondersi grazie alla radio e alle incisioni fonografiche.
Nel periodo tra le due guerre, fino alla metà degli anni ’20, esso condivise la pista da ballo con altri stili popolari come l’one-step, lo shimmy, il fox-trot e il valzer. Ma fu solo nel 1925, quando Zygmunt Wiehler compose Nie dzi?, to jutro (“Se non oggi, allora domani”) per Hanka Ordonówna, che il tango polacco acquisì grande popolarità.
Il gruppo vocale Chór Dana, fondato nel 1928, ebbe un ruolo fondamentale nella diffusione del nuovo genere: adottò melodie argentine e inserì persino brani in spagnolo nel repertorio, mantenendo un’aura “esotica”. Fogg, che ne faceva parte, raccontava come avessero perfezionato l’accento spagnolo grazie alla moglie del co-proprietario di una fabbrica di lingerie chiamata Asco (Bretan 2019).
Nel 1925, Henryk Gold e suo fratello Artur fondarono la Gold Orchestra, una jazz band di otto elementi che suonava al Café Bodega di Varsavia. Inizialmente dedita al ragtime, presto si avvicinò ai tanghi e ai valzer, stili che sarebbero divenuti la loro eredità musicale.
Nel 1926, Artur Gold e suo cugino Jerzy Petersburski fondarono insieme la Petersburski & Gold Orchestra, una delle orchestre da ballo più rinomate di Varsavia, in scena all’elegante ristorante Adria.
Con queste orchestre emersero solisti destinati a diventare stelle del panorama musicale polacco: il brillante attore e cantante Eugeniusz Bodo (morto di stenti nel 1943 in un carcere sovietico), Mieczys?aw Fogg, Mira Zimi?ska, Zula Pogorzelska (la prima interprete del charleston in Polonia), Hanka Ordonówna, Adolf Dymsza – collaborazionista, ma distintosi per l’aiuto dato agli ebrei di Varsavia.
Il tango fu parte essenziale del repertorio dei Kleynkunst, i cabaret che fungevano da satira politica e sociale, come il Pod Picadorem di Varsavia.
Negli anni Trenta, il tango polacco si diffuse in tutta la Polonia e oltre, grazie alla sua originalità melodica e alla fusione tra cultura ebraica e romanticismo polacco. Dopo l’indipendenza del 1918, il paese era un crogiolo polietnico di polacchi, ebrei, bielorussi, ucraini, lituani e tedeschi.
La casa discografica Syrena Rekord, fondata nel 1908 da Juliusz Feigenbaum, fu determinante nel dare al tango polacco fama nazionale e internazionale, diffondendo lavori cosmopoliti e raffinati e rendendo noti compositori ebrei come W?adys?aw e Henryk Szpilman, Henryk Wars, Jerzy Petersburski, Artur Gold, Zygmunt Bia?ostocki e altri.
Attraverso il tango, una identità ebraica unica prese forma all’interno della scena musicale polacca: non semplice assimilazione di cultura argentina o polacca, ma rappresentazione autonoma dell’esperienza ebraica in Polonia. Il tango diventò spazio culturale “extra-territoriale”, in cui si negoziava la costruzione dell’identità, non come riflesso passivo ma come forza dinamica di autorappresentazione.
Un esempio emblematico è Rebeka (in yiddish: Rivkele), creazione del compositore ebreo polacco Zygmunt Bia?ostocki (ascolta qui), che nel 1932 integrò nel tango frammenti di canti chassidici (niggunim).
La canzone racconta di una commessa ebrea che, vivendo in povertà, si innamora di un aristocratico polacco. Nella versione polacca, Rebeka sogna un futuro con lui, ma il nobile torna con un’altra donna: la giovane sviene, affranta, sul marciapiede.
Nella versione yiddish (ascoltabile qui), Rivkele resiste con fermezza alle avance del polacco, fedele alle proprie tradizioni e ai valori ebraici.
“Non chiederò
più di una piccola dote.
Per me ti convertirai,
e nel mio palazzo ti porterò con me…Oh, tu che sei il mio destino,
le tue dolci parole
sono belle quanto te.Ma mio padre e mia madre e l’intera città
mi malediranno:
‘Rivkele, la piccola,
affascinante e bellissima,
è scappata con un cristiano,
e invece di andare alla sinagoga va in chiesa.’Sarò solo tua amica.”
Rivkele è un perfetto esempio di negoziazione culturale all’interno dell’ibridazione extra-territoriale: la protagonista, posta all’incrocio tra identità in conflitto, rappresenta un momento di autonomia personale. La fusione di elementi yiddish e tango rende labili i confini culturali, generando un ibrido artistico che sfugge a qualsiasi facile classificazione.
Nel censimento polacco del 1931, su una popolazione di circa 31,9 milioni, la composizione etnica era: Polacchi 68,9%, Ucraini 10%, Ebrei 8,6%, Ruteni 3,8%, Bielorussi 3,1%, Tedeschi 2,3%, Russi 0,4%, Lituani 0,3%, altri 2,2%. Calcolata per religione, la componente ebraica saliva al 9,8%: oltre tre milioni di persone, il 20% dell’intera popolazione ebraica mondiale.
Quasi tutti furono sterminati nei campi di concentramento. Oggi, in Polonia, vivono meno di 20.000 ebrei.
Tutti i protagonisti di quell’epoca in cui Varsavia era la “Parigi dell’Est” non fecero ritorno in una patria che li aveva traditi. La Syrena Rekord fu distrutta, con tutti i suoi archivi, dalle SS, per cancellare ogni traccia di una cultura popolare intrisa di ebraismo eppure profondamente polacca.
I dischi superstiti sono stati raccolti con cura dall’archivista e collezionista Tomek Grde?: staremelodie.pl.
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