
L’insopportabile ipocrisia della politica e della pubblica opinione di fronte agli eventi terribili di questi giorni sta raggiungendo livelli altissimi. Scontri apicali tra i partiti si sono susseguiti dopo i tragici eventi di La Spezia, che hanno una volta di più svelato il dramma di generazioni abbandonate a se stesse e che hanno perso nella scuola e nella famiglia i propri punti di riferimento.
C’è chi accusa la presenza degli stranieri in Italia con la loro mentalità, chi punta il dito contro i ministri attuali, chi contro quelli passati, chi contro la mancanza di sicurezza nelle scuole. Nessuno vuole avere l’onestà di ammettere che non esiste una spiegazione univoca all’esplosione di violenza che sembra aver contagiato una generazione.
Sono decenni che il ruolo del corpo docente viene dequalificato, togliendo qualunque autorità a chi un tempo era ritenuto un punto di riferimento indiscutibile anche per le famiglie, le quali adesso possono opporsi a qualunque decisione dell’insegnante anche con argomenti pretestuosi.
E non è forse un argomento prioritario quello della rivoluzione digitale, con tutti i suoi effetti meravigliosi o orribili, per la quale lo spettacolo di intere famiglie in silenzio, sedute al ristorante, con ciascun membro che guarda il proprio schermo del telefonino, è diventato normale?
Il rafforzamento degli apparati di sicurezza non è mai stato una priorità, se non in casi di emergenza, e ad ogni tornata elettorale si parla dei fondi destinati ai corpi di polizia. Chi sono i responsabili di tutto questo?
La risposta è molto più ampia e profonda e non deve prestarsi a strumentalizzazioni ipocrite, perché le responsabilità sono in realtà quelle di una società che ha completamente perso i propri valori di riferimento e soprattutto le proprie priorità.
La classe politica non nasce dal nulla, ma è una fotografia di quello che avviene nella comunità sociale e quindi le responsabilità sono condivise con i cittadini, con noi.
La situazione internazionale poi si presta ad ancora più ipocrisia: decine di manifestazioni, l’una contro l’altra con cappelli politici opposti, riempiono le piazze in favore della dissidenza in Iran con patetici distinguo sulla necessità o meno di interventi stranieri.
Di nuovo l’ipocrisia e la strumentalizzazione di quella tragedia nascondono un quadro molto più complesso. Sappiamo bene che abbandonare l’Iran come l’Ucraina significa la vittoria di quell’orrendo regime o di Putin.
Ma è più comodo urlare in una piazza italiana “free Iran” o “io sto con l’Ucraina” che ragionare seriamente su che cosa, in un mondo globale, può essere considerato una responsabilità globale, che implica quindi anche il ruolo di altri soggetti per aiutare interi popoli oggi vittime del sopruso e della violenza di regimi totalitari.
Gli esponenti del campo largo, ignoranti e presuntuosi, che prevedono davanti a un microfono il disastro che sarebbe implicito in un intervento straniero nella situazione iraniana, o quelli dell’opposizione che si barcamenano con frasi opache tra la solidarietà e il bisogno di un impegno internazionale, sono solo lo specchio di quello che oggi è diventato l’Occidente: debole, diviso, forse accecato dalla paura di perdere il proprio benessere.
E questa è l’unica priorità sulla quale non pare esserci ipocrisia.

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Si pensa agli interventi militari per risolvere questioni interne di altri Paesi come a una nuova epoca di colonialismo. A parte che coloro che intervengono non avrebbero la necessità di governare direttamente, ma magari di indirizzare certe politiche per limitare i problemi a loro e noi stessi. Come fecero d’altronde gli Alleati con noi e altri Paesi dopo gli esiti della Seconda Guerra Mondiale.
Basti pensare agli effetti positivi che avrebbe un rovesciamento di uno o più regimi ostili e dittatoriali sulle questioni del terrorismo e delle milizie foraggiate da essi, degli attentati relativi sventati, dell’immigrazione in diminuzione con persone non più costrette a scappare ma a costruire e governare meglio il loro Paese, dell’accesso a più mercati e quindi anche a più materie prime necessarie alla loro e alla nostra economia, del controllo più agevolato della criminalità interna in Occidente dato anche da certi immigrati che rimarrebbero nella loro patria, della lotta al commercio di droga e armi che verrebbe effettuata meglio da quei Paesi liberati dai regimi.
Sono i primi esempi che mi sono venuti in mente, ma penso ci potrebbero essere anche altrettanti effetti positivi ricercando più a fondo.
Perciò credo che abbattere dei regimi dove sia possibile in base a calcoli di eventuali perdite di vite e costo del conflitto, vada a beneficio di tutti coloro che vogliono sconfiggere le ingiustizie e i crimini per una cooperazione migliore tra popoli e Paesi.
Certamente niente sarebbe a costo e rischio zero, molte persone potrebbero perdere la vita. Ma anche con un certo status quo dei regimi accadrebbe e senza sapere se e quando si arriverà a una fine.
Un mondo complesso non ha risposte semplici, o peggio semplicistiche. Ogni cambiamento culturale richiede tempo e impegno, e purtroppo il mondo polarizzato che viviamo è il frutto di una campagna coordinata e scientifica delle peggiori forze del mondo partita nel 2013: l’alt right Bannoniana (la vicenda di Cambridge Analytica), passata per la Brexit, il Trump del 2016, ed ora evolutasi nel MAGA attuale, e il lavoro degli uffici di propaganda di Putin (Sputnik, RT, interferenze elettorali, il lavoro della Wagner…), infine il lavoro a lunghissimo termine di Xi. C’è voluto tempo, pensiero ideologico, squadre di analisti, strateghi e psicologi comportamentali, e organizzazione per programmare “il male”. Ce ne vorrà molto di più per restaurare i danni, anche perché costruire è molto più impegnativo che distruggere, e pochi hanno capito cos’è successo. A questo si aggiunga che stiamo attraversando un periodo storico-tecnologico in cui le armi offensive costano poco, e quelle difensive moltissimo. Quindi aggredire conviene.
Concordo. Potremmo definire che da qualche tempo la società ( la nostra società occidentale, in particolare) si sta liquefacendo, ma questo processo sta avvenendo in un frullatore e i pessimi risultati li possiamo apprezzare ogni giorno.