6 pensieri su “Un po’ di chiarezza sulla cornice giuridica dell’attacco israeliano all’Iran

  1. Al trattato di nonproliferazione hanno aderito ben 191 paesi, anche se possiamo considerare la Corea del Nord ormai fuori. I cinque paesi che già possedevano armi nucleari nel 1968 — Cina, Francia, Gran Bretagna, Russia, e Stati Uniti— le possono conservare, ma con l’impegno di lavorare per la loro eliminazione. Gli altri Stati parte, tra i quali l’Iran, rinunciano definitivamente alle armi nucleari. Tra i paesi con armi nucleari, India, Pakistan e Israele non hanno mai aderito al trattato, e la Corea del Nord si è di fatto ritirata.

  2. Analisi interessante ma, per quel che ne so, al Trattato per la non proliferazione nucleare hanno aderito ben poche nazioni e, prevalentemente, nazioni che già avevano armi nucleari.
    Molte nazioni, Israele compreso, hanno ordigni nucleari senza aver aderito al suddetto trattato.

    1. Il Trattato di non proliferazione nucleare è firmato da 191 Stati, con o senza arsenale nucleare: la quasi totalità di quelli esistenti, tra i quali l’Iran, perciò non «ben pochi.» Inoltre, nel testo parlo al plurale di «accordi internazionali:» la non proliferazione e il controllo degli armamenti sono materie regolate da un complesso di molti trattati, non riducibili al solo Trattato di non proliferazione. L’orientamento della comunità internazionale verso la non proliferazione, pertanto, è chiaro. Anche se alcuni Paesi non hanno sottoscritto il trattato, neppure questi possono pensare di agire senza tenere conto di tale orientamento.

      Sarebbe certo desiderabile che tutti i Paesi, anche Israele, rinunciassero all’arma nucleare: per giungere a questo risultato è semmai utile cercare di estendere il Trattato stesso ai Paesi che ancora non lo accettano, anziché consentire a quelli che lo hanno firmato, come l’Iran, di violarlo. Infine, gli Stati non sono tutti uguali: l’arma nucleare in mano a un regime dittatoriale è cosa diversa dalla stessa arma in mano a un regime democratico.

      Tutte le informazioni citate qui sono facilmente reperibili anche in lingua italiana. Prima di commentare un articolo tecnico, si accerti di avere informazioni corrette e di applicare la necessaria logica argomentativa.

  3. Analisi azzeccata, che mescola realismo e conoscenza di quanto dice veramente il diritto internazionale relativo alla guerra. Aggiungerei soltanto che la situazione attuale sarebbe un po’ migliore se il presidente del mio paese (gli Stati Uniti) non avesse fatto saltare, durante il suo primo mandato, l’accordo sul nucleare con l’Iran. L’autore giustamente sottolinea la natura molto circoscritta di quell’accordo, e personalmente non mi aspettavo che l’Iran lo rispettasse (vedi https://www.washingtonpost.com/opinions/iran-hasnt-changed-its-terrible-ways/2015/07/20/56db9de2-2f00-11e5-8f36-18d1d501920d_story.html). Ma l’Iran sembra aver rispettato l’impegno relativo all’arricchimento d’uranio, mentre invece si è vista un’impennata impressionante dell’arricchimento dopo che Trump ha messo fine all’accordo nel 2018. Saremmo messi un po’ meglio oggi se l’accordo fosse rimasto in vigore.

    1. Grazie per il Suo commento. Vero che l’Iran sembra aver rispettato l’accordo, anche se in realtà non sappiamo cosa sia successo davvero dietro le quinte, nei tre anni di applicazione; concordo altresì che recedere dall’accordo fu comunque una mossa poco lungimirante, da parte dell’amministrazione Trump I.: qualche possibilità di controllo sulle attività iraniane la permetteva. Credo che la vera debolezza fosse l’aver tentato un approccio rational choice in una situazione di totale squilibrio valoriale. Funzionò con l’Unione sovietica per i trattati sul disarmo, ma il quadro degli interessi in gioco era molto diverso e l’URSS era un attore decisamente più razionale, benché fosse un regime guidato da un’ideologia. Con l’Iran ho pochi dubbi che avremmo scoperto, prima o poi, che lo sviluppo nucleare era andato avanti nonostante l’accordo in qualche sito non dichiarato, grazie alla ripresa economica permessa dalla revoca delle sanzioni, concessa già per la sola firma dell’accordo stesso, salvo riapplicazione in caso di mancato adempimento (anziché il contrario, come avrebbe dovuto essere). Avremmo avuto il danno e anche la beffa, ma, a questo punto, possiamo fare solo ipotesi. L’Occidente non riesce ancora a capire che con Paesi che hanno retroterra culturali così diversi, dove vigono le logiche non lineari dell’integralismo religioso o politico, non è possibile applicare le logiche utilitaristiche occidentali: vengono considerate ingenue e aggirate come niente fosse. I fallimenti occidentali (e anche quello sovietico) in Afghanistan sono un altro, triste esempio di questa miopia. Cordiali saluti. LL

      1. Ricordo infatti che quando è stato fatto presente che anche Israele ha l’atomica e, messo alle strette, non avrebbe esitato a usarla, Kamenei (o qualche suo portavoce, non ricordo bene: sono passati decenni) rispose: ma noi possiamo eliminare Israele del tutto, mentre loro potranno eliminare al massimo trenta milioni di noi, perdita che, essendo un miliardo e mezzo, possiamo benissimo permetterci. Ecco, non credo di sbagliare se ritengo di poter escludere che un qualsiasi capo del Cremlino avrebbe mai potuto ragionare in questo modo. La deterrenza reciproca funziona quando le due parti in gioco condividono almeno alcuni principi di base e il prendere decisioni su basi razionali.

Rispondi

InOltre App

GRATIS
VISUALIZZA