

La meno glamour delle star hollywoodiane, la più scontrosa, persino invisa a parte del pubblico, è però colei che ad oggi conserva l’ineguagliato primato di aver vinto quattro Oscar e ricevuto dodici candidature, più vari Grammy, un prix di Cannes e un festival di Venezia, Coppa Volpi, David di Donatello, SAG Awards, tutti premi che, salvo una volta, non è mai andata a ritirare di persona.
Katharine Hepburn, la più grande attrice del cinema americano di tutti i tempi, secondo la classifica stilata dall’American Film Institute, era di raffinata bellezza, ma non secondo i canoni dello star system ed era difficile inquadrarla in uno degli stereotipi hollywoodiani d’antan: silly doll, femme fatale, provinciale preda di uomini malintenzionati, oca giuliva, donna in carriera, ecc. ma emanava un fascino speciale per il suo modo di coniugare eccentricità e classe, dando per scontate le sue eccezionali doti interpretative.
Elegante, colta, indipendente, mai in alcuna delle sue performance cinematografiche o teatrali ha sfiorato la volgarità.
La sua filmografia è arcinota e assai spesso riproposta in TV; i suoi film in coppia con Spencer Tracy le valsero due Oscar e varie nomination, compreso “Guess who’s coming to dinner” (Indovina chi viene a cena?) cui aggiungerei ”La donna del giorno”, “ La regina d’Africa” per la regia di John Huston, in cui interpreta in modo strepitoso il ruolo non facile di una zitella inglese in coppia con Humphrey Bogart, la indimenticabile interpretazione di madame Venable in “Suddenly, Last summer,” (Improvvisamente l’estate scorsa), “Il Leone d’inverno”, che le valse l’Oscar per l’interpretazione di Eleonora D’Aquitania a fianco di Peter O’Toole e l’ultimo Oscar per “On the Golden Pond” (sul lago dorato) a fianco di Henry Fonda.
Peccato che la traduzione troppo letteraria dei dialoghi e il doppiaggio enfatico e accademico di quegli anni tolgano molto alle sue interpretazioni, chi ha interesse dovrebbe rivedere qualche film in versione originale per apprezzare appieno la grandezza di Katharine.
È stata un modello anche per le colleghe del suo tempo, per la risolutezza con cui difese il suo lavoro, arrivando a liberarsi molto onerosamente dal contratto che la legava ad un major, pur di poter scegliere i copioni che le interessavano e non essere costretta ad accettare parti che non le piacevano.
Ma più che l’attrice è doveroso mettere in luce la donna, che, col suo modo di essere e le prese di posizione avanzate su temi scottanti, è stata un faro per milioni di coetanee americane e non, vissute nel XX secolo.
Un solo compromesso ha incrinato il suo modo di vivere e comunicare a viso aperto: l’amore per Spencer Tracy, che visse obtorto collo con grande discrezione perché lui sposato, ma cattolico, non volle mai divorziare.
Nasce a Hartford in Connecticut nel 1907, seconda di sei fratelli, in una famiglia dell’upper-class di origine scozzese, sua madre Katherine Marta Houghton fu a capo dell’associazione statale delle suffragette, femminista, impegnata nel sociale, sostenitrice della contrattazione e cofondatrice di Planned Parenthood associazione per la promozione dell’aborto e la maternità responsabile è pianificata.
Il padre Thomas Norval Hepburn era un medico urologo, strenuo assertore della profilassi pubblica e dell’informazione sulle malattie veneree, un tabù di cui non si parlava.
La crescita in una famiglia simile, aiutando spesso da bambina sua madre a distribuire palloncini e volantini, la resero quella donna priva di pregiudizi e chiusure mentali che hanno caratterizzato tutti i suoi atteggiamenti pubblici.
Avviata allo sport dal padre, durante il periodo del college, eccelse in varie discipline: equitazione, golf, tennis, pattinaggio artistico, ma soprattutto nuoto, modellando il suo corpo sinuoso ma scattante.
Un’infanzie e un’adolescenza così agiata e felice venne funestata dalla perdita del fratello Tom, trovato impiccato ad una trave, non si sa se per un incidente o suicidio, circostanza che pesò a lungo sul carattere dell’attrice con turbe depressive.
Questo background si estrinsecava anche nel suo modo di vestire, assolutamente moderno e anticipatore di quello attuale: i pantaloni palazzo, le camicie da uomo aperte fino far intravedere il seno, col collo rialzato, o a volte con la cravatta, i foulard annodati a mo’ di cuffia, i mocassini penny loafer da collegiale e persino le sneaker, senza mai cambiare fino a novant’anni.
Ma anche quando sul set doveva indossare abiti più femminili il suo stile era impeccabile.
Naturalmente, mai un ritocco di chirurgia estetica, lei che nel suo provocatorio anticonformismo, prima del rapporto con Spencer Tracy, durato fino alla morte di lui, aveva avuto una liaison con un altro campione di eccentricità: Howard Hughes!
Dunque, una ambasciatrice di tempi nuovi per le donne, non una scialba housewife, ma una persona a tutto tondo che con il suo esempio ha fatto avanzare la società americana.
Ci sarebbe tanto ancora da dire, ma fermiamoci qui con un aforisma che le sarebbe piaciuto:
“La classe non è acqua”.
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non sono tutte oche svampite, insomma